Complice la presenza di due autrici che seguo assiduamente (Alice Basso e Patrizia Rinaldi) e di molti nomi che vorrei leggere ed approfondire, quest’estate ho deciso di leggere “E cosy sia“, una raccolta di dodici racconti di autori italiani, pubblicata da Mondadori nella collana Big, curata da Barbara Perna e con la prefazione proprio di Alice Basso.
Ebbene, di cosa si tratta? In soldoni, è l’apoteosi del cosy (o cozy) crime (o cozy mystery), un modo più soft, più “accogliente” di raccontare eventi delittuosi, non truculento, ma condito con leggerezza (che non vuol dire superficialità, come diceva qualcuno) ed un po’ di sana ironia. Niente di nuovo, intendiamoci: è almeno dai tempi di zia Agatha Christie e la sua Miss Marple che esiste il Cozy, e tra l’altro noi del Thriller Café gli avevamo dedicato anche un approfondimento in tempi non sospetti, prima che scoppiasse la moda di chiamarlo così (y), o comunque prima di quest’estate 2024 in cui se ne sente parlare in ogni dove. I racconti, però, sono belli, quindi, in fondo, menomale che se ne parla.
E quindi parliamone, dei racconti! Ad introdurci nell’atmosfera ci pensano le due padrone di casa, Barbara Perna che ci spiega cos’è il Cosy e Alice Basso che simpaticamente ci prepara un piccolo manuale di sopravvivenza. Poi si parte con François Morlupi: “Ultima cena a Parigi” ci pone davanti all’omicidio di un italiano in circostanze molto dubbie; l’indagine è affidata ad una Lieutenant molto tosta.
Si prosegue quindi con il bellissimo “Peri peri” di Maria Elisa Aloisi, racconto ambientato in un quartiere popolare della Catania di fine anni ’60. Ossidiana, ladra sagace e coraggiosa, è la voce narrante di un racconto che racchiude in sé un vero microcosmo di storia, società e cultura dell’epoca… bello davvero.
In “Vertigine” di Paolacci e Ronco ritroviamo il commissario Nigra alle prese con uno strano accadimento avvenuto in un hotel di Genova: un uomo in pigiama è caduto dalle scale ed è morto, ma le circostanze non sono chiare.
“All inclusive” di Aicardi e Pastori è invece il racconto di una killer spassosissima in missione in crociera. Anche i killer, per quanto previdenti, però, possono avere delle sorprese insperate! Racconto particolarmente godibile ed ironico.
Particolarmente attuale anche “Morte a km zero” di Nora Venturini: la giovane Debora Camilli, tassista romana nonché mancata detective si ritroverà suo malgrado ad indagare di uno chef idolo della madre.
E si parla ancora di cibo in “Il gatto, l’astice e il cammello” di Valeria Corciolani: attenti al pranzo di Natale, il troppo cibo potrebbe non essere l’unica causa di malesseri, talvolta sin troppo gravi!
E di cibo, in particolare di risotto con un po’ di pepe, si parla anche in “Il caso è risotto, il giallo del risotto giallo” di Lucia Tilde Ingrosso: buon cibo, tanto lusso, dei convitati non esattamente lieti di sedere a cena e un anfitrione a dir poco sui generis sono gli ingredienti di un racconto che non le manda tanto a dire.
E sempre cibo, però napoletano, ritroviamo in “La dieta è un delitto” di Serena Venditto: anche qui la morte passa da un pranzo. Il racconto è spassoso, ma le motivazioni del delitto no, non fanno ridere.
Altri due elementi ricorrenti, oltre al cibo, nelle storie cosy sono gli animali e le storie d’amore, magari finite male. E nel prossimo racconto li troviamo entrambi: “Il pescatore, il professore e la Cana jatta” di Patrizia Rinaldi. Racconto particolarissimo, complesso, diverso dagli altri per lo stile inconfondibile che è la cifra dell’autrice.
In “Il mostro del pantano” di Paolo Regina, invece, niente animali: qui troviamo solo l’amore tradito e quello proibito che, inevitabilmente, può sfociare in qualcosa di terribile.
Tra i più belli, a mio personalissimo giudizio, e tra i più Cozy c’è, poi, “Cuore di mamma”, il racconto di Alice Basso. Due giovani sorelle, alla morte della madre, si ritrovano davanti al notaio ad aprire uno strano testamento…
E ritorna il cibo anche nell’ultimo racconto, “Cozze amare” di Barbara Perna. Mentre provava per il suo prossimo spettacolo teatrale, l’avvocatessa Amalia Carotenuto riceve una chiamata che la – e ci – porterà dentro un processo per un delitto dagli strani, incerti e frastagliati connotati.
E dunque, racconti belli (non tutti allo stesso modo, è normale, ma quelli sono gusti), ben scritti, leggeri ma non scontati: l’ironia è un ottimo mezzo per esorcizzare gli ostacoli ed affrontare l’ignoto, il male, le paure, e qui se ne può far incetta. Lettura consigliata? Certo che sì!
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