Premiato al nostro primo concorso per racconti giallo/thriller (e in passato già ad altri premi di buon nome), Riccardo Landini è oggi protagonista di una breve intervista in cui indaghiamo sul suo rapporto con la scrittura in genere. Buona lettura.

[D]: Ciao Riccardo, benvenuto al Thriller Café. Anche per te la nostra domanda rompighiaccio: chi è Riccardo nella vita e come scrittore?
[R]: Sono nato in Emilia, anche se rivendico con orgoglio la mia origine romagnola da parte di mia madre. Vivo nel silenzio tranquillo di un paesino di campagna, perduto tra i romanzi che scrivo, cui dedico la maggior parte del  tempo, e la mia agguerrita biblioteca personale, che continuo a rifornire essendo un lettore forte, quasi compulsivo. Sono uno di quelli che ha sempre da smaltire la pila di libri sul comodino, libri di ogni genere, dai classici alla narrativa contemporanea sino alla saggistica. Sono pure interessato al cinema italiano, in particolare quello degli anni sessanta/settanta del secolo scorso, passione che si nota nelle mie pagine nelle quali mi piace inserire certe atmosfere da pellicole del genere. Una nicchia del mio tempo la occupa la musica senza la quale le giornate avrebbero meno sapore e che fa da contrappunto alla mia attività letteraria.

[D]: Raccontaci i tuoi passi come autore: perché ti sei avvicinato alla scrittura e dove sei arrivato ora?
[R]: Ho sempre amato scrivere in quanto mi è sempre piaciuta l’idea di raccontare agli altri le storie che inventavo innanzitutto per me stesso. Il caso ha voluto che potessi cimentarmi col pubblico sin dai tempi lontani del liceo, tempi in cui mi potevo “vantarmi” d’essere l’autore del 90% del giornale della scuola, passando dal ruolo di recensore a quello di opinionista sino a quello di scrittore di racconti gotici. Per la verità negli anni successivi mi sono un po’ perso a inseguire altri orizzonti artistici e così mi sono apparentemente allontanato da questa passione per abbracciare quella musicale. Tuttavia, una decina di anni fa, come in ogni storia di destini circolari che si rispetti, mi è capitata l’occasione di poter pubblicare un romanzo noir con una piccola casa editrice romagnola e da quel giorno non mi sono più fermato. Tra gli altri sono usciti, per i tipi di Cento Autori, i primi due episodi di una trilogia cosiddetta dell’Inganno – perché nei titoli ricorre sempre questa parola – cui dovrebbe far seguito il terzo, tra non molto. A fine anno pubblicherò invece con una delle più prestigiose case editrici italiane il primo di una nuova serie di noir. Aggiungiamoci gli oltre trenta racconti usciti in antologie con i più svariati editori, da Mondadori a Eclissi e tanti altri, così che, voltandomi indietro, posso dire che qualche passo in questo difficile campo l’ho già compiuto. Ma la strada è ancora lunga e l’emozione per i prossimi traguardi da raggiungere altrettanto forte

[D]: Il tuo cammino ha incrociato quello di Thriller Café in occasione del nostro concorso letterario. Cosa ne pensi dei concorsi in genere?
[R]: Premesso che in Italia ci sono centinaia di concorsi di ogni tipo e che non tutti sono seri e rigorosi come il vostro, credo che, quantomeno agli esordi, essi possano rappresentare un buon banco di prova per chi scrive. É giusto difatti mettersi in gioco, farsi valutare da terzi che non ti conoscono e che, nella maggior parte dei casi, esprimono un giudizio che contribuisce a farti comprendere se valga la pena andare avanti in una certa direzione oppure no. D’altronde i risultati, siano positivi o negativi, vanno presi sempre con un certo distacco, poiché i verdetti sono spesso il frutto di una combinazione imponderabile di fortuna, di casualità e di intuito nella scelta dell’opera, e dunque non sono soltanto dovuti alle capacità dell’autore. Personalmente ho partecipato in passato a diversi premi letterari anche se, una volta raggiunte le mie certezze, ho ridotto in misura  drastica il mio interesse verso di loro. Voglio aggiungere peraltro che conoscevo Thriller Cafè da anni e che lo seguo abitualmente, quindi i nostri cammini si sono incrociati già da parecchio tempo. Il concorso è stata semmai una bella occasione per conoscerci meglio e direi che ne è valsa proprio la pena

