Robert Bryndza, classe 1979, britannico di origini slovacche è ormai uno degli autori thriller più affermati a livello internazionale, a cominciare dal suo fulminante esordio con “La donna di ghiaccio” del 2017. Una costante della sua narrativa è l’attenzione verso le donne, un sentimento di solidarietà e compassione che l’autore esprime verso le ingiustizie che il mondo dei maschi continua ad imporre al sesso debole. Non a caso la sua eroina è donna, la detective di Scotland Yard Erika Foster, che ritroviamo anche il questo suo ultimo romanzo da poco in libreria, una poliziotta coraggiosa e geniale, osteggiata dai colleghi uomini perché troppo più brava di loro. Ma quello che potremmo definire il “senso di Bryndza per le donne” si esprime anche nell’empatia con la quale egli descrive lo strazio delle giovani creature che cadono vittime del sadico serial killer che è al centro di questa fosca e appassionante storia. Lo scenario è dato da una Londra contemporanea, periferica, fredda, piovosa come solo quella città sa essere. In una triste domenica, Erika Foster si imbatte per caso in un efferato omicidio a sfondo sessuale: il cadavere di una giovane donna, torturata e solo dopo uccisa, viene rinvenuta in un cassonetto, mentre lei si trova a passare proprio in quel luogo. Erika è in un momento di crisi professionale: una serie di invidie da parte dei colleghi maschi e di conseguenti macchinazioni hanno portato alla sua esclusione dalla squadra omicidi. Ora si occupa d’altro, soprattutto non potrebbe occuparsi di quella povera vittima. Ma la Foster è una donna forte e decisa, si sente naturalmente coinvolta dal caso, che presto amplierà le sue dimensioni, perché altre vittime colpite dalla stessa mano si aggiungeranno alla prima. Lei indaga per proprio conto, riuscendo subito  a  mettere in evidenza come le indagini si stiano indirizzando su di una falsa pista e ai suoi superiori non resterà che reintegrarla nella omicidi ed affidarle il caso.

Non vogliamo svelare nulla che possa guastare il piacere della lettura, ma crediamo di non spoilerare dicendo che alla fine Erika risulterà vincente, succede sempre in questi romanzi ed è giusto che sia così. Ma la lotta tra la detective ed il sadico serial killer sarà lunga, difficile e molto pericolosa. Bryndza ci presenta una personalità di assassino completamente dominato da una divorante psicopatia, ma non per questo meno lucido, anzi provvisto di una raffinata intelligenza.

Un ulteriore elemento di originalità e quindi di interesse del romanzo sta nel ruolo che l’autore in esso fa svolgere al web. Il killer è un maestro nell’utilizzare l’informatica, nel giocare sui social e attraverso di essi creando, attraverso una molteplicità di profili e account, una spessa cortina fumogena che a lungo riuscirà a depistare e confondere gli indagatori. A lungo, ma non per sempre, perché dall’altra parte c’è Erika Foster, il suo formidabile intuito di detective e, soprattutto, di donna.

Ultimo respiro
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Ultimo respiro
  • Bryndza, Robert (Author)