Ali di vetro - Katrine Engberg - recensione

Ali di vetro di Katrine Engberg, pubblicato da Marsilio con traduzione di Claudia Valeria Letizia, è il romanzo che recensiamo oggi al Thriller Café.

Ali di vetro segue Il guardiano dei coccodrilli, sempre pubblicato da Marsilio nel 2020, di cui ritroviamo alcuni personaggi, a cominciare proprio da un inaspettato incontro con Ester De Laurentis che i lettori del primo libro ricorderanno certamente.

Si tratta del secondo libro con protagonisti l’assistente di polizia Jeppe Kørner e la sua energica compagna di squadra, Anette Werner che, tuttavia, al momento si trova in congedo di maternità.

Alle 5:40 di un mattino di ottobre, un ragazzo nota qualcosa di strano che galleggia dentro una famosa fontana al centro di Copenaghen. Avvicinandosi per guardare meglio si accorge che si tratta di un cadavere: è una donna, è nuda ed è morta dissanguata. Nei dintorni, però, non c’è alcuna traccia di sangue, quindi la donna è stata uccisa altrove mediante alcuni tagli sulla pelle, ben visibili, che ne hanno provocato un lento, ma inesorabile dissanguamento. La vittima era un’operatrice sociosanitaria che, da un paio d’anni, lavorava in uno degli ospedali della città. Ma chi l’ha uccisa? E perché? La sua sarà solo la prima di una serie di morti che presentano le stesse, peculiari caratteristiche. Ma chi è la figura incappucciata che, a bordo di una bicicletta da carico, trasporta i cadaveri per lasciarli nelle acque della città?

Mentre indaga sulla morte della prima vittima e su quelle che verranno, mentre brancola nel buio alla ricerca di un indizio a fronte di troppi sospettati e di racconti fumosi e lacunosi, Jeppe avverte forte la mancanza della sua compagna di squadra. La donna, nel frattempo, non ce la fa a restarsene in disparte a godersi la figlioletta appena nata, così comincia a fare ricerche ed indagini per conto suo… Ben presto salterà fuori uno strano collegamento con un istituto di cure psichiatriche per bambini e ragazzi: si chiamava “Residenza La Farfalla”, ma è chiuso da anni. Cosa c’entrano le vittime con quel luogo?

Tra tentativi a vuoto e false partenze, Jeppe e la sua squadra indagano su queste morti così sospette, inspiegabili e scenografiche e questo li avvicina al mondo vario e spinoso delle case di cura per persone con problemi psichici. Ciò che verrà fuori fa rabbia ed indigna: cosa succede davvero negli ospedali che accolgono pazienti con malattia mentale? Come vengono trattati questi pazienti? Come persone da curare o forse come rifiuti della società da parcheggiare e magari sfruttare per i propri interessi? Qual è realmente il loro futuro? O meglio, ce l’hanno davvero, queste persone, un futuro?

Al di là degli omicidi, quella raccontata in Ali di vetro è una storia comune, troppo verosimile perché non sia accaduta davvero in qualche posto del mondo. La prosa della Engberg è molto fresca, schietta, ricercata senza essere ampollosa, il che smorza i toni da melodramma annunciato o da rivoluzione di carta rendendo la narrazione ancora più credibile, specialmente quando a parlare sono loro, i ragazzi che una volta risiedevano alla Farfalla. Il rovescio della medaglia, tuttavia, è che questo thriller non è incisivo quanto avrebbe potuto, è una lettura d’evasione che affronta temi molto caldi, ma non sfonda la barriera dei libri da ricordare. La serie, poi, procede a piccoli passi; i due protagonisti, Korner ed Anette, pur essendo fra loro molto affiatati e, presi singolarmente, sarebbero dei bei personaggi da approfondire, non restano abbastanza impressi. Diverso è, invece, per i personaggi secondari che dimostrano molto potenziale di crescita nella serie. Basti pensare, solo per citarne un paio, a Ester De Laurentis – l’anziana scrittrice ex docente co-protagonista del romanzo precedente che ritroviamo con piacere anche qui – o all’agente Falk, altrimenti detto Mr Bretella, che, sebbene delineato in tono alquanto macchiettistico, anima le pagine e soprattutto si fa ricordare.

Un ruolo speciale ce l’ha, in questo come nel primo romanzo, la città di Copenaghen: la capitale danese viene qui raccontata con la familiarità di chi la conosce bene e la ama, sebbene c’è da dire che anche quest’aspetto è leggermente sottotono rispetto al primo episodio della serie. La storia, in generale, è ben scritta e la tensione è ben calibrata… una buona prova, dunque, una buona conferma per quest’autrice promettente che, tuttavia, può fare di più.

Katrine Engberg, classe 1975, è nata e vive a Copenaghen. Ex ballerina e coreografa con un passato in televisione e teatro, si è dedicata alla scrittura di romanzi polizieschi. Il primo, Il guardiano dei coccodrilli, ha dato il via alla serie con Jeppe ed Anette che sta riscuotendo discreto successo. D’altronde, nonostante i temi trattati siano tutt’altro che leggeri, nei libri della Engberg si avverte una freschezza che, se unita alla profondità delle trame e dei loro risvolti psicologici, è abbastanza rara da trovare in un’autrice agli esordi. Non ci resta che attendere l’uscita del prossimo libro per tornare a leggere di Jeppe e Anette: ora li conosciamo un po’ di più, ma alla lunga potrebbe non bastare per ricordarli e distinguerli dalla massa degli agenti, ispettori, poliziotti, commissari che animano le pagine dei thriller di oggi e di ieri. In conclusione, Ali di vetro è una gradita conferma, una buona lettura, leggera ma non banale, nonché un ottimo spunto di riflessione su certi luoghi e su chi, suo malgrado, li abita. E va da sé che la riflessione sulla nostra società e sul modo di porsi – e di porci – nei confronti del disagio psichico è necessaria e viene persino naturale.

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Ali di vetro
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Ali di vetro
  • Engberg, Katrine (Author)