Il Francese – Massimo Carlotto
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La recensione di oggi riguarda uno dei maestri indiscussi del noir italiano. Esce infatti per Mondadori l’ultimo romanzo di Massimo Carlotto, dal titolo “Il Francese”. Per quei pochissimi che non sapessero chi è Carlotto, posso dire che la sua carriera di scrittore e uomo di cultura inizia con una vicenda autobiografica che lo riguarda. Scrive infatti nel 1995 “Il fuggiasco”, per raccontare le incredibili vicende connesse a un’accusa di omicidio nei suoi confronti. Crea poi il famoso personaggio dell’Alligatore, detective disincantato e spirito libero, che trasporta nella sua Padova le atmosfere di Philip Marlowe e Sam Spade. Scrive poi anche saggi, sceneggiature, opere teatrali.
E proprio a Padova è ambientata anche questa sua ultima fatica. La dedica che compare nella pagina iniziale del romanzo ci indirizza verso le tematiche della vicenda. Carlotto dedica infatti “Il Francese” a Stefano “Steve” Di Marino. Tra gli animatori più attivi della collana Segretissimo, Di Marino, che a partire dagli anni novanta scrive numerose opere sotto vari pseudonimi, si potrebbe definire uno scrittore pulp. E a queste atmosfere siamo trasportati fin dalle prime pagine de “Il Francese”, che ci ricorda i poliziotteschi e gli horror italiani anni settanta e i film di Tarantino.
Il protagonista è Antonio “Toni” Zanchetta, detto Il Francese. Macrò, come lo definisce Carlotto, e animatore di una maison di escort di classe, che vengono concesse a somme astronomiche a ricchi professionisti e imprenditori del Nordest. La maison ha le sue regole molto rigide che Zanchetta si prodiga per far rispettare: niente droga, nessun traffico sporco, clientela esclusiva e poche ragazze di classe. Tutto fila liscio e consente un enorme arricchimento al Francese fino a quando un avvenimento non sconvolge l’equilibrio. Una ragazza, Serena, in arte Claire, scompare nel nulla. Zanchetta, che ha fatto del minuzioso controllo della vita regolare delle proprie ragazze una sorta di stile di vita, viene sconvolto dalla vicenda e inizia una peregrinazione alla ricerca della sua escort per riuscire a decifrare il mistero.
Carlotto, grazie a una storia costruita con uno schema narrativo incalzante e molto coinvolgente, ci regala un altro affresco ruvido e tagliente della società del suo Nordest. Come nelle ultime opere, l’autore padovano descrive minuziosamente il degrado delle relazioni sociali in un territorio fragile e disarticolato, senza capacità di riscatto e privo di anticorpi. Il senso degli affari, le aggregazioni nei bar e nelle osterie, la capacità e la voglia di divertirsi sono sempre utilizzate al servizio del crimine e mai per generare “capitale sociale”. I personaggi di Carlotto, costruiti con il cesello e con una grande capacità di descrizione psicologica, hanno sempre un lato oscuro, qualcosa da nascondere. Il dato che connota il Nordest di Carlotto è sempre un sommerso torbido, dal punto di vista legale, finanziario e morale. Come dice Zanchetta “Qui siamo in Veneto, la terra del Nero e dei maghi dell’evasione”.
Altri elementi saltano all’occhio e ci colpiscono nelle descrizioni di Carlotto. Gli strati popolari sembrano continuamente impoverirsi e, per una certa fascia della popolazione, la delinquenza è talvolta una necessità più che una scelta consapevole. Chi finisce negli ingranaggi della malavita, ci finisce perché ne viene inesorabilmente trascinato da condizioni materiali di miseria e sfruttamento. E si tratta di una malavita che ha essa stessa subito un degrado progressivo. Spietata, feroce, violenta, ha perduto ogni codice di condotta che la connotava e le forniva in passato una sorta di “tolleranza” sociale. I meccanismi della giustizia poi, non sono mai neutri, ma rispondono sempre a logiche “altre”. Io posso essere condannato o assolto non tanto perché sono più o meno colpevole, ma solamente perché il mio destino giudiziario è strumentale rispetto ad altri interessi.
Forse però non tutto è perduto. Le donne di Carlotto ne “Il Francese” sono donne molto determinate. Affrontano senza paura i problemi e spesso sono proprio loro che riescono a risolverli. Non si arrendono, sanno soffrire e venire a capo delle questioni più intricate. Questo pare essere il lascito più positivo del bel romanzo di Carlotto. In altre parole, in omaggio al film della Comencini, speriamo che sia femmina.
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