brian garfieldPoiché questo blog è dedicato a chi legge, ma anche a chi scrive, ho deciso di proporre qualche lezione di scrittura, ovviamente di genere thriller. Oggi vi riporto le prime 5 regole indicate da Brian Garfield, noto scrittore e sceneggiatore (dal suo romanzo “Death wish” è nato Il giustiziere della notte interpretato da Charles Bronson).
Eccole qua…

Gli inglesi li chiamiamo thriller, e nel nostro modo più vago li chiamiamo romanzi di suspense.
Contengono elementi di mistero, romanticismo e avventura, ma non rientrano in categorie restrittive. E non sono circoscritti da sistemi artificiali di norme come quelle che regolano il whodunit (giallo classico, ndt) o il romanzo gotico.

Il campo è sufficientemente ampio per includere Alistair MacLean, Allen Drury, Helen Maclnnes, Robert Crichton, Graham Greene, e Donald E. Westlake. Il mercato non è limitato dalle stimmate di etichette di genere e, pertanto, il potenziale successo di un romanzo in questo campo è illimitato: Il giorno dello sciacallo, per esempio, è stato un’opera prima.

L’oggetto del gioco è: adescare il lettore, fargli voltare le pagine per scoprire che cosa accadrà in seguito.
Le regole sono più difficili da definire, ma sono poche, e sono elastiche. Il professionista esperto impara le regole principalmente al fine di sapere come romperle a effetto. Ma siccome ci sono, le regole possono essere definite come segue.

1) Iniziate con l’azione; spiegherete in un secondo momento.

Si tratta di un’estensione di un famoso principio di Raymond Chandler: Quando le cose rallentano, fai entrare un uomo con una pistola. Per incoraggiare il lettore a voltare a pagina 2, dategli qualcosa a pagina 1 – conflitto, difficoltà, paura, violenza.

Mi rendo conto che avete un sacco di sfondo che deve essere stabilito, che porti ai primi momenti di palese conflitto, ma potete farlo nel capitolo 2. Usate un flash back, se necessario. Ma nel capitolo 1, mettete in pista lo spettacolo.


2) Rendete le cose difficili per il vostro protagonista.

Dategli un degno antagonista e fate che le cose sembrino senza speranza. Non trovategli facili soluzioni. Più dura è l’opposizione, più ogni cosa si accanisce contro il protagonista, meglio è.

3) Pianificate in anticipo; sarete ripagati più tardi.

Non inserite nuovi personaggi o fatti alla fine per aiutare a risolvere il dilemma del protagonista. Egli deve arrivare alla propria soluzione basata su un conflitto che è stabilito in una fase precoce della storia.

Nessuna cavalleria in soccorso, né improvvisi ritrovamenti di lettere rivelatrici scritte prima di morire da un personaggio che compariva al capitolo 3. (A meno che, naturalmente, non abbiate stabilito nel capitolo 4 che una tale lettera esiste, e nel seguito ci sia stata una gara tra il protagonista e i suoi nemici per vedere che avrebbe trovato prima la lettera.) Nessuna cavalleria in soccorso.

4) Date l’iniziativa al protagonista.

Tutta la buona scrittura drammatica si centra sul conflitto: interiore (alcolismo, complesso di edipo) o esterno (un pericoloso nemico, una forza di polizia segreta aliena). Solo nelle scadenti fiction gotiche il protagonista è abitualmente e paurosamente in balia delle forze del male che lo sballottano in giro a loro piacimento.

Il miglior racconto è di solito quello in cui il protagonista prende misure attive per raggiungere un obiettivo impossibile contro ogni probabilità, o per evitare che le forze che lo contrastano possano sopraffare lui o i suoi cari. Il protagonista può iniziare con il reagire, ma alla fine egli deve agire di propria iniziativa.

5) Date al protagonista una motivazione personale.

Non più è accettabile che l’eroe possa risolvere un mistero semplicemente perché presenta un interessante dilemma logico. Più intimo è il suo coinvolgimento nella causa principale di conflitto della storia, meglio è.

Egli stesso, o il suo obiettivo, dovrebbero essere in pericolo: la sua stessa vita o quella dei suoi cari, oppure il suo migliore amico è stato ucciso, o ancora egli è il tipo di personaggio i cui valori e principi non gli consentono di restare inerte e permettere alle ingiustizie di distruggere le persone che ha intorno.

Qualunque sia il conflitto, se perde, il protagonista deve andare a qualcosa che gli costi terribilmente; questa è l’essenza.

Erano queste le prime 5 sintetiche indicazioni dettate da Garfield. In attesa delle restanti 5, cosa ne dite? Utili o scontate? Condivisibili o no?

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Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

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