Certe fortune – Andrea Vitali
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Garzanti continua a presentarci I casi del maresciallo Ernesto Maccadò scritti dal prolifico Andrea Vitali e questa volta tocca a quello che, già a partire dall’azzeccata scelta di copertina, per proseguire poi con il titolo per esteso, sembra essere il volume più divertente dell’intera serie.
Serie che, pur avendo finalmente avuto la “consacrazione” ufficiale con il precedente “Nome d’arte Doris Brilli“, è in realtà esistente da parecchio tempo, e Maccadò è personaggio che spunta e torna per molti romanzi, da “Galeotto fu il collier” a “Quattro sberle benedette“, passando per “Le belle Cece” o “A cantare fu il cane” e tanto altro ancora.
Avendo accennato al titolo per esteso, andiamo prima di tutto a riportarvi parola per parola quel che appare sulla copertina. Certe fortune: I casi del maresciallo Ernesto Maccadò – Allarme rosso a Bellano: un toro, noleggiato per ben altri scopi, a causa di una maliziosa imprudenza semina feriti come piovesse.
E potrebbe quasi bastare come riassunto della trama di “Certe fortune“, se non fosse che Ernesto Maccadò dovrà occuparsi anche di altro lungo le 416 pagine della nuova uscita Garzanti.
L’impegnatissimo maresciallo spazierà dalle preoccupazioni a livello personale, visto che sua moglie Maristella è soggetta ad anomali svenimenti, forse per via del fatto che non si è ancora abituata al trasferimento e alla realtà di Bellano, a problemi di altro tipo.
Bellano, con le sue poche migliaia di abitanti, non può certo dar vita a chissà quali crimini da serial americano, ma grazie alla penna di Andrea Vitali anche solo l’inaugurazione del tiro a segno o un turista tedesco chiuso nel bagno di un battello riescono a diventare “casi” impegnativi per il nostro Ernesto Maccadò.
A inizio post abbiamo definito “prolifico” Andrea Vitali, ma a ben guardar l’aggettivo non rende alla perfezione la vastità della produzione dell’autore né il ritmo incessante. Uno sguardo alla sua bibliografia presente sulla pagina Wikipedia a lui dedicata di ben sessantacinque titoli pubblicati dal 1990 al 2018, con alcune annate straordinarie durante le quali lo scrittore ha saputo sfornare anche quattro o cinque romanzi.
E in molte di queste opere i veri protagonisti sono il lago di Como e Bellano, luogo di nascita e di attuale residenza di Andrea Vitali e ambientazione perfetta per le indagini di Maccadò, narrate dallo scrittore con arguzia e ironia.
Cerchiamo ora di scoprire un po’ più nel dettaglio cosa combinerà il “toro scatenato” andando a riassumere la trama di Certe fortune.
5 luglio 1928. Un colosso di circa dodici quintali è in procinto di avventarsi su Bellano. O, per meglio dire, il sensale di bestiame Gustavo Morcamazza sta arrivando, di buon ora, a Ombriaco, frazione di Bellano, a casa dei coniugi Piattola, Mario e Marinata. Morcamazza arriva conducendo un autocarro il toro da una tonnellata e duecento chili insieme a due maiali e Marinata conta molto su quel gigantesco animale per consolidare la sua attività.
Da qualche anno si è infatti inventata un bel giro d’affari: durante il periodo della monta lei noleggia il toro, ricavando poi ottimi profitti sulla monta delle vacche di tutto il territorio intorno a Bellano, in particolare su tutti i proprietari interessati alla “precedenza”, che sono convinti che le prime monte siano anche quelle che rendono meglio. Si tratta di poca spesa, scarso impegno e ottimo rendimento, basta solo saper controllare l’immenso animale, perché se una bestia di quelle dimensioni e peso dovesse per caso scappare e precipitarsi in paese, potrebbero sorgere molti guai.
E immancabilmente accade proprio questo: un toro colossale che impazza per Bellano. E come se non bastasse questo problema o tutti gli altri guai che assillano il maresciallo Ernesto Maccadò, ecco che si mette in mezzo anche Tartina, il capo locale del partito, che non vuole farsi scappare l’occasione per dimostrare di saper ripristinare l’ordine meglio di chiunque altro.
Con quali risultati, lo scoprirete leggendo Certe fortune di Andrea Vitali.
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