Tutto come ieri - Paolacci & Ronco

Ormai scrivere un romanzo, giallo ben inteso, senza avere già in predicato una serie tv, è diventato quasi raro, visto che in quarta di copertina, sempre più spesso, la casa editrice si affretta a specificare che il progetto esista già. Nel caso di Tutto come ieri, abbiamo addirittura la fascetta, con commento molto lusinghiero da parte di Lino Guanciale, noto attore che ha già prestato la propria immagine per impersonare un altro commissario, scaturito da libri Sellerio.

Ben venga che narrazioni, come questa di Antonio Paolacci e Paola Ronco, escano dagli scaffali delle librerie (intese sia come negozi che come pezzi di arredo privato) ed entrino negli occhi degli italiani, sempre più scrittori e consumatori di sceneggiati e sempre meno lettori. Perché, come ho già sostenuto altrove, ai giallisti oggi è riservato il compito di diluire, nelle loro vicende di fantasia e nei loro personaggi inventati, la nostra epoca ed i suoi grandi temi. Ne parlavano i cantautori, oggi ne scrivono gli autori italiani di genere.

Paolo Nigra, vicequestore aggiunto (lo specifica sempre, echeggiando l’omologo di Manzini confinato ad Aosta), di stanza a Genova, è un personaggio “diverso” dal solito investigatore e per questo, se piace, piace subito. È gay ed è felicemente fidanzato con Rocco, un attore che faceva teatro impegnato e poi è salito alla ribalta impersonificando un commissario televisivo (bel gioco di specchi). Ha un carattere spigoloso, non riesce ad esternare le proprie emozioni (quando qualcuno lo spinge a farlo, inalbera una “faccia da poker”) ed ha una pallottola nella spalla, dono del romanzo precedente.

Si trova a Napoli, ad aiutare Rocco a svelarsi col doveroso outing coi genitori, quando a Genova avviene una carneficina: due facinorosi, a bordo di un’auto, sparano all’impazzata tra gli immigrati radunati nella piazzetta Commenda di Prè. Urla, sangue, feriti. L’episodio che ha ispirato gli autori risale al febbraio 2018, ed è realmente accaduto a Macerata. E come in quel caso, anche in questa storia c’è chi indaga e chi specula, lanciando slogan che inneggiano al bisogno di pulizia, all’esigenza di sicurezza e di affidamento che i cittadini, “esasperati”, richiederebbero ai loro governanti.

Il romanzo ha già enucleato, nelle prime venti pagine, i due temi sociali portanti, accomunati dal concetto di (in)tolleranza, di diversità, di omologa: da un lato i “normali” (che sono eterosessuali, nazionalisti e moderati), dall’altro gli “anormali” (che sono richiedenti asilo, che camminano mano a mano con il partner dello stesso sesso, ma anche che si allestiscono una palestrina privata nel box del suocero, dove si allenano per cambiare il mondo e, nel frattempo, pippano e spacciano).

Altre venti pagine ed emerge il terzo tema, il social, la virtualità: c’è il politico che li usa come campo di battaglia e propaganda, e c’è la massa indistinta degli spettatori tv che, dopo un monologo di Rocco contro il razzismo, si divide tra chi lo vorrebbe morto e chi lo perdona perché è tanto bello.

L’indagine procede, tra punti morti e le battute della squadra di Nigra, molto caratterizzata sotto il profilo dialettale, come a dire che anche tra italiani ci sono differenze ma che, se si collabora, dalla diversità ne traiamo solo spunti e incentivi. E, sullo sfondo, Genova e le voci del carrugi (di cui un tunisino realmente esistente si erge a portavoce), gli odori di cibo etnico, le bottegucce degli immigrati, e quella sorta di sorveglianza speciale che i quartieri silenziosamente organizzano, dove non c’è frequentazione sospetta che non venga registrata. E, alla bisogna, riferita.

Il finale è – oserei dire – a sorpresa ma, per chi ha seguito la vicenda oltre i fatti, scendendo nel significato di questi fatti e nelle intenzioni degli autori, anche prevedibile. La narrazione però è così gustosa, col suo andare e venire dall’inchiesta alle vicende personali di Nigra e Rocco, che quand’anche ad un certo punto si possa già sospettare dell’identità dell’assassino, comunque ci si arriva godendo di ogni paragrafo.

E ben venga la serie tv ma… sarà di nuovo Guanciale ad interpretarla? Occhio, eh, perché il lettore si immagina il suo eroe come gli pare, ma lo spettatore no, e se poi dovesse far confusione tra Ricciardi e Nigra, si sentirà tradito. E non si arriva alla terza puntata.

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Tutto come ieri. Un'indagine di Paolo Nigra
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