Domenico Cacopardo, siciliano di origine ma parmense di adozione, è stato più volte definito “l’anticamilleri”. Siamo certi che al nostro autore non piaccia tale definizione. Uno scrittore non può gradire di essere definito “A contrario” rispetto ad un altro autore. Però è un fatto che le similitudini tra i due ci sono: entrambi sono siciliani d’origine ma hanno vissuto gran parte della propria vita altrove; ciononostante entrambi conservano con la loro isola un legame forte e profondo che permea la loro scrittura; entrambi scrivono gialli contemporanei che hanno al centro un protagonista fisso; ma entrambi ogni tanto fanno una digressione nel romanzo storico, l’Ottocento per Camilleri, il Settecento per Cacopardo. Da qui, evidentemente, l’accostamento.
Ma i due autori sono in realtà molto diversi. Soprattutto nella scrittura. La narrazione di Cacopardo ha un’impostazione classica, un periodare complesso, molto organico, una costante tensione all’analisi psicologica dei personaggi, con poca indulgenza verso il colore, l’effetto ironico, tanto meno certo sicilianismo divenuto troppo di moda; nonostante che Italo Agrò, sostituto procuratore della Repubblica a Roma, l’investigatore di Cacopardo, siciliano sia, e profondamente e siciliani siano anche alcuni suoi collaboratori.
“Agrò e i segreti di Giusto” è l’ottavo romanzo che vede al suo centro il sostituto procuratore e ci propone una storia complessa, a tratti tortuosa, con numerosi personaggi. L’intreccio si basa su di un cold case: anni addietro Giusto Giarmana, ingegnere delle ferrovie è deceduto inseguito a suicidio. Ma la sua compagna, Olga Semmelweis Zalanii, bella e brillante avvocatessa di origine ungherese, è invece convinta che il suo uomo sia stato assassinato. Olga sottopone il giudice ad un vero e proprio assedio e alla fine Argò, tutt’altro che insensibile al fascino femminile, pur poco convinto, decide di riaprire il caso.
L’ingegno investigativo del procuratore in effetti non tarda a intuire i molti punti oscuri che circondano il presunto suicidio. In particolare al centro dei possibili moventi c’è un audace progetto di una linea ferriviaria ad alta velocità, destinata ad unire Trieste e Budapest, al quale lo scomparso stava lavorando. Guidato da un diario privato che Giarmana scriveva giorno per giorn e, che Olga gli consegna, Argò si addentra tra i meandri di una fosca vicenda di interessi industriali e commerciali contrapposti, sparsi nell’Europa dell’Est. Quindi, in un susseguirsi di colpi di scena ad alta tensione, giungerà a svelare il mistero e rendere giustizia alla vittima.
Il romanzo è un vero e proprio meccanismo perfettamente funzionante lungo il quale non mancano emozioni, ma anche momenti di intenso lirismo sentimentale, perché la morte segue la vita e la vita è sempre animata o tormentata dall’amore. Cacopardo riesce a tenere mirabilmente in equilibrio armonico tali elementi, grazie alla sua brillante architettura narrativa che costituisce la cifra della sua assoluta originalità di scrittore.
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