Inferno sulla terra – Jim Thompson
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L’Inferno sulla terra del romanzo è quello di Jimmie Dillon, scrittore fallito e alcoolista in piena crisi creativa, oppresso da una famiglia disfunzionale alle prese con un lavoro monotono e amministrativo in una fabbrica di aeroplani: siamo nel 1942, e le difficoltà economiche personali si innestano nella durissima realtà americana degli anni della seconda guerra mondiale. Una madre ossessiva e opprimente, una moglie opprimente nella sua adorazione, i figli, le sorelle, e poi l’alcool e il senso di fallimento portano il protagonista verso un lato oscuro allucinato, al limite dello psicotico, attraverso un racconto destinato a generare un profondo disagio per il realismo e l’acuta rappresentazione dei personaggi.
Opera prima di Jim Thompson, Inferno sulla terra non è un noir per come lo intendiamo oggi, anche se la realtà in cui si muove Jimmie Dillon è quella di un’economia di sopravvivenza dove il confine tra legalità e illegalità è sempre molto labile, e talvolta viene superato: e come spesso succede per le opere prime ci sono da un lato limiti stilistici anche evidenti bilanciati da un talento libero di esprimersi in modo meno articolato e più spontaneo che fanno intuire il talento che, nei successivi romanzi, si esprimerà al meglio.
Non ci si deve quindi aspettare il lucido freddo cinismo di L’assassino che è in me, nel quale 10 anni dopo Thompson racconta mirabilmente il lato oscuro e criminale di un gentile vice sceriffo di provincia, e nel quale , prosciugata la narrazione da molti elementi autobiografici (presenti ma resi in modo meno emozionale e più funzionale al racconto) , il noir emerge in tutta la sua grandezza.
In Inferno sulla terra l’elemento noir è ancora in evoluzione,ma si percepisce che questa sarà la direzione che l’autore prenderà e che lo renderà un precursore del genere in tempi forse non ancora maturi per quel tipo di narrativa: la leggenda vuole che, in punto di morte, Thompson abbia detto alla moglie “devi solo avere pazienza, dieci anni dopo che sarò morto diventerò famoso”. Una intuizione profetica, perché effettivamente i temi forti e il nichilismo che caratterizzano la sua opera anche in questo esordio erano probabilmente troppo in anticipo rispetto al periodo di pubblicazione: la famiglia percepita come entità malata, la profonda critica al sogno americano, il lato oscuro e psicotico sopito anche nel più normale degli americani perbene raccontati in modo impietosamente schietto non erano probabilmente accettabili per gli anni post bellici che – proprio nell’american way of life, nella famiglia e nel rispetto dei valori tradizionali – cercavano di andare oltre la seconda guerra mondiale.
Thompson ha dalla sua parte una straordinaria capacità di analisi psicologica dei personaggi: non c’è però alcun tipo di compiacimento estetizzante nel racconto delle fragilità dei personaggi, nessun ammiccamento al pubblico o licenza poetica. Lo sguardo dell’autore è più simile a quello di un anatomopatologo che a quello dell’artista, e il tono che mischia sapientemente tragedia e sarcasmo conferisce al romanzo un sapore straordinariamente moderno, tanto che è difficile associare il romanzo alle atmosfere anni 40.
Alcuni personaggi (primo fra tutti lo scrittore fallito e alcolizzato) appaiono oggi come stereotipi, ma nel caso specifico non si deve perdere di vista il fatto che rispetto all’epoca e al contesto, questa scrittura e questa rappresentazione del genere umano erano una novità, disturbante per di più: rispetto poi a certi autori che cercano di raccontare queste vicissitudini senza mai essersi avvicinati a quel tipo di vita, va dato il giusto merito a Thompson di aver messo sulla carta larga parte della sua vita, sia un questo esordio che nei successivi romanzi.
Inferno sulla terra non è un romanzo di facile lettura, non è un noir canonico, è spiazzante nella sua durezza che un tono a tratti irriverente non smorza per niente, è angosciante. Non è un noir, ma ha tutti gli elementi che gli amanti del noir amano.
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