La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin – Emma Cortesi

Editore: Fazi
Alessia Sorgato
Protocollato il 23 Agosto 2026 da Alessia Sorgato con
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Il riassunto
La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin – Emma Cortesi

In giro ci sono molte coppie di investigatori, e gli autori si sbizzarriscono a mescolare età, censi, generi e situazioni ma Emma Cortesi, classe 2001, laurea in infermieristica e professione a contatto coi detenuti, sceglie un classico confortante. Anzitutto opta per la terza età, saggia, pacata, lenta ma giudiziosa, e così i suoi segugi hanno da tempo oltrepassato i settantanni e vestono i panni rassicuranti di una portinaia e l’inquilino ex commissario. Il confort d’ambiente prosegue con l’opzione per lo scenario e allora la vicenda si snocciola a Montmartre, uno dei quartieri più sonnacchiosi e romantici del mondo, tra piccoli bistrot, vedute panoramiche e molto profumo di croissant. Persino la stagione è poco violenta: meglio la nebbia, la pioggerellina, le foglie che scricchiolano sotto alle scarpe.

Questa cartolina quasi perfetta viene macchiata ad un tratto dal cambio di abitudini di Monsieur Gorin che vive al secondo piano e che da quarant’anni, invariabilmente alla stessa ora antelucana, scende a prendersi il giornale dalla buca delle lettere e se lo va a leggere in un caffè. Ma quella mattina no: prima tarda, poi latita, poi non si presenta affatto. Berthe la custode si incuriosisce e poi si allarma e, con il sodalizio immediato di chi non ha perso la stoffa per l’inchiesta, va a verificare nell’appartamento cosa possa aver sconvolto le abitudini del suo condomino. Ed eccolo lì, accasciato in poltrona, una tazza di thè vicina, rotolata ai suoi piedi. Morto.

Non sembra suicidio, non pare omicidio, eppure i due vecchietti non si sentono sereni. Del resto, era talmente oscuro il contorno della vita di Gorin, un uomo avvolto dalla fama ma nascosto da uno pseudonimo con cui, per tutta la vita, aveva firmato i suoi testi, le sceneggiature, e trame teatrali. Cominciano dai vicini di casa, parlano con dirimpettai e sovrastanti, scoprono un passato splendente di successi ma tutto sommato timido e appartato sotto il profilo personale. Gorin aveva vissuto come se ne era andato, in punta di piedi, ma nella sua esistenza, a sorpresa, emergerà presto un amore travolgente, un’attrice forse mediocre, arrivata da Lione, che gli ha stravolto l’anima: Clèmence. Ci ha convissuto, ci ha litigato, ci ha scritto storie e trame ma lei, ad un tratto, è sparita nel nulla, lasciandolo attonito, disperato, straniato dal mondo.

Chissà se c’è un collegamento tra quel passato giovanile, così burrascoso, e questa morte dai contorni misteriosi. Berthe e Lefevre, tra un acciacco e una sosta sulla panchina, proseguono implacabili sulla loro strada, raccogliendo a fine di ogni giornata idee, progressi, spunti. Ricostruiranno la vicenda e si appronteranno per una nuova avventura condominiale, come promette la seconda di copertina, segno evidente che l’Eleganza del riccio ha lasciato un segno profondo nell’immaginario di noi lettori che, tuttora, amiamo le storie parigine di vecchie portinaie.