DMV – Bentley Little
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“DMV” di Bentley Little, traduzione di Ariase Barretta per Vallecchi Firenze Editore è un romanzo horror corposo (più di 500 pagine) ma scorrevole ed avvincente, la cui trama è una complessa allegoria della società contemporanea.
“Lasciare il DMV non è così facile come si potrebbe pensare.
A volte sono necessari dei sacrifici”.
Leggiamo questo estratto con il necessario tono ironico per capire appieno la trama, a tratti surreale, del romanzo: il DMV, cioè Dipartimento della Motorizzazione Civile, è l’organo deputato a rilasciare le patenti di guida, effettuare rinnovi, verificare multe.
Nella fantasia horror di Bentley Little diventa un luogo inquietante che manipola e si infiltra in modi del tutto immotivati nella vita privata dei cittadini, mettendo in campo meccanismi di pressione psicologica ed abusi di potere illeggittimi.
Tutti gli utenti odiano il DMV a causa dei disservizi che subiscono: documenti persi, istanze ignorate ed individui resi pressochè invisibili, nonostante continue e reiterate richieste di risoluzione a problemi amministrativi.
La rabbia degli utenti verso questo istituto che non dà risposte alle loro necessità (procrastinando all’infinito i rinnovi della patente oppure rispondendo in modo inadeguato) appare al lettore molto vicina a certo senso di inferiorità ed inadeguatezza che a volte sperimentiamo quando ci rivolgiamo agli uffici della Pubblica Amministrazione – in cui talvolta vaghiamo insicuri.
Ma l’essere ignorati dal DMV potrebbe persino essere una fortuna … “perché una volta che per qualche motivo ti sei fatto notare …” il DMV diventa una persecuzione: non solo per il singolo individuo che si “è permesso” di reiterare più volte la propria richiesta – infastidendo gli impiegati allo sportello – ma anche per tutte le persone che gli stanno intorno (parenti e tutti coloro che lui conosce), arrivando fino a distruggerli.
E’ ciò che accade ai protagonisti della vicenda: Tod Klein e sua moglie Rosita, suo fratello Jorge e la moglie Beverly, Zal – tutti loro entrano in contatto più o meno direttamente con gli uffici del DMV e sperimentano situazioni che dal tragicomico virano all’inquietante ed infine all’essere in pericolo di vita.
C’è chi deve affrontare l’esame scritto per il rinnovo della patente, le cui domande assurde accrescono l’irrazionale preoccupazione di non riuscire a superarlo mai; e chi risponde a test attitudinali per trovare un impiego al DMV, aspettandosi quesiti sui veicoli a motore, sulle norme autostradali o problemi matematici nel caso in cui l’incarico preveda funzioni contabili.
Niente di tutto ciò!
Il sistema DMV è “progettato per individuare le potenzialità degli esaminati” con domande raccapriccianti quali ad esempio:
“Per salvarti la vita saresti disposto a:
A. rubare soldi ad un cieco
B. spezzare il braccio ad un bambino innocente
C. uccidere una donna incinta”.
Bentley Little trascina il lettore nell’inferno di un palazzo che nasconde orrore e crudeltà, in cui le vite degli individui sono manipolate e distrutte.
Chi vuole lavorare per il DMV deve inoltre affrontare un periodo di addestramento “immersivo, in un ambiente identico a quello reale” in cui le prove da superare sono gravate da follia e servitù.
“Gli sembrava che quello fosse un campo di concentramento oltre che di addestramento”.
Di pagina in pagina anche il lettore sperimenta la perdita di controllo della propria esistenza con dolore, rabbia e disperazione; non manca poi l’elemento horror a partire dalla descrizione degli ex-dipendenti che sono riusciti ad allontanarsi dal “regime” DMV – e che sono ora tutti mutilati o sfigurati.
Bentley Little semina il sospetto già nelle primissime pagine: perchè tutti coloro che si rivolgono al DMV sono “intrappolati” in assurdi cavilli o addirittura scompaiono?
Gente che svanisce nel nulla, torture e mutilazioni e persino il lavaggio del cervello di chi affronta il percorso di addestramento: il DMV è come una setta il cui vero scopo è l’indottrinamento ed il tentativo di “convincere ad amare il DMV” così da creare una genia di individui atti al comando e pronti a tutto pur di ottenere ciò che vogliono.
Il DMV, con la metafora della burocrazia soffocante, molesta e crudele e le torture inammissibili a cui sottopone, ricorda il regime nazista, generando nel lettore brividi – e addirittura si fa un chiaro riferimento al nazismo quando Todd ottiene il tanto agognato rinnovo della patente, il cui numero di codice guarda caso è proprio lo stesso che la sua bisnonna (sopravvissuta ad Auschwitz) aveva tatuato sul braccio.
“DMV” è una rete misteriosa malvagia e disumana, e la penna soffocante di Bentley Little suscita nel lettore un claustrofobico desiderio di fuggire ma al contempo di combattere – contro i poteri superiori che cercano di forzare ed opprimere le singole menti annientando gli individui, e contro ogni forma di costrizione psicologica.
“Tanto per fartelo sapere: avere la patente è un privilegio, non un diritto. Devi sudartela!”.
Bentley Little, scrittore horror classe 1960, “spaventoso, divertente, strano, satirico, surreale” a detta del maestro Stephen King, è pubblicato in Italia da Vallecchi Firenze ed è già stato ospite di Thriller Cafè con “The Revelation” e “The consultant”.
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