Fiordo profondo – Ruth Lillegraven
Dagli idilliaci paesaggi della Norvegia Felix, arriva per Carbonio editore (con traduzione di Andrea Romanzi) questo thriller psicologico di Ruth Lillegraven raffinato, elegante e gelido come le acque di un Fiordo profondo.
Haavart e Clara sono una coppia benestante nella moderna Oslo: vivono il successo delle loro vite professionali – lui medico pediatra, lei alto funzionario di Stato –, hanno due bei gemelli, una bella casa, posizione sociale invidiabile. Sembrerebbero l’immagine del successo, eppure il loro matrimonio è ormai fatto di silenzi e di cose non dette, rancori quotidiani e desideri nascosti: e forse segreti. Segreti che per Haavart si celano nella vita quotidiana, per Clara hanno radici nel lontano fiordo vicino al quale è cresciuta.
In questo equilibrio precario irrompe un fatto di sangue, che scuote una città poco abituata alla violenza: il padre di un bambino di pochi anni, morto poco dopo il ricovero per gli evidenti segni di violenza proprio nell’ospedale dove lavora Haavart, viene assassinato. Tutto il castello di apparenze e bugie inizierà a cadere, come tessere del domino.
Talvolta, ammettiamolo, sono le copertine dei libri quelle che per prime ci mettono la voglia di comprarlo: a volte poi scopriamo che la copertina era l’unica cosa bella del libro, altre volte – come in questo caso – sono la perfetta rappresentazione di quello che troveremo all’interno. La raffinata immagine di un fiordo che diventa sempre più evanescente e inquietante man mano che ci si addentra nelle sue profondità racconta perfettamente questo thriller psicologico sottile, che su regge su una struttura letteraria solida e raffinata che l’ottima traduzione riesce a rendere perfettamente.
L’indagine di polizia in questo caso è marginale, quasi un incidente di percorso: l’indagine che interessa alla Lillegraven non è tanto quella poliziesca quanto quella psicologica, alla ricerca della radice del male, anche se l’autrice non manca di raccontare il lato oscuro di una Norvegia inaspettatamente cupa, percorsa da sentimenti nazionalisti e xenofobi, dove le vittime spesso ignorate sono i bambini.
“Una volta mi hanno chiesto chi avrei preferito essere: la vittima o l’assassino? Io ho risposto che entrambi sono presenti dentro di noi”
La prima parte del romanzo scorre attraverso capitoli brevi, dedicati ciascuno a un personaggio e alla sua costruzione: ma, quando la lettura comincia a farsi un po’ lenta e il filo della narrazione pare non dipanarsi, l’assassino si rivela, improvvisamente e inaspettatamente, cambiando completamente la nostra prospettiva. Ci rendiamo conto che i capitoli precedenti non sono stati altro che un sentiero di briciole, disseminato di indizi che dobbiamo collegare a ritroso mentre procediamo in una narrazione che diventa man mano diventa più serrata e ci porta in territori sempre più oscuri, nel fiordo profondo che è sì il luogo fisico ma soprattutto territorio dell’animo umano. Dove tutto inizia e dove tutto ha fine.
“Tutto è vicino, tutto è lontano. Tutto viene dato come pegno all’uomo. Tutto è mio, e tutto mi sarà tolto. Alberi, nubi, il suolo che calpesto” (cit. Pär Fabian Lagerkvist). La citazione che apre il romanzo (il titolo originale del romanzo è Alt er mitt, e si ispira a questa poesia) è una di queste briciole di pane: tutto ciò che accade ha radici profonde nel passato, ognuno dei protagonisti – non solo l’omicida – agisce per non perdere ciò che ha conquistato, o perché condizionato dal proprio passato. Conosciamo le motivazioni di ognuno, compreso l’assassino, ma scopriamo anche dolori e menzogne che li accompagnano. Ma da questa conoscenza non nasce empatia, non ci sentiamo partecipi delle scelte o solidali per le tragedie che affiorano dal passato: ci pervade piuttosto un senso di gelo di fronte alla mediocrità dell’animo umano, dove l’equilibrio tra bene e male è davvero molto precario. E non può esserci nessun lieto fine.
Ruth Lillegraven (Hardanger, 1978) è una scrittrice, poetessa e drammaturga norvegese. Fiordo profondo, i cui diritti sono stati già acquistati per il cinema, è il suo esordio nel thriller.
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