Eravamo rimasti così, ad agosto 2017, con la chiusa della recensione de Il Mostro di Milano: “(…) posso dire che c’è già ora, a pochi giorni dalla lettura, parecchia curiosità nei confronti di quel che accadrà prossimamente a Vittorio Maspero”.

Oggi, dopo esattamente un lustro, reincontriamo l’ispettore milanese che assomiglia ad Alain Delon, se possibile ancora più stropicciato di allora quando, deluso dalla vita e schifato da se stesso (il fatal flow dell’uomo è l’involontaria uccisione di una rapinatrice) annegava la sua insonnia nell’alcool e nelle metanfetamine, ai tavoli da gioco e nei bordelli.

Maspero si è ritirato. Si è fatto rilasciare un certificato di inidoneità al servizio da un medico biscazziere e si è trasferito in campagna ad impersonare il bravo agricoltore, con Marlene (incontrata in un postribolo) nella parte della fida mogliettina.

Ma per il resto del mondo la vita va avanti, a colpi di rasoio o di esplosioni. All’università Cattolica una ex studentessa timorata di Dio muore falcidiata da 40 coltellate, scoppia la bomba a piazza Fontana (la madre di tutte le stragi) e in Toscana le coppiette appartate dovrebbero rivalutare i motel, per sicurezza.

La gente muore, anche i testimoni (o sospettati) che volano giù dai balconi, anche i commissari che li avevano in fermo.

A Milano piomba padre Jadran della Confraternita del Santo Offizio, personaggio danbrowniano munito dell’armamentario classico: occhi cerulei, origine slava, morte prematura dei genitori. Indaga. Perché che dietro anche alla morte di Simona, la “paolotta” trucidata nel bagno dell’ateneo, ci sia un prelato è ipotesi investigativa condivisa. Dietro a quella morte, come dietro alla strage di prostitute messa in atto dal Mostro di Milano.

Qui Fabrizio chiude il cerchio, il primo. Perché se si dovesse rappresentare graficamente lo schema narrativo de I delitti dello zodiaco, si ricorrerebbe alle cornici concentriche.

Ipotesi che trovano riscontri, quindi procedono approfondendo gli indizi, cui trovano conferme, quindi scendono ancora più giù, verso il nucleo torbido e pulsante della soluzione del mistero.

E Maspero, tentato dalla chiamata all’avventura, resta lì nell’agro da cui sostiene di trarre serenità ma appena giungono dalla Questura i messi a riportarlo in azione, si fa trovare col valigino pronto. Un Gladiatore con tre camicie stirate.

Il resto della storia – Carcano lo ripete ad ogni intervista – è pura invenzione.

È lui, solo lui, a vedere nesso tra i delitti del Mostro di Firenze e quelli di Zodiac, il serial killer che in California aggrediva e trucidava gente in intimità, la cui storia fu soggetto per Dirty Harry, pellicola con un magnetico Clint Eastwood nei panni dell’ispettore Callaghan, e poi per un giornalista col volto di Mark Ruffalo e i tratti caratteristici dell’ispettore Colombo.

Fabrizio vede questi collegamenti e li riannoda con grande maestria, forte di ventimila pagine di cronaca consultata spaziando tra Mostri (nostrani e d’oltre Atlantico) e stragi, tra brandelli di stoffa recapitati e ipotesi di depistaggio.

Il principale merito di questo romanzo- oltre alla scrittura giornalistica, ai personaggi evocati (presenti con nomi diversi ma riconoscibilissimi) e alla competente analisi storica – a mio dire si individua nell’essere l’autore riuscito ad annodare tra loro tratti di vicende lontane, nello spazio e nel tempo, in cerca di quella spiegazione logica che all’essere umano è indispensabile.

Mentre scrivo, il romanzo risulta finalista nella sezione Selezione della giuria al premio Garfagnana in giallo 2022. In bocca al lupo!

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I delitti dello Zodiaco: Dalla California arriva il più feroce serial killer mai apparso sulla scena. E a dargli la caccia è il commissario Maspero
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