Un giovanissimo eritreo che, attraversando deserti e mari, tenta di raggiungere la Francia, viene a trovarsi bloccato in un commissariato di Ventimiglia: da una finestra, con uno spericolato tuffo in mare, compie l’estremo tentativo di arrivare alla sua meta a nuoto. Ma viene ripescato dalla polizia e spedito in un centro di accoglienza a Roma.

Proprio nella capitale, in una notte di pioggia, uno sconosciuto, con una telefonata ad una radio locale, annuncia che sta per uccidere un migrante, uno qualunque, tanto li odia tutti. Dopo qualche giorno, sempre a Roma, una giovanissima donna eritrea comincia a sostare notte e giorno, in ginocchio e in silenzio, davanti al XVII commissariato di polizia: è il suo modo per implorare le forze dell’ordine affinché cerchino il suo fidanzato Jemal, misteriosamente scomparso. Si tratta proprio del ragazzo di Ventimiglia. La polizia la ignora, finché del suo caso non si occupa una popolare trasmissione televisiva. A quel punto no, sotto la lente d’ingrandimento dei media non si può più far finta di niente.

Del caso viene investito l’ispettore Massimo Valeri: ecco dunque apparire sulla scena della narrativa gialla italiana il secondo poliziotto con capelli raccolti in codino, dopo l’ormai celebre vicequestore Berté di Emilio Martini. Valeri, cresciuto in orfanotrofio e poi da genitori adottivi, non è esattamente un poliziotto modello, refrattario alla disciplina, insofferente alle gerarchie, è animato da un senso di sensibilità sociale e di giustizia assai poco condiviso dai suoi superiori, i quali certo vogliono risolvere i problemi ma presto e in modo opportuno, il che non significa necessariamente secondo giustizia.

Valeri, soprannominato l’indiano – forse per il codino – è inoltre un irregolare su tutta la linea: vive a bordo di una barca a vela ormeggiata nel Porto turistico di Roma, si muove per mezzo di una vecchia ma potente motocicletta, la sua unica compagnia è la gatta Lorena, una gatta, non la sua gatta, che va e viene dalla barca quando le pare, per i pasti soprattutto.

In realtà nella vita dell’ispettore c’è un buco nero: Giulia, la donna con la quale si sono amati fin da ragazzi e che dieci anni prima lo ha piantato per andare con il suo migliore amico. L’Indiano ci è rimasto sotto questa botta, un lutto mai elaborato, quindi un destino di solitudine. Valeri, sulle prime, assume l’indagine controvoglia, anche perché è chiaro che ai suoi superiori non interessa affatto trovare Jemal, ma soltanto poter dire che hanno fatto di tutto per trovarlo: un incarico fine a se stesso. Ma la verità spesso tira strani scherzi, si nasconde tra pieghe contorte della vita degli ultimi, in crepe e fessure segrete dei muri, magari anche di quelli delle case della gente opulenta. Seguendo gli ultimi passi di Jemal, Valeri entra nei meandri del famoso “Mondo di mezzo” della Capitale.

In una Roma grigia e piovosa nella quale il  Tevere minaccia di straripare, l’ispettore dovrà addentrarsi in un’indagine complessa e molto pericolosa, nella quale secondo logiche contorte i destini degli ultimi si legano a quelli dei potenti, in un gioco perverso di avidità e corruzione.

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Io sono l'Indiano
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  • Fusco, Antonio (Autore)