Dmitrij Miropol’skij è uno scrittore russo, nato nel 1964, che si è affacciato alla scrittura solo in età relativamente avanzata, avendo pubblicato la sua prima opera nel 2006. In Italia, Fazi Editore ha da poco dato alle stampe il suo ultimo lavoro “Urbi et Orbi”, che segue di due anni il precedente “L’ultimo inverno di Rasputin”, entrambi tradotti da Carmelo Cascone. Si tratta di un romanzo piuttosto difficile da catalogare. Opera importante per il numero di pagine, fonde in un’unica narrazione elementi del romanzo storico, della spy story e del romanzo d’avventura. A me ha ricordato subito “Il nome della rosa” di Eco, che peraltro l’autore cita e omaggia anche all’interno del racconto, risultando tuttavia meno convincente della celeberrima opera dell’autore alessandrino in diversi elementi. Ma ci arriveremo dopo con maggiore dettaglio.
Siamo a San Pietroburgo, città nella quale si svolge la gran parte delle vicende narrate. Odincov (cui l’autore non dà alcun nome nel romanzo), che potremmo certamente definire il protagonista, è un ex agente dei servizi di sicurezza russi, attualmente vicecapo del servizio di sicurezza al Castello Michajlovskij, celebre monumento della città. Il suo collega Muninn (anche lui senza nome) è uno storico che ha appena completato un’opera interessante. Ricostruendo la vita di tre zar della storia russa, Ivan il terribile, Pietro il Grande e Paolo I di Russia, Muninn ha scoperto una serie di elementi comuni nelle loro biografie, rivelando proprio a Odincov come questa apparentemente debole coincidenza possa essere il preludio a una rilettura complessiva di interi capitoli della storia russa. Questa apparentemente innocua ricostruzione si rivelerà ben presto essere di interesse dei principali servizi di sicurezza di tutto il mondo, dell’Interpol e di altri misteriosi sodalizi internazionali, che daranno la caccia a Muninn per cercare di carpirne i segreti. L’opera dello storico svelerebbe infatti, a una lettura non superficiale, il luogo in cui è stata nascosta la celebre Arca dell’Alleanza (ricordate il mitico “I predatori dell’Arca perduta” di Spielberg?).
Partiamo da un punto che a chi scrive è parso sicuramente uno dei più riusciti del romanzo. L’autore ci tiene a farci conoscere la ricchezza e la bellezza della storia di San Pietroburgo, città meravigliosa nella quale Miropol’skij è nato (quando si chiamava Leningrado a dire il vero). Così come dedica molte pagine alla storia dell’intera Russia, pagine che non possono che affascinare il lettore. Se rimaniamo a questo aspetto dobbiamo quindi riconoscere all’autore una grande cultura che spazia su temi anche molto diversi tra loro. Si fondono infatti in un racconto omogeneo, biografie di uomini illustri, storia della scienza, storia delle religioni e della filosofia. In questo senso, proprio come “Il nome della rosa” di Eco, questo romanzo può essere visto come un’opera consultabile al bisogno e ricca di riferimenti colti.
Dove però ci sembra di poter dire che l’autore pecchi, è nel sacrificare la vitalità e la forza dell’intreccio a questo disegno “enciclopedico”. Pur non mancando i colpi di scena e la suspense tipica dell’intrigo internazionale, queste continue parentesi, che appesantiscono la storia vera e propria, possono alla lunga stancare il lettore e fargli perdere i riferimenti principali. Anche perché talvolta il tono didascalico risulta veramente esasperato, quasi come se Miropol’skij volesse scrivere, prima di tutto per fare sfoggio della sua enorme erudizione. Inoltre, i personaggi sono abbastanza privi di una loro dimensione psicologica e paiono essere solo pedine su una scacchiera.
Detto questo, che non aiuta sicuramente a rendere la lettura del romanzo agevole, va sicuramente salvato uno dei messaggi che l’autore ci voleva consegnare con la sua opera e che, tutto sommato, liberatici della cortina fumogena delle sovrastrutture sopra descritte, passa. Mai come ora, la storia degli esseri umani vale la pena di essere letta come una gigantesca avventura collettiva, nella quale siamo tutti nella stessa barca. E così come alle origini dei tempi, l’umanità era strettamente unita nelle proprie sorti, anche oggi solo un’impresa corale può condurci alla salvezza. Ci si salva o si perisce tutti insieme.
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