Dare e avere – Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini
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L’investigatore privato Michele Astengo compare nel panorama letterario italiano sette anni fa con Acque torbide, il suo primo romanzo. Negli anni a seguire, i suoi creatori Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini (che abbiamo l’onore di vedere come super giurati nella 2a edizione del concorso Thriller Café), pubblicano sempre con l’editore Frilli La superba illusione, L’essenza della colpa e, ultimo in ordine cronologico, Dare e avere.
All’uscita del primo romanzo, su Thriller Cafè scrissi una recensione dove elogiavo il duo Novelli/Zarini per aver creato un personaggio psicologicamente completo sotto ogni aspetto e di aver vinto la difficile sfida di scrivere un hard-boiled italiano rispettando le regole di scrittura del genere.
In questi anni ho seguito Astengo nelle sue successive indagini e mi sono sempre rafforzato nelle mie prime impressioni. Con l’ultimo Dare e avere, oltre a confermare quanto detto in precedenza voglio aggiungere che mi è successa una cosa che mi capita di rado leggendo un personaggio seriale: mi è sembrato di ritrovare un vecchio amico e di sentirmi perfettamente a mio agio. Ho avuto la piacevole sensazione di rivedere Genova, apprezzarla e sentirla mia. E questo, credetemi, non è poco. Perché innalzare l’ambientazione a co-protagonista di un romanzo è molto difficile ed io mi sono mosso con facilità fra i carruggi e le scale del palazzo Doria-Donovaro, mangiando focacce nelle sue bassezze criminali, anche se sono convinto che la salsedine, così come la storia, la criminalità e il pane e panelle che da siciliano mi sono portato nella lettura, mi abbia aiutato ad ambientarmi meglio, unito in questo gemellaggio nazionale dalle note, non a caso, del tango argentino che per temperamento e ambientazione possono essere le uniche a unire i due poli investigativi di quest’Italia noir.
Molto piacevole è stato incontrare di nuovo la bellissima Dalia, che da personaggio secondario, in questo Dare e Avere ha una parte importante nella storia. È stato bello rileggere dei suoi occhi, della bellezza travolgente e del suo essere donna ricca di silenzi espressivi e irripetibili. E bello è stato scoprire che questo personaggio minore ha avuto una evoluzione nella sua fragilità muta e rigorosa. E ancor più bello è stato ritrovare Lui, Michele Astengo, quell’investigatore privato che tira a campare, con pochi soldi in tasca e una casa vuota quando ritorna la sera. Che respira l’aria delle sue sigarette, che si amminchia con certe stupidaggini, come spiare il cinese che vede ogni giorno dalla finestra del suo ufficio arredato con mobili dozzinali sebbene si trovi in un palazzo d’epoca. È stato bello riappropriarmi dei suoi pensieri, insieme alle abitudini, modi di fare, considerazioni ed al suo tipico modo d’indagare, ma stavolta con gran sorpresa vedo che c’è stato un tentativo di evoluzione anche in lui, perché dietro quella scorza dura e cinica del perfetto dannato detective americano, ci sono delle debolezze umane alle quali resiste con inguaribile fede nelle sue convinzioni.
Il romanzo vede l’investigatore privato Astengo coinvolto suo malgrado in una sporca indagine, dove gli interessi del Dio denaro sovrastano l’umano pensiero, dove i cosiddetti poteri forti schiacciano gli individui, li asservono, li ricattano, li umiliano. Una storia carica di situazioni dove in gioco non c’è solo la sua vita, ma anche quella di altri. Degno di nota è il finale ricco di colpi di scena imprevedibili che schiacciano l’occhio al delirio del più autentico pulp pieno d’ironia ridicolizzante: così un malvagio colletto bianco diventa un perfetto cattivo da Marvel collection; una supereroina superpoliziotta bionica, logicamente con capigliatura rossa, vanta parentele con il Terminator di turno; un commissario di polizia amico e fedele si muove con la spregiudicatezza di un tenente Colombo; una giovane e bellissima donna rapita dal cattivo di turno lancia il suo grido di liberazione e aspetta di essere liberata dall’eroe che non può essere che Lui: Astengo. Eroe contro voglia, e contro se stesso. Eroe dal tratto umano, ma solo per un poco, anche se sono sicuro che prima o poi sarà il tempo a fregare questo sprezzante, cocciuto, riottoso, ermetico Astengo.
Io nel finale ho visto un perfetto mix di hard-boiled, poliziesco, horror e pulp delle più gustose sagre Tarantiniane. Piacevole, ironico, pazzesco e mozzafiato. Poi, dopo, tutto torna alla normalità. Astengo ridiventa quel delizioso, ostinato, ironico investigatore che non vuole rotture di scatole nel lavoro come nella vita, e Genova con i suoi carruggi ingoia tutto.
Solo un’ultima considerazione, che poi è un elogio agli scrittori Novelli e Zarini. Scrivere un finale così lungo, complesso, pieno di colpi di scena che riassume in sé tutti i generi letterari dell’hard-boiled, poliziesco, horror e pulp, con una scrittura veloce, ironica e scorrevole, con un susseguirsi logico nelle vicende, con una esatta e corretta cronologia degli eventi, immersa in un’ambientazione ed atmosfera perfetta, non è cosa da poco. Questo è talento e ci tenevo a dirvelo.
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