Una Venezia rinascimentale scossa da intrighi, vendette e omicidi rituali. Un uomo in cerca di redenzione. Un padre che insegue giustizia. E un ordine segreto che semina morte.
In “Venezia Enigma“, terzo e ultimo volume della trilogia veneziana di Alex Connor, tornano i personaggi tormentati che hanno attraversato le calli e i segreti della Serenissima: Marco Gianetti, Tita Boldini, Nathaniel der Witt e l’oscuro Pietro Aretino. Ma questa volta, la caccia è aperta. E i Lupi, assassini mascherati dal volto umano, cominciano a cadere uno dopo l’altro. O almeno così sembra.
Siamo nel pieno del Cinquecento. Venezia è splendida e putrida, decadente e sublime. Connor ne cattura la doppia anima: la luce riflessa sulle acque dei canali si mescola al sangue che scorre tra i ponti, in una città dove ogni confessione è un rischio e ogni alleanza una lama puntata alla gola.
Lo stile dell’autrice, come sempre, è ricco di descrizioni suggestive e pennellate d’atmosfera. Alcuni personaggi storici – come il controverso Pietro Aretino – vengono resi con un misto di rispetto e cinismo, e riescono a portare il lettore dentro la realtà ambigua e corrotta della Venezia rinascimentale.
Purtroppo, il romanzo paga il prezzo di essere il capitolo finale di una trilogia costruita con pazienza e mistero. Ci si aspetterebbe un’esplosione narrativa, un epilogo catartico. Invece, molti nodi si sciolgono troppo rapidamente, alcuni personaggi chiave restano nell’ombra e i veri “Lupi” si rivelano più come fantasmi che come belve.
L’elemento thriller – la caccia ai Lupi, assassini seriali di donne – occupa paradossalmente poco spazio nella trama, lasciando il palco a dialoghi estesi, riflessioni interiori e descrizioni d’ambiente. Una scelta stilistica che può piacere a chi ama la narrativa storica densa, ma che lascerà a bocca asciutta i lettori in cerca di tensione e ritmo serrato.
Alex Connor scrive con eleganza e profondità, intrecciando arte, storia e oscuri moti dell’animo umano. Ma in Venezia Enigma la bilancia pende più verso il romanzo storico che verso il thriller puro. I Lupi? Ci sono, ma non ululano come promesso.
Un finale elegante ma frettoloso, che chiude una saga ambiziosa senza darle il colpo di scena finale che meritava.
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