The rapist - Les EdgertonThe rapist, romanzo di Les Edgerton, è il libro che recensiamo oggi al Thriller Café.

È condannato a una delusione, in questo consiste il suo inferno ed è di questo che ha paura. Finge amore e compassione per tutte le creature e sostiene che è questa la base del suo interesse, sapendo nel segreto della sua anima nera che simili sentimenti sono l’invenzione di un’umanità inquieta.

Thomas Ferris Pinter e le sue ultime ore nel braccio della morte. Il tempo e lo spazio si dilatano e contraggono in quello che è un monologo, in molte accezioni, dal sottosuolo.

E guarda dalle profondità dell’inferno, non dentro di esse, quando i suoi occhi incontrarono i miei.

Sappiamo subito dal titolo che il protagonista è uno stupratore. Il resto, la sua vita, il delitto che ha compiuto, la vita in carcere e la sua Weltanschauung emergono pian piano, nel racconto: esattamente tutta la vita e i momenti e le scene che hanno portato il protagonista ai momenti finali, nella sua ora del giudizio.

Quello sei tu, ti trovi in film diverso da quello di tutti gli altri.

Pinter si rappresenta come un gentiluomo in una rozza e volgare provincia americana in un mondo che, secondo la sua rappresentazione, è rozzo, volgare, irrecuperabile. Un coacervo caotico di umori e odori nauseabondi, di animali e le relazioni di potere che creano. Pinter è un sociopatico puro che per nascita e poi per condotta e cultura si considera migliore, altra cosa rispetto agli insetti umani intorno a lui. Un giorno stupra una donna e la stessa fuggendo muore. Pinter ammette con il lettore lo stupro, lo imputa alla vittima e ai suoi vizi e pose immorali. Non la morte della donna: è stata lei a iniziare la sequenza di eventi che l’ha portata a morire. O a essere uccisa, secondo una giuria.

I miei simili? Vuoi dire quelle creature il cui solo scopo nell’esistenza è quello di trangugiare una quantità sempre maggiore delle nostre risorse naturali? O di alimentare il loro enorme ego nel nome del “sapere”? Quell’umanità? Stai scherzando, vero?

Non è un romanzo noir d’ambientazione carceraria questo The Rapist. Le possibilità che lo siano svaniscono proseguendo nella lettura. Incapace di comprendere il senso dell’esistenza in comune Pinter comincia sempre più, all’avvicinarsi dell’esecuzione, a distaccarsi dal proprio corpo in un delirio che consiste in pagine letterarie bellissime il cui riferimento non è Bunker ma proprio Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij e Thomas Ferris Pinter nel catalogo di protagonisti insieme a quello de La distruzione di Dante Virgili.

È un pianeta. Il nostro, credo. Non c’è nulla che lo provi, ma ho questa sensazione. Il pianeta è in tumulto. Gli oceani ribollono, le montagne sputano nuvole nere e rosso fuoco liquido,il firmamento si crepa e schizza vapor ee roccia fusa che scorre come diarrea, e il cielo è blu notte , con la sola luce delle stelle a interrompere il vuoto e a delineare il furioso movimento sottostante. É una nascita e una morte, ma non so bene di quale delle due si tratti.

Ci sono momenti di luce e di speranza in questo violentatore e omicida, veri momenti di lucidità che non riguardano davvero il protagonista e il suo “corpo astrale” ma i personaggi intorno a lui che non riescono però ad ancorarlo alla realtà dei suoi atti mostruosi e alla speranza di essere altro. Un piccolo capolavoro della letteratura nera.

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