[D]: Al nostro ti sei piazzato sul podio; cosa hai pensato quando hai visto i risultati?
[R]: Come dicevo poc’anzi, non sono il tipo che si esalta quando gli succede qualcosa di piacevole, magari sono più incline a restarci male quando le cose non vanno come auspicavo. Ad esempio, quando ho vinto Giallo Stresa oppure Giallo Noir per citarne un paio, non ho stappato la classica bottiglia di spumante, ma mi sono limitato a considerare che tali affermazioni rappresentavano un buon punto di partenza per raggiungere traguardi più alti. Nelle occasioni in cui la ruota è girata a favore di altri, ho ugualmente voltato pagina in un amen. Devo dire tuttavia che un po’ di sorpresa nel vedere l’esito del vostro Premio c’è stata, in quanto ritenevo di non aver mandato il racconto giusto. Non tanto perché non fosse di buona fattura, bensì in quanto lontano, almeno come tematica e come personaggi, dal mio genere abituale. Una mia storia dove la Giustizia trionfa e un poliziotto risolve il caso criminale che gli è capitato sulla scrivania rappresenta davvero una rarità.

[D]: Dicci qualcosa sul tuo racconto; secondo te perché potrebbe piacere ai lettori?
[R]: Si tratta di una storia che fa parte di una raccolta (inedita) di racconti brevi dedicata al commissario Presti, serie che termina con le dimissioni del funzionario dalla Polizia per insanabili divergenze con se stesso e con l’autore. Questo racconto in particolare vede il protagonista alle prese con il caso dell’omicidio di uno strozzino, che risolve grazie alla collaborazione di un personaggio, appunto il “cieco a gettone” del titolo, col quale instaura un rapporto di empatia e di stima sin dal primo momento. Aldilà dell’esito della trama, c’è parecchia ironia nei dialoghi e credo che la storia scorra via veloce e piacevole, dote che ritengo fondamentale in un’opera, di qualunque lunghezza essa sia.

[D]: A breve uscirà un’antologia con i migliori scritti selezionati dalla giuria: cosa ti aspetti da quest’opera?
[R]: Sicuramente, conoscendo come lavorate voi, sarà un volume molto curato e professionale. Certo che in Italia le antologie non vanno mai fortissimo se non sostenute da opportune iniziative promozionali, quali presentazioni nelle librerie o nei festival del settore. Io cercherò di contribuire per quanto possibile alla sua diffusione, mettendo a disposizione la mia pagina on-line e intervenendo personalmente, se potrà servire, in occasione degli eventi che riterrete di organizzare o ai quali parteciperete. D’altronde mi piace il contatto col pubblico dei lettori, lo trovo l’aspetto più appagante di questa professione e penso si noti quando mi ci trovo.

[D]: Che programmi hai in termini di scrittura creativa nel breve e nel lungo periodo?
[R]: Nel breve sto collaborando all’editing dei due romanzi di prossima uscita (dopo l’estate), operazione che di per sé mi assorbe molte forze e tempo. A più lungo respiro posso dirvi che ho iniziato a scrivere un nuovo capitolo della saga dell’Inganno, ma su questo progetto, considerando che è appena uscito il secondo e deve ancora uscire il terzo, me la sto prendendo piuttosto comoda. Immagino però che, tra giugno e settembre, mi ci metterò sotto con una certa foga dato che, per diverse ragioni, non mi muoverò molto da casa e quindi mi godrò le ferie al computer, scrivendo e correggendo bozze.

[D]: Un momento per te per dire qualcosa prima dei saluti.
[R]: E’ l’occasione per ritagliarmi uno spazio promozionale, invitando tutti coloro che dovessero apprezzare il racconto “Il cieco a gettone”, pubblicato sulla vostra/nostra antologia, a proseguire nella lettura con i miei romanzi, in particolare con il più recente, “Non si ingannano i morti”, che si può trovare in tutte le librerie e nei consueti siti di vendita on-line.

[D]: Grazie per essere stato con noi, Riccardo.
[R]: Grazie a Voi per l’ospitalità, è stato davvero un piacere.

foto tratta dal profilo Facebook dell’autore

Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

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