Inganno – Maria Adolfsson
Etichettato con: Gialli Nordici
La detective Karen Eiken Hornby si sveglia in una stanza d’albergo senza ricordare molto della sera precedente: ha bevuto troppo, e nel letto accanto a lei, profondamente addormentato, c’è il suo capo, Jounas Smeed, comandante della divisione crimini della polizia di Doggerland.
Karen pensa che dovrebbe decidersi a cambiare abitudini e darsi una regolata, anche perché la vita le ha già fatto pagare un conto troppo salato. Un pensiero che tormenta spesso la detective e che le si ripresenta con forza quando riceve l’incarico di indagare sull’omicidio di Susanne Smeed, proprio l’ex moglie del suo ultimo amante.
A leggere la sinossi di Inganno, prima opera di Maria Adolfsson ambientata nell’immaginario arcipelago di Doggerland, si potrebbe ragionevolmente pensare di essere di fronte all’ennesimo cliché del thriller nordico; un detective che affoga i propri fantasmi nell’alcool (in questo caso una donna, ma il Nord Europa tende alla parità anche in negativo), la vita in un arcipelago divisa tra modernità e tradizione, oscuri segreti, relazioni sbagliate, alcool.
Inganno, pur non smentendo in toto una certa convenzionalità, è invece una piacevole sorpresa: non lo si può realmente definire originale, ma alcuni elementi portanti caratterizzano con forza un romanzo che merita di essere letto e che fa ben sperare per i capitoli successivi.
Karen Eiken è un ottimo detective che si trova per le mani un caso molto difficile, ma è la capacità di Maria Adolfsson di rappresentare una donna estremamente credibile, raccontata con acutezza e sensibilità senza scadere nelle trappole della scrittura “al femminile” troppo spesso tendente all’eccesso di ormonalità e retorica, a evitare le trappole della banalità: Karen è una donna riservata, vicina alla cinquantina – età anagrafica femminile poco esplorata da libri e film – che cerca di andare oltre un passato doloroso attraverso il lavoro e attraverso alcool e uomini sbagliati.
Torna a vivere nel Doggerland, e se un lettore distratto non ha inizialmente realizzato che si tratta di un arcipelago immaginario è probabile che possa cercarlo su Wikipedia, perché è un mondo molto ben tratteggiato e affascinante, sospeso tra mondo anglosassone e Scandinavia: la scelta di creare un arcipelago formato dalle ultime terre emerse che anticamente legavano Gran Bretagna e Scandinavia è simbolicamente la rappresentazione anche di un ponte ideale tra i due mondi letterari, esperimento che è oggettivamente ben riuscito.
In tutto questo la trama è molto ben costruita, protagonisti e personaggi di contorno sono tratteggiati con lo stesso stile sicuro e accurato anche dal punto di vista psicologico che Adolfsson dedica alla protagonista, i flashback – che forse arrivano troppo tardi nell’impianto del romanzo – svolgono efficacemente la loro funzione e nel complesso si arriva al finale con la soddisfazione che può regalare un romanzo ben costruito.
La scrittura è, nel ben e nel male, molto nordica: a volte può tendere a una certa lentezza e ricchezza di dettagli tipiche però di questo universo, che per gli appassionati di questo stile è elemento elettivo. Non viene comunque meno il senso di costante tensione nella storia che è necessario in un thriller, fino allo svelamento nelle pagine finali, e nel complesso Inganno è un bel romanzo per un autunno tardivo, da leggere comodamente sul divano con gatto e tisana in attesa che – si spera presto – vengano pubblicati i prossimi capitoli.
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