Una storia intelligente che unisce sottilmente tensione, osservazione psicologica e spunti di riflessione sull’atteggiamento contemporaneo verso la protezione ambientale e l’attivismo green.
Sebbene inizi con una morte misteriosa e inspiegabile, il libro è lontano dai canoni del giallo classico; tuttavia si legge sicuramente come un thriller avvincente, una volta che si permette all’autrice di tessere la sua ipnotica rete di relazioni e intrighi, grandi e piccoli, incentrati attorno alla piccola comunità rurale immaginaria di Foxover, nello Shropshire.
Fedele al suo titolo, “Riverflow” (“Il flusso del fiume”) scorre proprio come un corso d’acqua, onnipresente e in continuo mutamento: inizia lentamente, scorre e vortica selvaggiamente in alcuni punti, rallenta in altri. In questo senso è molto meno un thriller che un “romanzo di idee”, ma se ci si abbandona al suo ritmo naturale, affascinerà con l’originalità della sua narrazione.
La storia offre una prospettiva franca e interessante sulla vita off-grid (fuori dalla rete), mentre la Layland ritrae sia gli aspetti idilliaci che quelli più peculiari, i successi e i fallimenti che comporta una scelta di vita non esattamente mainstream. Il focus principale è su una coppia, Elin e Bede, entrambi sulla trentina: gestiscono una fattoria autosufficiente e un negozio di artigianato nel villaggio, mentre Bede, grazie alla sua abilità di meccanico e “tuttofare ingegneristico”, lavora anche come freelance per un piccolo installatore di pannelli solari.
La fattoria, Alderleat, fu originariamente acquisita dallo zio di Bede, Joe, l’uomo la cui morte in un’inondazione catastrofica è narrata nel capitolo di apertura. Joe, sebbene avesse rotto i rapporti con la sorella Lydia (madre di Bede), divenne nel corso degli anni una figura paterna per il nipote (Lydia si rifiutò sempre di rivelare chi fosse il padre di Bede). Alla fine Joe andò a vivere ad Alderleat con la coppia, rendendo la fattoria autosufficiente per energia, cibo e acqua; sfruttando le risorse locali — la principale delle quali è il fiume Severn — raggiunse i suoi scopi attraverso il duro lavoro e l’ingegno.
Bede è stato duramente colpito dalla morte di Joe, avvenuta 18 mesi prima dell’inizio delle vicende narrate. Uomo riservato e introverso, al limite dell’ossessivo-compulsivo (soprattutto quando è in gioco la tutela dell’ambiente), Bede fatica a mantenere un equilibrio nella maggior parte delle sue relazioni personali, per non parlare del rapporto con se stesso. È un personaggio davvero ben sviluppato, poiché la Layland non ha fretta nel plasmarne la personalità. Lo fa lentamente ma abilmente, osservando da vicino come Bede si comporta nella miriade di piccole interazioni che compongono la sua vita.
ShutterstockLa Layland ha un occhio infallibile per la tensione e per cogliere le sfumature dei dialoghi e dei pensieri che l’accompagnano. Anche una vita off-grid in un ambiente idilliaco può essere immersa nel conflitto. Foxover è minacciata dai progetti di fracking (fratturazione idraulica), guidati da Philip Northcote, un uomo che nutre rancore verso Bede da quando lo zio di quest’ultimo, Joe, acquistò Alderleat per una somma irrisoria dalla madre di Northcote, Marjorie. La piccola comunità è sul piede di guerra contro il fracking e anche Elin e Bede, entrambi con un passato di attivismo, sono coinvolti. Lo stesso Bede non è immune al risentimento, soprattutto dopo aver scoperto che il suo socio occasionale ha avuto un’avventura con Elin.
Il rapporto tra Elin e Bede, sebbene fondamentalmente stabile, è problematico come in qualsiasi matrimonio che dura da oltre dieci anni, soprattutto perché Bede si oppone fermamente all’idea di avere figli, con grande dispiacere della moglie. La Layland è particolarmente efficace nel tessere la trama della loro relazione: un tessuto robusto con molte toppe e alcune irregolarità, mai patinato ma “sano” in modo naturale. Elin è forte quanto Bede e altrettanto sensibile, sebbene non sia incline a sparire nei boschi per lunghe passeggiate quando la situazione minaccia di inasprirsi.
Mentre Bede è via per una di queste passeggiate, qualcuno sabota la riserva di fagiani di Northcote nella tenuta confinante con Alderleat. Bede finisce tra i sospettati, come accadrà per una serie di altri piccoli incidenti, e a sua volta sarà oggetto di una pesante ritorsione da parte di ignoti: verrà investito da un’auto, finendo su una sedia a rotelle per diverse settimane con caviglia e polso fratturati.
È qui che la storia si fa più cupa, proprio come l’umore di Bede in reazione all’inattività forzata, cosa che a sua volta causa un’escalation delle tensioni con Elin fino a renderli quasi due estranei in casa. La Layland aggiunge un altro livello alla storia introducendo Suzanne, l’ex moglie dello zio Joe. Bede non aveva idea che Joe avesse avuto una famiglia prima di incontrarlo, né che l’avesse abbandonata (compreso un figlio in seguito scomparso) in disgrazia per qualche atto “imperdonabile”.
Ci sono diversi altri livelli nella storia, che si svelano gradualmente in un finale sorprendente. Riverflow non è un thriller in senso convenzionale; ha una struttura narrativa troppo complessa per avere la linearità del classico romanzo poliziesco. Eppure, l’ho trovato ancora più affascinante proprio per questo: una volta che ci si lascia trasportare dalla sua corrente, si scopre che è pieno di concetti avvincenti, intuizioni interessanti e personaggi ritratti con sensibilità. Sopra e intorno a loro, la Natura con la sua gloria, al contempo benigna e implacabile, centrale nella storia quanto le vicissitudini degli uomini e delle donne che la abitano. Questo è, a mio avviso, un altro dei risultati di questo romanzo: una notevole storia di interazioni umane in cui, tuttavia, la Natura gioca un ruolo da protagonista; un promemoria di quanto siamo intimamente legati ad essa e di quanto siamo vicini a danneggiarla in modo irrevocabile.
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