Euvo-duo. Così potremmo declinare il genere di questo romanzo nel dialetto che gli appartiene. Perché la storia che Adriano Morosetti ambienta nel febbraio 1993 a Sanremo, mentre la città si tira a lucido per accogliere il Festival e tutto il suo carrozzone luccicante, è un hard boiled, (un uovo sodo) in salsa di pesto, buridda e brandacujun.
Il “duro” non è un investigatore privato come nei classici americani, ma un giornalista di nome Arturo Ferretti che del prototipo ha tutte le caratteristiche: beve a sfinirsi (ma fino alle 19 solo birra), ha un peso opprimente sulla coscienza (padre e fidanzata hanno perso il posto per colpa di un suo articolo di denuncia), amici pochissimi e tutti taciturni e tagliati dalla vita. Ma è rimasto un vero cronista anche se la vita l’ha costretto a lavorare per un fogliaccio di gossip, che lo incarica al massimo di tampinare la starlette del momento, così quando- tornato nella natìa Sanremo per intervistare il cantante che fa strappare i capelli alle fans- gli ammazzano Nino, lui si scatena. Cos’è successo a quell’omone che nel quartiere di frontiera della Pigna conoscevano e rispettavano tutti? Perché ha provato a dir qualcosa ad Arturo e poi è stato trovato appeso impiccato?
Ferretti è un duro e usa modi da duro, nel senso che non va per le lunghe: quando si tratta di investigare, si infila ovunque … anche nei letti delle ragazzine ricche, se serve o se capita. E scava scava Ferretti va sempre più giù, negli ambienti dello spaccio, della politica corrotta, del caporalato che porta nei cantieri gli sventurati per quattro lire e della malavita quella cattiva, senza remore né tregua.
Il titolo prende spunto da un verso di Mistero di Enrico Ruggeri, canzone che quell’anno vinse il Festival, e che si adatta meravigliosamente alla trama, al genere, all’atmosfera che balugina sopra a tutta questa storia davvero noir (ricordate la differenza? Il noir affronta temi sociali e li denuncia apertamente), che si legge molto volentieri perché Adriano non solo cuce una trama credibile, ma lo fa ammiccando a tutta la letteratura americana che potremmo immaginare impersonata da Humphrey Bogart. E così il suo Ferretti è sdrucito, è sporco, ubriacone, mangia disordinatamente, fuma tanto, mena le mani e si fa menare allo stesso tempo e alle donne piace da morire. Fu a parlarne a Risolto Giallo nella puntata dell’8 maggio 2024 ed emerse immediatamente una certa similitudine col suo personaggio perché lui stesso, mentre scrive libri dalle tinte così fosche, si guadagna da vivere scrivendo cartoni animati. Poi, da buon sanremese di origine, ci ha svelato che ha ambientato la storia proprio nella città natale perché pochi conoscono i revers criminali del Festival (dell’epoca) e dell’orbita opaca che il suo pianeta traccia nella settimana in cui brilla.
Il 1993 è un anno che per l’Italia ha segnato un passo: Mani Pulite, Berlusconi che scende in campo, la caduta della c.d. Prima Repubblica. Era l’epoca giusta per ambientare questa vicenda e Adriano ci è riuscito magistralmente. So che sta scrivendo ancora e che sarà un sequel. Lo aspettiamo qui, o a Sanremo.
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