Il fiuto dello Squalo – Giovanni Solla
Edito da Marsilio nella collana X, Il fiuto dello squalo di Giovanni Solla è il libro che recensiamo oggi qui al ThrillerCafé.
Titolo: Il fiuto dello Squalo
Autore: Gianni Solla
Editore: Marsilio
Anno: 2012
Pag: 297
Sergio Scozzacane è un manager discografico, conosciuto nell’ambiente napoletano con il soprannome di “Squalo”. L’ingiuria la prende fin dalla nascita. È suo padre a dargliela. Ha una pinna al posto del naso. Da allora è sempre stato “lo Squalo” per tutti.
La prima volta che mio padre mi ha chiamato Squalo avevo tre settimane. Mi teneva avvolto in un plaid marrone a pochi centimetri dalla stufa a cherosene che accendeva bruciando un foglio di giornale infilato nel buco del serbatoio. Aveva paura: adesso che ero nato, era davvero costretto a tornare nel letto di mia madre tutte le notti? Continuava a guardarmi attraverso gli occhiali a goccia e non si spiegava quella cosa misteriosa che avevo sulla faccia.Mi chiamò squalo perché aveva il piacere che avessi il nome di una pianta carnivora o di un predatore. Doveva farlo sentire meno responsabile. Se ero nato con quella pinna al posto del naso, c’era da aspettarsi che mi sarebbero comparse le branchie e in bocca un centinaio di denti triangolari. Era convinto che per ognuno di noi esistesse un solo nome possibile, e lui aveva trovato il mio.
Quarant’anni dopo, sul mio biglietto da visita c’è scritto LO SQUALO.
Lo Squalo è un fallito. Uno spiantato. Uno che nella vita non ha combinato niente e niente ha capito della vita. Si è solo barcamenato nei vicoli di Napoli, vivendo alla giornata con un lavoro ereditato dal padre e da lui distrutto per la sua innata mancanza di fiuto negli affari. Ha una marea di debiti, di quelli grossi, ed è stato così pirla da averli contratti con la camorra; e con la camorra non si scherza. O paghi o muori.
“Ti devo tagliare un dito”… “ Parliamo seriamente, questa cosa fa schifo pure a me, mi sporco il vestito di sangue e mi tocca sentirti piangere, ma è lavoro, non posso affezionarmi ai miei clienti, quindi di meno parliamo meglio è. Lo dico anche per te, conserva le forze per guidare. Però mi hanno detto di farti scegliere quale dito vuoi che ti venga tagliato e non mi sembra poco”.
“Hai capito che devi scegliere un dito?”
“Se mi tagli il dito dopo devo pagare comunque oppure siamo pari?”
Quello si avvicina e mi da uno schiaffo. In realtà appoggia la sua mano carnosa e mi stringe la faccia, ma l’effetto è quello di uno schiaffo. Sento le guance comprimersi e un po’ di sangue in bocca.
“ Che ce ne facciamo del tuo dito. È un avvertimento, devi pagare, oggi ti tagliamo il dito, dopo ti ammazziamo è una specie di anticipo sulla tua morte”.
E proprio quando Lo Squalo ha progettato la sua uscita di scena, ecco che fiuta il primo vero affare della sua vita. L’affare si chiama Mattia. Un giovane cantante vincitore di un talent show televisivo e, ancora per due mesi,sotto contratto con la sua agenzia. Scozzacane, si getta a capofitto nell’avventura di portare il cantante della sua scalcinata casa discografica al festival di Sanremo, così con gli introiti potrà saldare i debiti, rifarsi una vita e magari uscire dal giogo della sua stupida esistenza. C’è anche un momento dove tutto sembra che si stia mettendo per il meglio, c’è pure una splendida ragazza innamorata di lui, ma poi ogni cosa ricomincia a girare male. A vuoto e stavolta Lo Squalo deve per forza uscire di scena se vuole vivere. Allora decide di andar via, ma alla grande, quindi progetta un finale inaspettato, struggente e senza dubbio geniale. Una soluzione ingegnosa che a ben vedere è l’unica possibile per uno squalo palombo.
Gianni Solla con scrittura leggera e incalzante, ma al contempo ironica, patetica, vivace e realistica, affresca il dramma del fallimento dell’essere umano e della sua incapacità di sottrarsi al proprio disastroso destino già segnato dalla nascita, donandoci un personaggio nuovo e indimenticabile nel moderno panorama letterario italiano: Sergio Scozzacane, Lo Squalo
La narrazione in prima persona procede sciolta e intrigante fin dalle prime pagine, captando l’attenzione del lettore su Lo Squalo, protagonista indiscusso di questo romanzo e dello spirito partenopeo dell’arrangiarsi indolente attraverso le continue vicissitudini con il suo carico d’amarezza per una vita spesa dietro al sogno di emergere dallo squallore dei rioni di una Napoli insensibile, che brama denaro e successo. Vittima e carnefice al tempo stesso delle esistenze che la compongono.
Nel romanzo ci sono anche altre figure minori tutte ben caratterizzate e perfette nel contesto dell’opera. Ognuna vuole qualcosa che cerca e non trova o che non cerca più. A Marcello Santamaria, boss della camorra, vero squalo di tutta la storia, manca il successo; a Teresa, sensibile, devota e sottovalutata collaboratrice dello Squalo manca l’amore; a Luisa, con la sua vita buttata in un triste hotel della vicina Sanremo manca qualsiasi possibilità di riscatto, e poi soprattutto c’è Sofia, bellissima, intelligente, sofisticata, forte, sensibile e innamorata di un fallito come Sergio Scozzacane. Una donna, alla quale manca molto in termini di salute (è cieca), e che al fianco dello Squalo, non fa altro che amplificare la natura drammatica del fallimento generale, togliendogli pure l’intimità della solitudine.
In conclusione fra sesso veloce consumato con indifferenza in luridi postacci, cantanti neomelodici napoletani allucinati dalla ricerca del successo, malavitosi e falliti vari, Lo Squalo è una figura vincente perché vive la sua esistenza in un mondo sbagliato e la saprà riscattare alla fine di un percorso d’autodistruzione personale.
“Cerchiamo di capirci, se hai una pinna di squalo sulla faccia allora diventi carnivoro”.
Il libro di Giovanni Solla è un gran bel libro che si fa amare per l’unicità del suo protagonista, Sergio Scozzacane detto Lo Squalo.
Il fiuto dello Squalo, di Giovanni Solla: acquistalo su Amazon!
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