Remil, ruvido e temprato membro di una agenzia di intelligence argentina, si trova in Italia per un’operazione antidroga coordinata con altre agenzie internazionali. Il suo capo, Calgaris, gli organizza un’operazione di infiltrazione in una banda di narcotrafficanti legata alla Camorra che, a causa di un caso sfortunato e di una certa dose di avventatezza, culmina in un fiasco. Remil, scampato per miracolo, deve scontare i propri errori subendo un periodo di quarantena fatto di incarichi pedissequi e di scarsa importanza. Fino a che un collaboratore di papa Francesco affida a Calgaris il delicato compito di ritrovare Mariela Lioni, suora scomparsa all’improvviso e notissima per le sue attività nei quartieri degradati di Baires. Remil si ritrova di nuovo nel gioco: Calgaris lo rimanda a Baires in cerca di suor Mariela. Un’indagine pericolosa e dai risvolti tragici nei barrios della capitale argentina non gli consentirà lo sperato riscatto, ma lo spingerà verso un nuovo incarico che lo vedrà viaggiare verso la Patagonia aggregato alla squadra di una consulente politica ingaggiata per migliorare l’immagine del Governatore della regione. Un incarico apparentemente piano e scevro da pericoli che lo condurrà invece, in un serrato crescendo di eventi, a imbattersi in un crimine di Stato e in una pericolosa organizzazione che arriva a minacciare qualcuno di molto vicino a lui.
Conducendo il lettore lungo un caleidoscopio di variegate ambientazioni, che da Napoli e Roma si spingono al desolato estremo sud dell’Argentina, con il rigore che gli deriva dalle molte inchieste sulla criminalità condotte da cronista, Jorge Fernández Díaz, scrittore argentino tra i più importanti e conosciuti, ci propone con Il trafficante, un thriller dai ritmi nordamericani vergato però con il linguaggio asciutto ed elegante della migliore tradizione latinoamericana. Lettura avvincente.
Recensione di Alberto Odone.
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