Esce anche in Italia l’ultimo romanzo di Anne Holt, scrittrice norvegese di grande successo ed ex Ministro della Giustizia del suo paese. Si intitola “Il Manoscritto” ed è edito da Einaudi, per la traduzione di Margherita Podestà Heir. Si tratta di un episodio della serie dell’investigatrice Hanne Wilhelmsen, che per l’occasione ritorna sulla scena dopo parecchio tempo, non più come poliziotta, ma come investigatrice privata, dopo che una sparatoria l’ha costretta in sedia a rotelle.

Siamo a Oslo ed è appena scoppiata la pandemia. Ebba Braut è appena stata assunta dalla casa editrice Storkhoj, una delle principali della Norvegia e si trova alle prese con un manoscritto di una scrittrice di enorme successo: Kate Howe. Una prova difficile per una editor alle prime armi. Ma non è questo il problema principale, perché l’ostacolo più grosso che si trova ad affrontare Ebba è che di questo manoscritto non c’è più traccia, è misteriosamente scomparso. E non si trova il modo di farlo saltare fuori. Ebba è allora costretta a leggere altro e si imbatte nella prova d’esordio di una scrittrice a lei sconosciuta: Hanne Wilhelmsen. Sì, proprio lei, la detective, che nel frattempo è stata coinvolta dall’ispettore Holme per una misteriosa apparizione: un cadavere di una giovane donna senza volto trovato nel bagagliaio di una macchina. Tra questo gioco a incastro tra una sparizione e una comparsa inaspettata si sviluppa una trama che metterà alla prova la giovane Ebba, molto più di quanto lei non si aspetti.

Che Anne Holt sia una narratrice di grandissimo valore non è una novità. Ma in questo caso, la costruzione dell’intreccio è veramente molto raffinata e lascia il lettore a bocca aperta. Se a questo si aggiunge il ritmo pacato e la leggerezza della prosa dell’autrice, direi che possiamo affermare che siamo alle prese con un grande lavoro. Non ci sono forzature, eccessivi cambi di velocità, costruzioni troppo complesse e barocche, ma nello stesso tempo la suspense è garantita lungo tutto il susseguirsi dell’opera.

Ci sono tantissimi temi sottesi a questo romanzo, che pur essendo scorrevole e leggero nella lettura riesce a essere profondo. C’è una seria (ma non pedante) riflessione sulle conseguenze sociali della pandemia, sullo stravolgimento delle nostre vite che questo fenomeno, entrato finora solo marginalmente nell’immaginario degli autori thriller, ha generato. Su come ha impattato in particolare nella vita delle famiglie e delle giovani generazioni. Su quali potenziali distorsioni possa aver generato. Siamo poi nel caso del libro dentro il libro e qui l’occasione è buona per graffiare con molta ironia le distorsioni dell’industria editoriale, le sue manie, i suoi personaggi spesso border line, quello star system di nicchia che oggi caratterizza questo mondo. Dove convivono umili lavoratori senza i quali nessun prodotto probabilmente potrebbe uscire e presuntuosi autori che possono vivere in un mondo fatato.

Ma in fondo l’editoria è soltanto una metafora che può valere per tutta la società. A dispetto dei ruoli che occupiamo nella vita di tutti i giorni, Anne Holt ci invita ad andare oltre le apparenze, a vedere cosa sta sotto la patina della superficie e della normalità, ad assumere il nostro vero ruolo che spesso va ricercato con fatica. A decifrare i linguaggi poco conosciuti che spiegano la ricchezza che si trova nelle cose nascoste. E se questo romanzo è molto norvegese, nel senso che va a indagare molto anche i luoghi non conosciuti e scontati, i territori quasi disabitati di un Paese nel quale la solitudine e l’abbandono sono una delle malattie principali, si adatta in realtà a tutto il mondo. Perché la vera ricchezza non è tanto là dove brillano le luci e si ammassano le folle, ma dove regna il silenzio e si nutrono i cuori più puri.

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Articolo protocollato da Giuliano Muzio

Sono un fisico nato nel 1968 che lavora in un centro di ricerca. Fin da piccolo lettore compulsivo di tante cose, con una passione particolare per il giallo, il noir e il poliziesco, che vedo anche al cinema e in tv in serie e film. Quando non lavoro e non leggo mi piace giocare a scacchi e fare attività sportiva. Quando l'età me lo permetteva giocavo a pallanuoto, ora nuoto e cammino in montagna. Vizio più difficile da estirpare: la buona cucina e il buon vino. Sogno nel cassetto un po' egoista: trasmettere ai figli le mie passioni.

Giuliano Muzio ha scritto 132 articoli: