Tersite Rossi: chi è costui? Un collettivo di scrittura formato da Mattia Maistri e Marco Niro. Sono loro gli autori di Chroma – Storie Degeneri (Les Flâneurs Edizioni, 2022.)

La scelta del nom de plume passa per Tersite, antieroe omerico brutto e codardo, e Rossi, un omaggio all’uomo della strada, quello confuso tra i suoi propri simili. Le storie dei Tersite – ne hanno altre a precedere queste Degeneri – sono popolate da esseri coraggiosi e puri, come da altrettanti diabolici o menefreghisti. Varia umanità che spesso svolta al disumano come precetto d’esistenza.

Chroma è strutturato in cinque racconti che “graffiano come le spine di una rosa o gli artigli di un mostro.” E titolati ciascuno col nome di un colore: Bianco (prologo) e poi Nero – Blu – Giallo – Rosa – Rosso. Eppure nessuno dei testi può definirsi thriller nella classificazione d’un ipotetico bibliotecario. Niente morti violente, indagini, suspence, assassini sfuggevoli, detective in difficoltà.

Un fil rouge realizzato col brivido, però, lega i racconti. Sebbene non corrispondano i colori dei titoli: forse il primo, Nero; gli altri van per conto loro fin dalla dichiarazione iniziale.

In corso di lettura scoprirete come I Tersite sovvertano ogni genere letterario, mixandone diversi – surrealismo su tutti – per comporre la bobina sulla quale i personaggi svolgeranno le loro vite, e quelle di chi si troveranno accanto. Sia per decisione propria sia per destino. Il fato vaga dentro Chroma, suadente dispettoso ingombrante e inesorabile. Di volta in volta appare sotto forme diverse, ineluttabile e indisponibile: così è, e così sia.

Mi chiederete: se Chroma non è un thriller cosa ci fa qui? Perché è ottimamente scritto, quindi può stare benissimo dappertutto. Errore sarebbe costringere Chroma in una specifica categoria, ne svilirebbe l’idea che i Tersite hanno del mondo, di chi lo abita e delle loro vite.

La forma, più del contenuto, è la vera protagonista: con la Leggerezza in prima fila. Quella Leggerezza numero uno de Lezioni Americane di Italo Calvino. Quella Leggerezza mista potenza a restituirci vividi gli episodi narrati. Plasmati nella forma a sostenere l’impalcatura della trama, a volte con periodi brevissimi come nella migliore tradizione delle scuole di scrittura. Altre in totale assenza di segni d’interpunzione, come nelle evidenti buone letture fatte nel tempo dagli autori.

Resto nel generico, analizzare i racconti presi uno ad uno renderebbe poco e male la struttura complessiva del tutto. Fil rouge sì, ma filo che leghi cinque storie no. Ciascuna urla e sussurra in voce personale. Mescolando a volte poche, a volte molte, voci. Un solo esempio: il racconto Giallo si snoda in una lunga ronde che inizia da un protagonista, passa ad altri per poi infine tornare sul primo.

Ricordo che una delle difficoltà nel produrre a quattro mani è la coordinazione. Chi legge deve notare un tutto  omogeneo, ben amalgamato per essere unico. Anche se con stili differenti, e questo costituisce ulteriore dimostrazione d’abilità.

I Tersite volano alto scavando in perfetta sintonia d’intento su temi attualissimi. Il racconto Blu (sottotitolo: Tra 84 anni) mostra una realtà distopica rispetto al tempo di adesso, eppure ci si accorge che ogni componente, vivo o inerte, già oggi è qui.

Chroma conta piccoli attori, spesso addirittura minuscoli e/o insignificanti, nella loro quotidianità: siamo noi e quel che ci circonda. Funaboli a cavallo d’una corda sospesa nel vuoto, senza rete. In balia della sorte o disperatamente intenti a piegare quella sorte alle nostre deboli volontà. Descritti con un capace servizio della parola, mai banalizzata, mai opportuna, sempre efficace.

Chi ami le lettere non può tralasciare Chroma. E quando ne chiuderà l’ultima pagina resterà per qualche momento – o forse più – leggermente stordito. Come nel vedere svelato qualcosa che avremmo preferito tenere coperto e lontano dalla nostra, come usa dire oggidì, comfort zone.

Recensione di Gioia Verni.

Chroma: Storie degeneri
  • Tersite, Rossi (Author)