Torre di controlloTorre di controllo è il titolo del nuovo romanzo di Giuseppe Foderaro, già musicista frequentatore degli ambienti underground Londinesi e Newyorchesi. Ambientato in una Milano dai toni neri, vede fare il suo esordio nella scena del thriller italiano del personaggio di Sauro Badalamenti, detective assicurativo di cui credo sentiremo ancora parlare.

La sinossi, se siete curiosi, è questa:
Un misto di sudore e pioggia, rancido e umido insieme, esce dalle viscere di questa Milano cupa e tentacolare. C’è odore di morte qui intorno. Ma molti non lo sentono. Molti non sentono l’odore della morte nemmeno quando ce l’hanno vicino. È che dopo un po’ ci si fa l’abitudine, almeno così dicono. In fondo succede a tutti: si parte e si arriva. Sauro Badalamenti, detective assicurativo, sapeva com’era finita; ora voleva capire come era cominciata.

D’altra parte, come si fa a spiegare alle ragazze che somigliano a Biancaneve che nel bosco non ci sono solo elfi e creature fatate? Noi siamo qui, ci divertiamo. Non diamo fastidio a nessuno, a meno che qualcuno non venga a dare fastidio a noi. Certo, abbiamo i nostri gusti. E chi non li ha? Ma non imponiamo niente a nessuno. Noi siamo qui. Chi siamo, c’è scritto bello chiaro sopra la porta. Chi vuole venire, viene ed è bene accolto, chi non vuole, non viene. E la cosa finisce lì. Ma quel mondo là, è diverso. Chi entra in quel mondo, poi non ne esce più. È come una droga, dopo tutto il resto ti sembra diverso. Non si torna più indietro. Dopo che assaggi i sapori forti, tutto il resto non ti interessa più.

Quanto marcio che c’è in questa maledetta città, e non siamo nemmeno in Danimarca.
È il destino che a volte decide per noi, siamo condotti da forze che non sempre comprendiamo, e delle quali spesso non abbiamo nemmeno la minima percezione. Sauro è finito dentro a questa storia senza nemmeno volerlo. Per mesi e mesi i media non hanno parlato d’altro. Il suo nome è apparso su tutte le prime pagine dei giornali, si è dato ampio risalto tanto al suo sorriso da seduttore quanto al suo passato fosco. Si è parlato dei casi da lui brillantemente risolti e dei suoi clamorosi insuccessi. Ma nessuno ha parlato di loro. Delle vittime. Di quello che hanno provato prima di morire. Del resto, chi può saperlo? Cosa resta di una manciata di efelidi dopo il colpo di una spranga? Niente, se non un ammasso sanguinolento di ossa e di carne. Non si riesce a smettere di pensarci. Proprio non ci si riesce. L’eroe di questo romanzo ha perfino sperato che l’ultima ragazza fosse già morta. Che per lei, insomma, indipendentemente da quando sarebbe suonata la carica della cavalleria, tutto quanto fosse già finito, e che la pace e l’oblio fossero scesi pietosamente sulla sua anima.

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Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

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