La naturalizzata brianzola Laura Marinaro scopre i luoghi natii e ci porta verso una delle terre più belle, aspre e magnetiche del nostro Sud e la nuova avventura che il buon Carcano ha pubblicato, dopo Maremoto a Varigotti, riesce ad essere (parere mio, e anche del marito di Laura) ancora più intrigante. Per chi avesse letto anche il romanzo precedente, sarà bello reincontrare Alina Ferrari, la protagonista di quello, molto coerentemente reclusa al carcere di Opera perché trovata colpevole degli omicidi di cui si trattava. Qui non può né indagare (era colonnello dei Carabinieri, a Varigotti) né delinquere, ma può dispensare a piene mani consigli alla nipote Caterina, giovane archeologa assunta al MUSA – Museo delle Scienze Antropologiche di Milano (Laura ha avuto il permesso dalla “vera” dottoressa Cristina Cattaneo si inserirla come personaggio nella vicenda) ma per motivi di famiglia spedita ben presto in Puglia, a vendere un immobile.
Cate non resta indenne dal fascino della città delle origini materne e tanto meno da quello del museo nazionale archeologico dove si mostrano teschi millenari, vasi, orci e dove lavorano due sue colleghe coetanee, Marta e Anna, con cui solidarizza tanto bene da farsi coinvolgere non solo in serate e chiacchiere, ma anche dall’allestimento di una mostra. Anzi, viene richiesta di occuparsene proprio grazie al fatto che sarà lei stessa a scoprire in uno scavo lo scheletro di una fanciulla. Carica d’oro.
Quando è venuta mia ospite a I Segreti del Segrino, a luglio scorso nel Comune di Eupilio, Laura ci ha raccontato che una sua cugina altamurana le aveva raccontato la storia leggendaria di questo scheletro, attorno al quale si addensa la leggenda per cui è maledetto chiunque vi abbia a che fare. Quindi metti una vera archeologa a parlare di storie tenebrose del passato con una vera scrittrice, e che ne esce se non un giallo coi controfiocchi? Delitti del passato che si intrecciano con quelli del presente e sullo sfondo un fidanzato che ci ricorda tanto il cuoco di Blanca, la poliziotta cieca creata da Patrizia Rinaldi.
Il linguaggio è fresco, vibrante, veloce. Laura di mestiere fa la cronista di giudiziaria e vanta una collaborazione solidissima col settimanale Giallo e con la criminologa Bruzzone, con cui ha scritto un resoconto asciutto e anti-Netflix della storia di Yara Gambirasio. Non ci gira attorno. Però non fa la monaca trappista e così la sua Cate è una donna certamente in gamba, ma che non riflette troppo sui concetti di fedeltà o di brava ragazzaggine. Gli uomini le piacciono e lei piace a loro. E a me è piaciuto il libro.
Idee per fine estate 2024? Una settimana a Varigotti e una ad Altamura, in compagnia di Laura.
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