La misura del tempo - Gianrico CarofiglioA distanza di ben cinque anni da La regola dell’equilibrio (Einaudi 2014), torna l’amatissimo avvocato barese Guido Guerrieri: oggi al Thriller Café parliamo de La misura del tempo di Gianrico Carofiglio – Einaudi Editore -, sesto romanzo della serie che vede protagonista quest’avvocato ormai ultracinquantenne entrato da tempo nel cuore di una grande fetta di pubblico.

Grande amante dei libri, del cinema, del buon cibo, delle passeggiate per la sua Bari, Guido Guerrieri, chi lo conosce lo sa, si caratterizza per la sua sincerità che lo porta a raccontarci in prima persona le sue insicurezze, dubbi, errori presenti e passati, tutte cose che gli conferiscono una profonda, quasi commovente umanità. Per questo piace tanto: perché racconta la quotidianità di un professionista normale, le inquietudini, gli umori, la fallibilità di un uomo come ce ne sono tanti. In quest’ultimo romanzo, poi, questi suoi tratti caratteristici risultano ancora più accentuati dal suo confrontarsi con l’inesorabilità dello scorrere del tempo.

«Per alcuni mesi, così tanti anni prima che preferivo non contarli, avevo conosciuto una ragazza che si chiamava Delle Foglie. Era stato in un’epoca lontana nel tempo e lontanissima nella memoria. Un periodo cui non avevo più pensato dopo che era trascorso e si era dissolto. Mentre Pasquale parlava mi tornarono in mente ricordi indistinti e irreali, quasi riguardassero qualcun altro; eventi che mi sembrava di conoscere perché qualcuno me li aveva raccontati, non perché mi fossero davvero accaduti».

Succede questo: un pomeriggio di fine inverno, nello studio di Guerrieri si presenta una donna, Lorenza Delle Foglie, con la quale in passato aveva avuto una storia. Guido la trova cambiata: è la stessa donna, ma è come se fosse un’altra, diversa dal ricordo pur vago che ne conservava. Avrà modo di riflettere a lungo, Guerrieri, su questo ricordo e sulla storia passata, mentre si occupa del motivo che ha condotto Lorenza da lui dopo ventisette anni: il figlio della donna, Iacopo Cardace, è stato condannato in primo grado a molti anni di carcere per omicidio; il difensore del primo processo, che ha scritto l’appello per il secondo grado, è morto dopo aver difeso male – o forse non difeso affatto – il ragazzo nel primo grado. Così la madre ha pensato di abbandonare il precedente studio legale divenuto troppo esoso per i servizi offerti, e di rivolgersi al vecchio amico Guerrieri nel frattempo divenuto noto avvocato penalista. A Guido la difesa del ragazzo appare da subito complessa: tutto farebbe pensare che sia colpevole, tuttavia accetta l’incarico e comincia ad indagare per suo conto insieme ai suoi collaboratori più stretti, Consuelo – bravissima avvocatessa penalista con la vocazione da Pubblico ministero -, Carmelo Tancredi – ex ispettore in pensione – e Annapaola – bravissima investigatrice privata nonché, “incidentalmente”, anche fidanzata di Guerrieri. Ben presto appare chiaro che nelle indagini ci sono lacune, che trovandosi davanti a un’ipotesi investigativa promettente, la polizia non si è neppure premurata di cercare alternative, di vagliare altre piste. Prima ancora di chiedersi se sia colpevole o innocente, Guerrieri capisce che il ragazzo rischia di essere vittima del tempo: vittima della fretta di concludere un’indagine, della frettolosità della polizia, della superficialità di un difensore che, impegnato a misurare il suo tempo personale, gli ha di fatto negato una difesa adeguata. Spetterà a lui e al suo team, perciò, cercare di cambiare un verdetto già scritto… e non sarà per niente facile.

Con una prosa malinconica e intimista, Gianrico Carofiglio tocca il cuore dei lettori: pagine di rara bellezza, quelle in cui un uomo – prima che un avvocato – parla di se stesso, delle sue scelte sbagliate, delle cose che l’hanno fatto soffrire immotivatamente, dello scorrere del tempo, delle sue passioni e abitudini, delle grandi responsabilità umane prima ancora che professionali. Ci sono frasi, in questo come in tutti i libri dedicati a Guerrieri, che sarebbero da appuntare e tenere lì, per i momenti di riflessione, giacché è difficile non ritrovarvisi.

«Un giurista deve – sottolineo deve – dedicare una cospicua parte del proprio tempo a cose che con il diritto, all’apparenza, non c’entrano nulla: leggere buoni romanzi, vedere buon cinema, anche buona televisione. Insomma nutrirsi di buone storie. Perché deve, si potrebbe legittimamente chiedere? Perché è l’arte del racconto a ricordarci come non esista una sola risposta di fronte ai dilemmi umani. Essi sono inevitabilmente ambigui. I personaggi dei buoni romanzi, dei buoni film, rappresentano i diversi punti di vista sul reale».

Non solo legal thriller, dunque, ma anche diario intimo, nonché manuale di diritto spesso più chiaro di quelli in commercio: Carofiglio unisce qui le sue doti di narratore alla sua conoscenza della materia processuale riuscendo a trasmettere, in modo chiaro e comprensibile a tutti, concetti chiave per ogni bravo giurista, oltre a rendere più accessibile, concreta ed avvicinabile la procedura penale italiana.

Che dire? Se non è Letteratura questa…

 

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La misura del tempo
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