Vuoti di memoria – Valerio Varesi
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A tre anni di distanza dall’ultimo romanzo, “Reo confesso“, torna, per Il giallo Mondadori, il commissario Soneri, longevo e seguito personaggio letterario nato dalla penna di Valerio Varesi. Nella sua ultima fatica letteraria, “Vuoti di memoria“, l’autore si sofferma, fra le altre cose, sulla labilità e parzialità dei ricordi, nonché sulla dicotomia tra memoria umana e memoria tecnologica.
Tutto comincia quando Luciano Orsi, per mesi creduto morto, ricompare improvvisamente a bordo della sua barca nel porto di Cesenatico, vivo e vegeto ma smemorato, incapace di ricostruire i mesi passati in mare e di spiegare il perché della sua scomparsa. Ma la ricomparsa dell’uomo dà la stura ad una serie di gravi interrogativi: Orsi era scomparso il giorno del brutale omicidio del suo socio, Calandri, per il quale era stato frettolosamente condannato un killer riconducibile alla Ndrangheta, che si pensava coinvolto anche nella presunta morte di Orsi. Ora però, come spiegare la dinamica dei fatti e gli accadimenti ad essi collegati? In un continuo interrogarsi sulla veridicità ed autenticità dei ricordi e in un continuo confronto tra la memoria umana – labile e manipolabile – e quella del computer, fredda ed apparentemente infallibile, toccherà a Soneri, tra dubbi, elucubrazioni filosofiche, grandi domande, poche risposte e un sacco di buon cibo, trovare la strada della verità in una nebbia densa e avvolgente, fatta di confusione, non detti e bugie. Il problema è che per Soneri i dubbi esistenziali non si limitano all’indagine, ma lo accompagnano mentre mangia e beve a quattro palmenti con la disapprovazione della compagna salutista, lo assillano mentre si perde nelle lunghe camminate in una Parma eterea ed infida… e, con tanti anni sulle spalle, pare che gli sembri quasi di perdere la trebisonda emotiva, la bussola e le poche certezze che danno fondamento e struttura ad una vita. E le considerazioni di Soneri, in qualche misura, diventano anche nostre, fanno parte della nostra vita, così che diventa impossibile non riflettere sui nostri ricordi, saggiarne la tenuta e la consistenza, osservarli da ogni angolazione per provare in vano a verificarne l’autenticità…
“Vuoti di memoria” è il primo libro che leggo di Valerio Varesi. Per amor di sincerità, dirò che a probabilmente gli avrei dato un finale diverso, più luminoso, però comprendo la scelta dell’autore, in linea con il resto del libro. In generale, devo ahimè segnalare che, in alcuni punti, l’indagine non scorreva, tendeva ad avvitarsi su se stessa, fatto che alla lunga stanca un po’ il lettore abituato al progresso, quando non al ritmo.
Una cosa, però, mi ha molto, molto colpita, ovviamente in positivo: l’uso che Varesi fa della lingua italiana. Oggi come oggi, siamo onesti, non è facile trovare, nel complesso del panorama letterario italiano, libri scritti veramente bene dal punto di vista linguistico. C’è molta approssimazione, direi quasi omologazione nel linguaggio (oltre che nelle trame e negli schemi narrativi). Ebbene, Varesi spicca – insieme a pochi altri autori – per un uso ricercato, ma disinvolto della lingua italiana: le frasi non suonano ampollose o forzatamente auliche, ma anzi suonano naturali, fluide, ricche di una musicalità elegante, perfettamente accordate nella loro armonia… tanto che leggendo si arriva a chiedersi: “Ma perché gli altri libri non sono scritti così? Ci vuole così poco…!”. In realtà no, non ci vuole poco: ci vuole cura, ricerca, precisione, rispetto per la propria lingua e predisposizione alla profondità e alla ricerca del bello. Inutile dire che tutto questo dà un quid in più al libro stesso, almeno per quanto mi riguarda.
Tirando le somme, valutazione positiva per questo mio primo incontro con Soneri, la cui trama per altro si segue benissimo anche senza aver letto i romanzi precedenti. Lo consiglio a chi preferisce romanzi meno cruenti o espliciti, a chi ama perdersi nelle lunghe camminate e lasciarsi guidare dall’intuizione; a chi predilige le domande esistenziali al ritmo incalzante delle scene d’azione. Probabilmente non subito, ma leggerò altro di Valerio Varesi: pur con i battibecchi con Angela, i confronti-scontro con il giovane cyber-collega o i mille dubbi che ci pone davanti, Soneri mi piace.
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