“Tregunna” dell’autrice olandese Carla Vermaat, giunta al suo ventunesimo romanzo in lingua inglese (alcuni pubblicati con lo pseudonimo Mary Morgan), è tra i gialli più originali che abbia letto quest’anno. L’ambientazione, almeno per me, è stata una scoperta: la costa della Cornovaglia e la città di Newquay, che la Vermaat dipinge con tale vivacità da restituire al lettore un forte senso di appartenenza ai luoghi, simile a quello che si trova ad esempio nei romanzi di Peter May ambientati sull’Isola di Lewis.
Poi c’è la scelta audace della Vermaat per il protagonista. L’Ispettore Detective Andy Tregunna, appena superati i quarant’anni, è un uomo solitario e forse solo, con un matrimonio infelice alle spalle. Ed è gravemente malato: necessita di un intervento chirurgico per un cancro al colon, motivo per cui viene sollevato dal suo primo caso di omicidio. Si tratta dell’accoltellamento di una donna di mezza età, trovata ai margini del parcheggio di un supermercato a Newquay da due bambini e dalla loro madre sconvolta. Ma lui non si arrende. Forse perché vuole semplicemente sentirsi vivo, non smette di cercare una logica in un omicidio che sembra non averne, né per la polizia né per l’unica parente della vittima, la figlia.
Jane Croft, la vittima, era una persona modesta e tranquilla; abbandonata dal marito per un’altra donna, continuava la sua vita nel modo più normale possibile. Ma cosa è “normale”? Certamente nulla che possa essere incasellato ed etichettato, come la Vermaat mostra gradualmente attraverso i suoi acuti approfondimenti psicologici. L’autrice costruisce i personaggi con cura, soffermandosi sui piccoli dettagli che compongono le loro esistenze. Il lettore avrà bisogno di un po’ di pazienza all’inizio, poiché la trama non è frenetica. Amanti dell’azione poliziesca pura, siete avvisati. Ma tale pazienza sarà ampiamente ricompensata. Attraverso un processo lento e preciso di accumulo, la Vermaat dà forma a uomini e donne che risultano reali proprio perché rassicurantemente “normali” e anche, inevitabilmente, un po’ imperfetti. O molto imperfetti. Alla fine del romanzo, verrebbe da credere che il concetto di “normale” non esista affatto.
Come giallo contemporaneo, Tregunna è originale anche per il suo essere “a bassa tecnologia” (per quanto riguarda le indagini) e apparentemente lento, come si addice a un luogo idilliaco come la Cornovaglia. Solo apparentemente, però. Sebbene la Vermaat eviti sequenze d’azione e inseguimenti in auto — difficile inserirli se il detective protagonista si sta riprendendo da un’operazione oncologica — la sua abilità nel celare e poi svelare la storia, strato dopo strato, rende la lettura carica di tensione.
Anche quando l’indagine iniziale sembra arenarsi, la Vermaat coinvolge il lettore aprendo nuovi orizzonti sulla psicologia e le azioni dei personaggi principali: Tregunna è frustrato dallo stallo e teme per la sua salute, un altro crudo promemoria di come la “normalità” possa essere tutt’altro che piacevole. Si scopre inoltre che l’ex marito di Jane Croft è morto solo sei mesi prima della moglie, accoltellato in quello che fu archiviato come un regolamento di conti della malavita finito male; due potenziali testimoni dell’abbandono del cadavere di Jane offrono versioni curiosamente contrastanti e uno di loro, un’attraente donna di nome Marie, dimostra un’incredibile capacità di insinuarsi nei pensieri dell’ispettore. Ci sono molti livelli di lettura, che tengono desta l’attenzione e l’interesse del lettore.
Tregunna è un mistery originale e, allo stesso tempo, un esempio riuscito di uno dei canoni classici della letteratura poliziesca: un’ambientazione rurale (o costiera, in questo caso), una piccola comunità ristretta, un omicidio apparentemente senza movente e una polizia locale che deve risolverlo con mezzi limitati. Potrei definirlo un classico della tradizione britannica, anche se nella storia della Vermaat ci sono forti echi di Henning Mankell e del suo Kurt Wallander, e non solo perché Newquay potrebbe benissimo essere scambiata per la Ystad svedese (hanno anche la stessa popolazione). Come in molte storie di Wallander, sarà grazie alla determinazione, all’istinto e al coraggio di un solo uomo — Andy Tregunna — che si riporterà una parvenza di normalità laddove la bruttezza della violenza ha distrutto delle vite. E lo farà in un modo sobrio, quasi umile, che risulta al contempo non convenzionale e affascinante. Certamente meritevole di un’altra storia e di un’altra buona lettura.
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