1989 – Val McDermid
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Val McDermid ha un passato da giornalista di scarsa fortuna, ma la fama l’ha raggiunta come scrittrice di gialli, ottenendo il successo nel 1987.
Con “1989“, ci porta nel passato, nel 1989 appunto, sulle strade di allora, per vedere quando e come ricordiamo gli eventi che sono protagonisti nel libro. Un viaggio emozionante nella storia, attraverso le inchieste di una giornalista intrepida. Allie Burns è esasperata. Da brillante giornalista d’inchiesta è passata a dirigere la redazione del nord dell’Inghilterra, occupandosi di un gruppo di freelance a caccia più di gossip che di vere notizie, con un capo, Ace Lockhart, che punta al profitto e non gli interessa se calpesta gli altri o la verità viene distorta. Sempre più schiacciata in un lavoro che non sente più suo, Allie si imbatte in un’informazione strana: i malati di HIV della Scozia lasciano Edimburgo per dirigersi in Inghilterra a caccia di cure. Perché?
Chiedendo un po’ in giro, Allie scopre che c’è qualcosa che non va nel supporto sanitario e nella sperimentazione di un farmaco che dovrebbe impedire, o almeno rallentare, la trasformazione in AIDS conclamato. Decisa a scoprire quello che tutti vogliono nascondere, partirà per Berlino Ovest, per raggiungere Berlino Est. Tra gli intrallazzi di società farmaceutiche, la Stasi e i segreti dello stesso Lockhart, Allie si infilerà in un mare di guai, per un thriller che somiglia moltissimo a una storia di spie. Val McDermid ci porta nel 1989 come non lo abbiamo mai vissuto, tra la piaga dell’AIDS, i movimenti politici che porteranno ai grandi cambiamenti come la caduta del Muro e al disgregarsi dell’URSS, con le atrocità dell’olocausto ancora da chiarire e i diritti delle donne nel mondo del lavoro e la realtà gay che inizia a imporsi alla società. Il tutto visto con gli occhi di una giornalista che farà riflettere sulla libertà e l’affidabilità delle notizie.
Con una scrittura scorrevole e immersiva, McDermid rende il 1989 di nuovo vivo. Chi ha vissuto gli anni del libro, potrà stupirsi di come certe cose le ricordava diverse, o con informazioni parziali se non lacunose; chi era troppo piccolo per capire si troverà davanti un mondo diverso, privo della patina luminosa dell’infanzia, ma ricco di cambiamenti; chi è nato dopo vedrà come certe lotte sono partite da lontano, quanto c’è voluto per arrivare alla situazione odierna, cosa ancora c’è da fare e quanta ipocrisia sia stata vissuta e non ancora sconfitta.
Il romanzo parte con una scena da thriller, con un piano omicida che si dipana davanti agli occhi del lettore, senza sapere quando il delitto avrà luogo né perché. Poi arriva Allie, la protagonista e iniziamo a conoscere lei, la sua compagna Rona, il suo ambiente di lavoro e quello delle amicizie. Allie è una giornalista, e l’esperienza della scrittrice nella medesima professione, l’ha di certo aiutata a renderla tridimensionale, con una narrazione dall’interno. Sapendo qualcosa della vita della McDermid, tra lei e la sua protagonista si possono trovare molte assonanze, forse possiamo fare un ulteriore passo e dire che Allie è ciò che Val avrebbe voluto essere se avesse avuto maggior fortuna.
“1989” è un noir che immerge nella storia e nei cambiamenti sociali, a partire dall’Inghilterra, per andare a toccare i paesi del blocco sovietico. Attraverso le descrizioni, ma soprattutto grazie ai dialoghi, entriamo completamente nel vissuto degli amori gay, dalla pochissime famiglie che accettano, alle tante che chiudono ogni rapporto perché i figli non rispecchiano le aspettative. Forte e impattante è la parte del romanzo dedicata ai malati di HIV e Aids. Lo stigma, la paura, l’ignoranza che sfocia nell’indifferenza totale, quando non arriva alla pura crudeltà e gli sforzi, colossali quanto inutili di chi cerca di fare qualcosa, di fronte a una piaga nuova, improvvisa, non attesa e di fronte alla quale si è rimasti impotenti per anni. Poi le sperimentazioni farmaceutiche, cosa muove la ricerca e cosa no, il denaro che vince su tutto e le porcherie nascoste sotto il tappeto o, in questo caso a Berlino est. In tutto questo il giornalismo è sempre protagonista, con le sue luci, ma soprattutto con le ombre. Dai giornali, dai media, ci si aspetta verità e integrità. L’autrice invece mostra come le notizie vengono manipolate, cambiate, volutamente riscritte per mandare un messaggio diverso, per fomentare determinati stati d’animo o favorire questo e quel leader politico, e tutto ciò fa riflettere. Nel 1989 i cellulari iniziavano ad affacciarsi in un mondo che era ancora grande: si lavorava con il cercapersone, il fax, i modem esterni e la loro cacofonia di suoni quando riuscivano a collegarsi, eppure è chiaro che di quello che usciva sulle testate non ci si poteva fidare. Fare un parallelismo con l’oggi è immediato. Ora che il mondo è diventato più piccolo, con tutti i podcast, i blog, chiunque che può filmare e rendere virale il proprio video, con l’IA, quanto c’è di vero, quanto è fake o con una narrazione pensata ad arte?
Con un ritmo che si fa sempre più alto e trascinante, man mano che Allie prosegue nella sua inchiesta, ritrovando la passione e lo smalto che l’ha sempre caratterizzata, con la tensione che sale, “1989” si rivela un romanzo sui ricordi, sul valore della verità, profondo e dotato di mille sfumature che non lasciano indifferenti. Anche la parte finale, che svela il segreto su un fatto oscuro della seconda guerra mondiale, si rivela toccante e ha il sapore del capovolgimento del karma, che prima o poi, nonostante soldi, fortuna e apparente intoccabilità, arriva a prendere chiunque.
1989 non è un libro da divorare, ma da assorbire con attenzione, dando valore a tutto quello che, con la trama, l’autrice ha voluto trasmettere. Per riflettere, ricordare, imparare.
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