Avevo appena terminato di leggere la prima avventura di tal Edna Silvera (l’aletta anteriore del libro già promette una intera “nuova serie”), nuovo personaggio ideato da Valeria Corciolani che, neanche a farlo apposta, mio papà mi inviava per mail un pensiero sull’etica dei magistrati: “Il soggetto  che assume liberamente la funzione di giudicare e di erigersi ad operatore che dice alla collettività ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, deve necessariamente accettare di porsi a livelli di impegno personale e sociale estremamente particolari in positivo.  La deontologia del magistrato deve essere estremamente severa; ciò proprio per bilanciare la assenza di responsabilità”(1).

Nella dialettica delle parti, è inevitabile assumere atteggiamenti critici nei confronti dell’avversario, e questo si riversa contro la categoria “giudici” quando di professione si è scelta quella dell’avvocato ma – ammettiamolo – pubblici ministeri come il dott. Bassi (che in questo romanzo conduce l’indagine sulla morte sospetta di un antiquario, rectius, un robivecchi in odor di contrabbando) in giro ne ho incontrati pochi. E’ presente, fa sopralluoghi, ascolta testimoni, si avvale – ovviamente a scrocco, ma serve alla trama – di una consulente tecnica di prim’ordine come la nostra storica dell’arte (defenestrata o quasi dalla Facoltà universitaria) e soprattutto dimostra grande modestia quando non capisce. Incredibile! E quindi simpaticissimo. I duetti con Edna Silvera sono pagine godibilissime di dialogo, dove ti pare persino di vederli i due: lei, ruvida e spiccia come solo le donne liguri sanno essere (o come solo le scrittrici liguri sanno descrivere efficacemente) che gli spiega la differenza tra il giallorino e l’orpimento, o gli snocciola i passaggi alchemici del nigredo-albedo-rubedo o ancora prova a ricordargli (perché lui, ebbè, via, dovrebbe saperlo) che la pietra filosofale non aveva solo il potere di trasformare in oro, ma anche donare immortalità ed onniscienza e lui… che tarda a capire.  Però lo ammette e chiede chiarimenti. Magistrale, questo magistrato ideale!

La vicenda ha altri tratti surreali, altrettanto divertenti: intanto la protagonista trae notevoli ispirazioni dall’osservazione del proprio pollaio, dove razzolano sette galline chiamate come altrettante dive del cinema (c’è la Garbo, la Bette Davis, ecc.) e deve affidare sua madre, arzilla quanto insopportabile (a proposito, la ultrasettantenne stilosa e pretenziosa impazza come personaggio ultimamente, vero?) non ad una badante – perché vengono tutte cacciate o costrette alle dimissioni – ma ad un vicino di casa, pressochè obeso (lui sostiene di ingrassare solo sognandoselo il cibo), avvolto in broccati e calzato di babbucce che per il proprio compito di damo di compagnia pretende tele ed altre opere d’arte. Ma tant’è, così lascia il tempo a Edna di ficcare il naso tra botteghe dell’entroterra, trittici trafugati dai nazisti e soprattutto inaccessibili pagine web delle case d’asta (non da sola, beninteso, non ne sarebbe in grado, ma grazie al belloccio e disponibilissimo informatico della porta accanto).

Insomma, 375 pagine che si leggono d’un fiato, grazie ad una prosa originale che pare attorcigliare le parole ai concetti che vogliono esprimere (“ciocchettare piatti e tazzine”, “liscio egocentrismo felino”, “una pigrite mista a voglia di tana”: rendono eh?) e a numerose criptocitazioni colte, refrain musicali e definizioni latine che, a chi ricordano vagamente qualcosa (Tizio, che “tanto fu inviso agli Achei”), stimolano un sorriso di nostalgia per i tempi del liceo e subito dopo quella bottarella di orgoglio perché ce le si rammenta ancora.

  1. Piero Pajardi: La deontologia e responsabilità dei magistrati
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Con l'arte e con l'inganno
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Con l'arte e con l'inganno
  • Editore: Rizzoli
  • Autore: Valeria Corciolani