I Diavoli neri - Paolo Riccò

Per iniziare la recensione di questo libro voglio utilizzare le parole dell’amico e scrittore Francesco Cotti:I Diavoli Neri è un libro che andava scritto e che va letto.”

Non potrei trovarmi più d’accordo con questa affermazione. I Diavoli neri non è un romanzo, ma il resoconto dettagliato di come un gruppo di giovani soldati di leva si sia ritrovato catapultato nell’orrore della guerra. Il punto di vista è quello del generale Paolo Riccò, l’uomo che all’epoca li aveva comandati e condotti in battaglia con il grado di capitano. Lui è l’autore insieme allo scrittore Meo Ponte.

I fatti risalgono ai primi anni Novanta, quel turbolento periodo che seguì il crollo dell’Unione Sovietica. A quel tempo, in Somalia era in atto una sanguinosa guerra civile a causa di cui, come da prassi, la popolazione stava patendo pesanti conseguenze. L’ONU decise di prendere l’iniziativa per ristabilire l’ordine.  Fu inviato un contingente militare a guida statunitense, che però comprendeva forze di altre nazioni. In passato la Somalia era stata una colonia italiana, ragion per cui fu quasi naturale che a Roma si decidesse di inviare una spedizione di soldati (fu la seconda per grandezza dopo quella statunitense). Una volta arrivati in terra d’Africa, gli italiani ricevettero in dote un settore della capitale Mogadiscio da gestire. Uno dei reparti coinvolti fu la XV compagnia del 186° Reggimento Folgore, denominata “Diavoli neri.” Questi ultimi ebbero un ruolo fondamentale durante la battaglia del checkpoint “Pasta”, il primo vero scontro a cui hanno preso parte dei soldati italiani dal termine della Seconda guerra mondiale. Il libro ruota intorno a questo drammatico evento, in cui persero la vita tre soldati italiani, mentre ventidue rimasero feriti.

Riccò fu il comandante della XV compagnia, dall’addestramento fino al dispiegamento in teatro operativo. Proprio l’addestramento fu determinante durante lo svolgimento della battaglia. Prima di partire per la Somalia, Riccò sottopose i suoi uomini a un ciclo estenuante di esercitazioni. Ciò fece la differenza sul campo, contribuendo a rendere meno pesante il bilancio finale.

Nella prima parte del libro si racconta il momento in cui Riccò, giovane sottotenente, venne assegnato ai paracadutisti. Scorrendo le pagine arriviamo al momento in cui assunse il comando dei Diavoli Neri, apprendiamo come li addestrò a combattere. E a un certo punto ci ritroviamo in Somalia. Riccò descrive con ricchezza di dettagli lo svolgimento della missione, la vita nella base, particolari interessanti come il bisogno di avere l’approvazione degli anziani somali dei vari clan per qualsiasi attività in città.

Essere lontani dall’Italia significava anche doversi arrangiare per risolvere i vari problemi che si presentavano ogni giorno, ad esempio riparare i mezzi blindati con scarse risorse e poco tempo. Vengono raccontati episodi curiosi come il test di alcune bombe a mano di tipo OD82, che avrebbero dovuto sostituire le vecchie SRCM 35. La prova non soddisfò Riccò e i suoi uomini, ragion per cui le vetuste SCRM 35 continuarono a essere utilizzate.

Tra le varie attività menzionate c’è l’istituzione di una serie di checkpoint per il controllo del territorio, tra cui il famoso “Pasta.” Quest’ultimo sorgeva in prossimità di un pastificio abbandonato della Barilla.

Andando avanti con la narrazione, quasi senza accorgercene ci ritroviamo al 2 luglio del 1993. Sembrava un’operazione di routine, un normale controllo del territorio alla ricerca di armi nascoste. In effetti, tutto si era svolto senza particolari problemi, nonostante una strana sensazione che si percepiva nell’aria. All’improvviso scoppiò l’inferno. Centinaia di miliziani tesero un’imboscata ai soldati italiani. Riccò era al comando dei suoi uomini. Uno di loro, il caporale Pasquale Baccaro, morì tre le sue braccia dopo essere stato ferito da un razzo RPG che aveva colpito il blindato su cui viaggiava. L’azione fu frenetica e Riccò la descrive nei minimi dettagli. In un passaggio viene menzionato un soldato impegnato a sparare con la mitragliatrice dalla ralla del suo mezzo. Nella concitazione non aveva notato che la cintura dei pantaloni si era rotta. Al momento di spostarsi si era quindi ritrovato con le braghe calate alle caviglie.

Pagina dopo pagina, nella mia testa hanno iniziato a scorrere le scene del film Black Hawk Down di Ridley Scott (che narra una battaglia degli americani avvenuta a ottobre dello stesso anno sempre a Mogadiscio). I miliziani in preda agli effetti della droga (il khat), i razzi RPG contro i mezzi blindati, gli elicotteri in volo, una minaccia nascosta dietro ogni angolo…

Il libro è arricchito dalle testimonianze di alcuni Diavoli Neri, i quali raccontano le loro impressioni. Mi ha colpito il ricordo post battaglia di un soldato che ripensava a come si stracciavano i vestiti dei nemici una volta colpiti dai proiettili della sua mitragliatrice.

Leggendo I Diavoli Neri non si trova traccia di politica. Il libro rappresenta un’occasione per mantenere vivo il ricordo di una vicenda, che molti italiani hanno dimenticato o addirittura ignorano (come i più giovani). I Diavoli Neri narra la storia di ragazzi come tanti altri che sono diventati soldati. Dall’Italia hanno viaggiato fino alla Somalia con l’idea di aiutare persone in difficoltà.  Senza capirne la ragione si sono trovati sotto il fuoco nemico, costretti a combattere per la vita.

Riccò onora il ricordo di chi ha combattuto quel giorno, a chi è tornato a casa, ma anche a chi non ce l’ha fatta.  Lettura preziosa dal punto di vista storico e caldamente consigliata.

I Diavoli Neri: La vera storia della battaglia di Mogadiscio
544 Recensioni