Fateful mornings – Tom Bouman

Fateful mornings – Tom Bouman

Nicola Mira
Protocollato il 31 Luglio 2017 da Nicola Mira con
Nicola Mira ha scritto 99 articoli
Archiviato in: Libri in lingua originale

Non è mai facile dare un seguito a un romanzo d’esordio, specialmente quando è convincente come “Dry Bones in the Valley“, ma con la sua seconda opera, “Fateful Mornings“, l’autore statunitense Tom Bouman ha superato brillantemente la sfida. Ha prodotto un lavoro di rara potenza, intensità e profondità che, per giunta, si rivela un giallo assolutamente avvincente.

Esistono molti grandi romanzi polizieschi – pensiamo alle storie del Maigret di Simenon – che si distinguono per la caratterizzazione, l’atmosfera e il senso del luogo, pur rimanendo chiaramente entro i confini classici del genere. Sono romanzi interamente focalizzati su un crimine e sulla relativa indagine, elevati nel panorama letterario grazie al puro talento dell’autore.

In Fateful Mornings il crimine c’è – o almeno se ne presume uno nel primo capitolo –, c’è un investigatore protagonista e c’è decisamente un’indagine: Penny Pellings, una giovane donna con un passato segnato dalla tossicodipendenza, viene denunciata come scomparsa dal fidanzato Kevin O’Keefe, un uomo con evidenti problemi di alcolismo. Henry Farrell, il solitario agente di polizia di Wild Thyme, nella Pennsylvania rurale (già protagonista di “Dry Bones in the Valley“), interviene per cercarla, indagando anche sull’affermazione di O’Keefe di aver sparato a qualcuno la notte in cui Penny è svanita. E Farrell indaga sul serio, muovendosi prima nell’ambiente locale che conosce a menadito — tra agricoltori, operai edili e criminali di ogni calibro (laboratori di metanfetamine e spacciatori di eroina sono apparsi nella zona sulla scia del denaro portato dal fracking) — per poi spingersi nello stato di New York. Qui, in un fiume, viene ritrovato il corpo di un giovane, forse assassinato: un ex detenuto sospettato di spaccio che viveva proprio nei pressi del luogo in cui Kevin O’Keefe potrebbe, o meno, aver premuto il grilletto quella notte fatidica.

Tutti gli ingredienti di un buon giallo sono presenti e gestiti con maestria da Bouman. Ma la narrazione in “Fateful Mornings” abbraccia molto di più, andando ben oltre i confini convenzionali del genere. Si occupa in profondità di personalità e luoghi, elementi che l’autore inserisce con mano ferma nel tessuto della storia. Riuscirci senza distogliere l’attenzione del lettore dall’indagine è un’impresa ardua, ma Bouman lo fa con stile. È un lavoro meticoloso, fatto di dettagli: come reagiscono i personaggi, come parlano, cosa li motiva. Tutto reso più difficile dal fatto che Bouman procede per accumulo di indizi piuttosto che per spiegazioni dirette. L’arazzo che ne risulta è davvero notevole, superiore a molti polizieschi contemporanei, pur mantenendo i tratti distintivi del genere: ritmo e acume.

Due elementi mi hanno colpito particolarmente in “Fateful Mornings“. Innanzitutto, il protagonista. Henry Farrell è una figura insolita per un uomo delle forze dell’ordine: tranquillo, quasi modesto, e determinato quanto la vita ingannevolmente sonnacchiosa del suo territorio gli consente. Ma Wild Thyme non è un territorio qualsiasi: è fatto di foreste, valli, laghi e trivellazioni, abitato da persone che vivono un’esistenza relativamente semplice ma dura in questa Pennsylvania profonda. Henry non è un uomo felice, ha un pesante bagaglio personale, eppure sembra essere in pace con la sua sorte; le devastazioni del passato non intaccano la sua integrità né la tenacia con cui fa rispettare la legge.

Essere in pace non significa necessariamente essere innocenti, ovviamente. Farrell, vedovo e single quasi per scelta, non disdegna l’occasionale canna o una relazione con una donna sposata, cosa che a un certo punto rischierà di distrarlo dall’indagine. Ma Bouman resiste alla tentazione di trasformare Farrell in una sorta di John Rebus in versione rustica, dotandolo invece di una bussola morale radicata e credibile, anche se il personaggio non è immune ai colpi bassi che la vita gli riserva.

In questo, Henry Farrell è un essere umano così “normale” che è impossibile non apprezzarlo. Così come si apprezza l’abilità di Bouman nel renderlo vivo senza bisogno di lunghe descrizioni: la sobria acutezza della narrazione in prima persona di Henry è efficace quanto pagine intere di spiegazioni. Le cose che nota (la natura su tutte), i dialoghi essenziali con le sue frasi concise, la sua riservatezza e la malinconia di fondo dicono tutto.

Il secondo pilastro di questo raffinato romanzo è, sorprendentemente, la trama. Mentre Dry Bones in the Valley era relativamente autoconclusivo in termini di ambientazione e numero di personaggi, Fateful Mornings si spinge oltre in entrambi gli aspetti. La ricerca di Penny Pellings procede di pari passo con l’indagine sul giovane trovato morto nel fiume, per poi ramificarsi rapidamente lontano da Wild Thyme, nello stato di New York. Farrell si ritrova inavvertitamente coinvolto in uno sforzo coordinato dalle agenzie statali e locali contro il traffico di droga e un orribile giro di prostituzione minorile. La trama diventa labirintica, eppure Bouman — e con lui Farrell — riesce a dipanarla, non senza correre grossi rischi.

E proprio come Henry Farrell, che nonostante il suo approccio alla vita schietto e affascinantemente ingenuo non riesce a trattenersi dall’affondare il colpo quando serve, lo stesso fa Bouman. La seconda parte del romanzo trascina gradualmente il lettore in un luogo molto scomodo. Un’America cupa che non è né la “patria dei coraggiosi” né la “terra dei liberi”, come scopre Farrell attraversando il desolato ventre molle di Binghamton, New York, e dei suoi dintorni — una realtà separata dai sobborghi rispettabili solo da un centro commerciale abbandonato. Ciò che Bouman ci mostra è un luogo di speranze perdute, ironicamente soprannominato un tempo “la Valle delle Opportunità”, dove innumerevoli persone sembrano ora vivere un’esistenza vuota, senza alcun desiderio di riscatto. Un luogo talmente colmo di disperazione che non sorprende affatto che alcuni abitanti prendano più di una scorciatoia sbagliata nella vita.

Le strade che Henry Farrell deve battere in quest’America un tempo industriale, che ha perso quasi tutta la sua grandezza, contrastano nettamente con la bellezza selvaggia e incontaminata del paesaggio della Pennsylvania. Farrell si spinge al limite, rischiando molto più della sua reputazione di agente. Osa silenziosamente, proprio come fa Bouman, e alla fine è proprio questo coraggio discreto a renderlo un personaggio così soddisfacente, e Fateful Mornings un romanzo così brillante.

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