È una nottata insonne qui al bancone del Thriller Café. Ho appena finito di leggere il nuovo thriller che mi ha girato il Barman, Un odio perfetto, di Leah Konen. Ve ne voglio parlare subito, così se lo comprate al volo, all’alba sarà già sul vostro comodino.
Un odio perfetto è un thriller psicologico, abbastanza leggero, tagliente e affilato. Se vi piacciono i libri che al termine di ogni capitolo vi regalano quel brivido lungo la schiena, non ne rimarrete delusi. La storia è semplice, la lettura scorre veloce ed è facile farsi travolgere dalla vicenda che ha per protagonisti Lucy, Vera e John.
Lucy sta scappando da un fidanzato violento, ha cambiato identità e quando la incontriamo si è appena trasferita in un nuovo paese. Lontano da tutti, lontano da lui, l’ex. Fin dal primo momento Lucy, conosce Vera e John, vicini di casa affettuosi e premurosi che subito la trascinano a sé. Si crea un terzetto morboso, fatto di gelosie, di spazi che non vengono rispettati, di confini sottili tra amicizia, amore e ossessione. L’attaccamento di Lucy per la coppia è così forte da farle mettere a repentaglio la sua nuova identità in virtù di un elaborato, ma collaudato, piano d’azione che dovrebbe permettere ai tre amici di lasciarsi alle spalle tutti i loro problemi. È da una piccola bugia che Lucy si trova incastrata in qualcosa più grande di tutti loro. Da semplice testimone, a indiziata numero uno. Chi sta mentendo? Chi dice la verità? È possibile che ci sia di nuovo lo zampino del suo ex? Lucy ha tutta l’intenzione di far venire a galla la verità. A modo suo, bugia dopo bugia.
Mi sono divertita molto leggendo Un odio perfetto. L’ho apprezzato per aver portato in scena una storia particolareggiata, ma tutto sommato non troppo complessa. Una vicenda con tanti piccoli colpi di scena, che nella loro semplicità e nel loro perfetto tempismo, regalano una lettura di svago ben confezionata.
Tra i temi che affiorano ci sono quello dei rapporti tossici, siano essi d’amore o di amicizia, e quello dei traumi adolescenziali irrisolti. Come una goccia può increspare l’acqua generando un’infinità di onde sempre più grandi, così un’emozione fuori controllo può alimentare paranoie e ossessioni che si ripercuotono nel tempo. Si può interrompere questo flusso di razionale follia? Dal mio punto di vista sì, ma in questo thriller ai personaggi non viene data questa opportunità. E tutto degenera meravigliosamente fino alla resa dei conti. Il finale è davvero inaspettato!
A questo punto sono già le 6 del mattino. Non ho chiuso occhio. Metto già in forno le brioches e mi sa che mi tocca il doppio turno qui al bancone. Buona lettura e… Caffè? 😉
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