Leo Giorda, giovane autore al suo romanzo d’esordio, parte con il piede giusto: l’originalità. Scrive un romanzo giallo, di ambientazione romana , come fanno tanti, ma il suo investigatore non è un commissario, un ispettore, un carabiniere, un giudice, un medico legale… insomma non è un addetto ai lavori, ma un dilettante, Adriano Scala, di professione maestro elementare. Un maestro però abbastanza sui generis, come dimostra lo strano soprannome con cui tutti lo conoscono: Woodstock. Un nomignolo che allude non solo al suo modo di vestire, jeans strappati, magliette di epici concerti rock, non solo ai suoi capelli lunghi, ma a tutta la sua filosofia di vita, alternativa, costruita alla giornata e, infine, al suo vivo interesse per alcol e canne. È stato sposato, ha anche una figlia, ma il suo matrimonio è presto fallito perché la moglie non ha resistito a lungo accanto a quella specie di Peter Pan alquanto tossico, e ora il maestro Scala è tornato a vivere con mamma, al Testaccio

Quando Claudio Gatto, un tempo musicista di successo ora caduto in disgrazia e costretto a vivere di piano bar, viene a trovarsi nei guai, è il suo pusher Daniele Podavite, a portarlo da Woodstock, perché lui vede tutto, indovina tutto. In effetti Giorda costruisce il suo investigatore come una specie di Sherlock Holmes “de noantri”. Woodstock ha un formidabile intuito naturale e un eccezionale spirito d’osservazione, nota particolari che altri non vedono, coglie nessi che tutti ignorano, ma ad una condizione: quello che lui stesso definisce il suo “dono”, per funzionare ha bisogno di essere rifornito da abbondanti dosi di alcol e droga.

I guai di Claudio Gatto sono davvero grossi: in un cassonetto sotto casa sua è stato ritrovato il cadavere senza testa di un ragazzino di undici anni e il vicequestore Giacomo Chiesa ha puntato subito l’indice accusatore contro il musicista, perché anni prima Gatto è stato seriamente indagato per pedofilia, anche se le accuse nei suoi confronti non sono mai state provate. Anche ora Claudio ha un alibi, alla presunta ora del delitto suonava nel suo locale. Ma Chiesa, uomo di mentalità rigida e vedute ristrette, si fida poco delle testimonianza  di quella gente, musicisti, camerieri, donnine da night; solo feccia a suo giudizio. Tuttavia il pianista non può essere trattenuto, resta libero, ma ha paura, ha bisogno di aiuto.

Vuole aiutarlo il maestro Scala? Sulle prime no, perché anche lui, a suo modo, ha severi principi morali  con i quali non si accorderebbe il dare assistenza a un pedofilo. Ma Gatto, in modo convincente, gli spiega che quella vecchia accusa era solo nata dalla calunnia di una donna le cui avances lui aveva respinto. Quindi il “dono” di Woodstock si mette all’opera. La sua indagine prende avvio dai meandri di una Roma segreta e proibita di quartieri popolari, tra Testaccio e San Lorenzo, bar, night, ritrovi equivoci. Ma il campo d’azione poi si allarga, perché presto emergerà che la piccola vittima trovata nel cassonetto non è un caso isolato ma l’anello di una infame catena che va snodandosi da anni e che parte non già dalla Roma popolare, quella degli ultimi, bensì da quella dei quartieri alti e dei poteri forti. La ricerca di Woodstock andrà a cozzare contro verità nascoste, magistrati infedeli alla propria missione, poliziotti corrotti, non mancando di lambire persino ambienti vaticani.

La svolta a sorpresa e molto intrigante che ci offre il romanzo è data dalla collaborazione che, ad un certo punto, si instaura tra il tradizionalista uomo d’ordine vice questore Chiesa e il disobbediente e antisistema Woodstock. Due uomini non solo diversi, ma alternativi tra loro, che però hanno in comune un valore: l’amore per la verità. Quando il poliziotto comprende che quello strano individuo sta cercando e forse trovando la verità, si schiera al suo fianco e in modo determinante, anche a costo di sfidare quel potere che, di colpo, gli appare privo di ogni legittimazione morale.

L’indagine a due si snoda quindi attraverso una trama complessa e sfaccettata, che gradualmente vedrà crollare un perfido castello di crimini, menzogne, omertà e complicità incoffessabili e incoffessate.

Il romanzo risulta dunque avvincente, ma anche in grado di offrite spunti di riflessione sociale di notevole spessore. Giorda dimostra tutta la sua maturità di scrittore nell’architettura del racconto e nell’uso duttile ed elastico di una lingua che, alternandosi con colorite espressioni romanesche, risulta piacevole e, soprattutto, vera.

L'angelo custode
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L'angelo custode
  • Giorda, Leo (Autore)