Intervista a Gianni Simoni
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Conosciamo meglio al Thriller Café uno scrittore piuttosto riservato che preferisce parlare di sé attraverso i personaggi delle sue storie piuttosto che svelarsi apertamente a un pubblico curioso. Forse sarà per il suo trascorso professionale come magistrato che gli ha conferito con gli anni una certa rigidità, un portamento formale, o forse più semplicemente una timidezza innata. Parliamo di Gianni Simoni che ha riscosso un grande successo con i volumi dedicati alla serie che vede protagonisti il commissario Miceli e l’ex giudice Petri. In questo caso però lo incontriamo per approfondire meglio la conoscenza del protagonista delle nuove vicende che vedono l’ispettore Andrea Lucchesi, impegnato nella sua seconda indagine con “Il filosofo di via del Bollo” edito da Tea.
Non parrà strano al lettore svelare che la particolarità del personaggio in questo caso non lo fa solo un carattere irascibile, poco incline alla disciplina, sfortunato in amore e con difficoltà nel relazionarsi con le persone. Perché Lucchesi oltre a essere tutte queste cose è anche un ispettore dalla pelle scura. L’autore mette in campo uno dei sentimenti più comuni in una società che si dichiara globalizzata ma che invece fa ancora caso al colore della pelle, l’intolleranza. Sta proprio in questo il desiderio di Simoni, poter abbattere certi tabù attraverso la scrittura e quel tratto culturale che ancora oggi contraddistingue la scarsa dimestichezza con lo straniero. Ecco il paradosso, perché Lucchesi ha sì madre eritrea ma è italiano a tutti gli effetti e ha imparato a convivere con la diffidenza delle persone. Come se quel colore dovesse fare distinzione tra buono o cattivo, tra giusto e sbagliato. Simoni ama semplicemente descrivere le situazioni in cui la giustizia riesce a rimettere ordine dove qualcuno prova a creare il caos.
[D]: Benvenuto al Thriller Cafè. Domanda di rito… quando ha deciso che sarebbe diventato uno scrittore di gialli?
[R]: Quando, andato in pensione anzitempo, ho visto con sgomento un futuro fatto di giardinetti e di pantofole.
[D]: Per dare vita al suo personaggio, Andrea Lucchesi, ha pensato a qualcuno in particolare?
[R]: A un agente di colore (estremamente intelligente e scontroso), che ho avuto la fortuna di conoscere e che spero abbia fatto carriera.
[D]: Dichiara che la scelta di creare un personaggio di colore è stata fatta perché si ha ancora paura del diverso, le sue vicende rendono più “amichevole” l’incontro interrazziale?
[R]: Non credo che la mia scelta renda più amichevole l’incontro interrazziale. Magari!, Potrei dire. E’ piuttosto stata dettata dal desidero di trasmettere un netto rifiuto contro tutti i tipi di intolleranza che continuano a permeare un paese culturalmente arretrato come il nostro.
[D]: Si deve essere amanti di arte e filosofia per poterne scrivere?
[R]: Direi che si debbono conoscere, per non rischiare di scrivere delle corbellerie.
[D]: In questo nuovo episodio ritroviamo un ispettore più cauto e riflessivo, è una normale evoluzione del personaggio o ha sentito la necessità di conferirgli più umanità?
[R]: E’ un’evoluzione del personaggio, legata a una storia. Ma ad evoluzione potranno seguire involuzioni. Lucchesi è un tipo abbastanza contraddittorio.
[D]: Tanti anni in magistratura, qual è stato l’aspetto più curioso della sua carriera?
[R]: Il ringraziamento da parte di un imputato di omicidio aggravato al termine della mia requisitoria in cui avevo chiesto l’irrogazione dell’ergastolo. E si trattava di un ringraziamento sincero, dal momento che la mia richiesta era giuridicamente “obbligata” ma veniva al termine di un discorso estremamente rispettoso nei suoi confronti di uomo.
[D]: Vorremmo instillare nei lettori del Thriller Café curiosità verso il suo ispettore, lei cosa direbbe per farlo conoscere meglio?
[R]: Di leggere le storie che seguiranno, e che spero continueranno ad amare un personaggio che sia pure faticosamente riesce a vivere e a sopravvivere nelle mille contraddizioni che lo circondano e che porta dentro di sé.
[D]: Un aspetto spesso rimarcato nei personaggi “polizieschi” è la loro incapacità a relazionarsi sentimentalmente, perché secondo lei? E anche Lucchesi ci è cascato?
[R]: Forse perché, i più seri e impegnati, sono travolti dal loro difficilissimo lavoro. Ma non è il caso di Lucchesi, che, magari sbagliando, fa sempre delle scelte consapevoli e precise.
[D]: La dinamica “legale” implica dei criteri rigidi, in letteratura si è preso qualche libertà?
[R]: Direi minima, dal momento che ha prevalso l’esigenza di un’informazione corretta (in un panorama in cui anche i migliori ‘media’ scambiano il Tribunale con la Corte e continuano a dire che il giudice ha ‘comminato’ (invece che irrogato) una determinata pena.
[D]: Legge i thriller?
[R]: Molto poco. Solo qualche classico come Simenon o il grande Ed Mc Bain.
[D]: Ha mai temuto di farsi influenzare?
[R]: No.
[D]: Che rapporto ha con la tecnologia?
[R]: Pessimo.
[D]: Ha mai pensato di scrivere sceneggiature per la televisione?
[R]: Mi piacerebbe ma mai nessuno me lo ha chiesto.
[D]: Ma non è detto che non accada… cosa manca alla letteratura italiana secondo lei?
[R]: I grandi personaggi femminili.
[D]: Condividiamo! Un libro che consiglia di leggere non suo?
[R]: “Grandi speranze” di Dickens.
[D]: In cosa, se potesse, vorrebbe assomigliare a Lucchesi?
[R]: Nell’età anagrafica.
[D]: Sta già pensando al prossimo libro?
[R]: Ne sto scrivendo uno, ma la TEA ne ha già tre o quattro che sono in attesa di pubblicazione.
[D]: Bene! Allora aspettiamo di leggere il prossimo libro quanto prima e rinnoviamo l’invito a conoscere Lucchesi a chi ancora non lo ha incontrato. Grazie per la disponibilità.
[R]: Grazie a voi!
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