Michael Mann ha deciso di dare un seguito letterario al suo capolavoro cinematografico del 1995 “Heat – La sfida”. Insieme a Meg Gardiner, ha infatti pubblicato per Harper Collins “Heat 2”, che in realtà non è un vero e proprio seguito, perché è al tempo stesso prequel e sequel del film. E, se tutti pensavamo che Mann fosse un grande regista, sceneggiatore e produttore, oggi dobbiamo ammettere che è anche un ottimo scrittore. Anche solo per la scelta di “avvolgere” il suo film con un prima e un dopo, che riesce a valorizzare al massimo tutti i personaggi, cosa non banale visto che la maggior parte di questi era morta nel rocambolesco finale cinematografico. Così da un finale apparentemente chiuso, Mann e Gardiner riescono a riaprire una vicenda, lasciandoci peraltro con la sensazione che dal libro possa costruirsi una serialità per il futuro.
Il romanzo si apre con Chris Shiherlis (nel film Val Kilmer), unico sopravvissuto tra i protagonisti del film, che deve trovare un rifugio sicuro lasciando Los Angeles. Ben presto però la storia torna indietro agli albori della banda di Neil McCauley (grande Bob De Niro nella pellicola), che nel film aveva perso la vita nella sparatoria finale, alla sua formazione e ai primi passi mossi dal detective Vincent Hanna (Al Pacino) nella sua Chicago. A questo si frappone successivamente la vita del Chris fuggito e salvo. Il tutto, con un intreccio costruito alla perfezione, che fa convergere una serie di piste in finale ad alta tensione nel quale abbondano sorprese e colpi di scena. Si aggiunge nel libro un nuovo personaggio, Otis Wardell, di cui Mann e Gardiner seguono l’evoluzione fin dai tempi di Chicago, criminale di basso rango, psicopatico che aggiunge una prospettiva in stile psycho killer (se Gabriel Byrne me lo concede) alla vicenda.
Questa storia, che mescola abilmente un po’ di hard boiled losangelino alla Connelly, un po’ di action thriller stile Patterson e un po’ di thriller psicologico sui killer seriali alla Thomas Harris, è una bomba. Cito grandi scrittori dei rispettivi generi, perché i due autori se lo meritano. Un libro che ha la tensione continua del film e riesce anche a regalare spunti di analisi psicologica dei personaggi molto ben riusciti. Confesso che, quando ho iniziato la lettura di “Heat 2”, mi sono accostato al libro con un po’ di scetticismo, vista l’operazione che sembrava un po’ spericolata, ma alla fine ho scoperto una coppia di scrittori di talento. Anche in termini di puro stile di scrittura, il libro è molto ben fatto, con descrizioni di contesto che, attraverso poche pennellate ricche di colore, realizzano quadri da incorniciare. Il ritmo è ossessivo e cadenzato, degno del migliore Ellroy. Va da sé che si tratta anche di un libro molto immaginifico e cinematografico, come non poteva essere altrimenti vista la carriera di Michael Mann, con una sua colonna sonora “colta” e variegata (da Jim morrison a Robert Palmer per fare un esempio), che accompagna le sequenze.
Heat 2 è anche un libro sui legami e le relazioni tra personalità forti. Legami di sangue, in tutti i sensi. C’è, nel profondo di questo libro, una riflessione non banale sul concetto di famiglia, che accompagna il filo rosso delle vicende di azione. Una riflessione non convenzionale, che scardina le tradizioni costituite, che ci dice che una delle componenti del contemporaneo è una sorta di ripensamento dei legami familiari in un mondo globale, veloce e imprevedibile. Ci parla di ricombinazioni, di paternità e maternità non biologiche, di patriarcati distrutti dal turbocapitalismo e, dall’altra faccia della medaglia, di affetti eterni, di legami fortissimi e indissolubili. Grandi personalità disorientate da un mondo senza centri di gravità (tranne forse una Los Angeles per cui batte il cuore di Mann), che diventano loro stessi attrattori di energia, positiva e negativa, a seconda di quale sia la prospettiva dalla quale si guarda. Non è però un nichilismo distruttivo, una resa senza speranza. È un esistenzialismo attivo alla Camus, grande punto di riferimento di Neil McCauley nel libro, più volte citato da Mann e Gardiner.
Se il mondo è in disfacimento, rimane la nostra solida esistenza. Il qui e ora, da vivere senza riserve e senza risparmio. Giocandoci tutte le carte che il destino ci permette di giocare.
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