La bionda dagli occhi neri – John Banville
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La penso come Stephen King, quando ha detto: “Raymond Chandler, ovunque si trovi, probabilmente sta sorridendo“. Perché? Perché Philip Marlowe, l’archetipo dell’investigatore privato sfortunato e solitario, è tornato in azione in “La bionda dagli occhi neri” di Benjamin Black. Ed è finito in mani più che capaci.
Siamo nei primi anni ’50. A Los Angeles, Marlowe è inquieto e solo come sempre, e gli affari vanno un po’ a rilento. Poi, nella migliore tradizione di Chandler, arriva una nuova cliente: giovane, bella, profumata e vestita con abiti costosi. Clare Cavendish vuole che Marlowe ritrovi Nico Peterson, il suo ex amante.
Ben presto Marlowe si troverà non solo soggiogato dal fascino della donna, ma costretto a scontrarsi con una delle famiglie più ricche di Los Angeles, scoprendo a sue spese fino a che punto siano disposti a spingersi pur di proteggere la loro fortuna.
Gli appassionati hanno elogiato l’abilità di Black nel restituire a Marlowe una voce autentica, catturandone la malinconia di fondo senza scadere nella caricatura. L’alcolismo, il cinismo e l’incapacità di resistere a una donna in pericolo ci sono tutti, ma questo Marlowe è certamente più vecchio: se sia anche più saggio, resta una questione aperta.
Benjamin Black è l’autore di una serie di thriller ben costruiti con protagonista l’anatomopatologo di Dublino Quirke. Black è anche, naturalmente, lo pseudonimo del drammaturgo, sceneggiatore e vincitore del Man Booker Prize, John Banville.
C’è chi si oppone alla resurrezione dei personaggi classici dopo la morte dei loro creatori, ma è un punto di vista che non ho mai condiviso. Se un’icona come Marlowe viene trattata con il dovuto rispetto e affetto, se gli viene affidato un bel caso oscuro da risolvere e il suo destino è nelle mani di uno scrittore della caratura di Black/Banville, allora qual è il problema? Non si tratta di una cinica operazione commerciale, ma piuttosto di un atto d’amore.
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