L’Australia è uno strano Paese, immenso, in buona parte desertico, la popolazione si concentra nel sud est, in prossimità dell’Oceano. Quasi tutto il resto è solitudine e vuoto. Ai margini di questo vuoto c’è Riversend, piccola cittadina, dove in una mattina di torrido gennaio (siamo nell’altro emisfero, le stagioni sono invertite) arriva in auto, assetato e molto accaldato, Martin Scarsden, giornalista di un grande quotidiano di Sidney, per realizzare un servizio. Esattamente un anno prima, Riversend è stata sconvolta da un crimine orrendo e inspiegabile. Il giovane reverendo Byron Swift, pastore della piccola comunità, poco prima della funzione domenicale, è uscito sul sagrato della sua chiesa armato di fucile e, con precisione da cecchino, si è messo a sparare sui suoi parrocchiani. Non a casaccio, però. Ha mirato deliberatamente su cinque uomini, uccidendo quelli, solo quelli. Subito dopo il reverendo è stato ucciso a sua volta da un giovane poliziotto attirato sul luogo dagli spari. Nessuna spiegazione è stata data al fatto. Swift era un giovane mite e gentile, ben voluto da tutti, dedito ad opere di bene. Alla fine si è pensato ad un raptus di follia. Scarsden non è lì per raccontare questa storia, per un anno tutti i media non hanno fatto altro. Il suo giornale vuole che lui descriva come vive adesso la gente della cittadina: hanno tutti ripreso la loro vita di sempre o la tragedia ha segnato la comunità? Rispondere è facile, a Martin bastano pochi passi sul corso principale per rendersi conto di essere arrivato in una città moribonda, per il peso di quella memoria di sangue ma anche, forse soprattutto, per la siccità che da mesi imperversa, che ha asciugato il vicino fiume, distrutto le colture, inaridito gli animi. Quasi nessuno per strada. Molti negozi chiusi, altri che aprono solo due volte a settimana. Non è facile parlare con le poche persone che incontra, soprattutto non è facile parlare di quanto successo l’anno prima; con una eccezione. Mandy Blonde, giovane e bellissima, gestisce l’unica libreria del posto. Lei è convinta che Swift non sia stato vittima di un’improvvisa follia, pensa che abbia avuto le sue ragioni per fare quanto ha fatto, ma non le conosce. Questo basta all’istinto di reporter di Scarsden per cambiare scopo alla sua visita; non si interesserà più a come vive oggi Rivgersend, decide invece di investigare su quel lontano massacro, rimasto avvolto nella nebbia del silenzio. La sua è una scelta pericolosa, perché non mancano coloro che vogliono che quel silenzio non venga interrotto. La sua ricerca lo condurrà nelle Scrublands, suggestivo ma terribile territorio aspro e desolato, reso ancor più inospitale dalla siccità, dove a fatica il giornalista sfuggirà da un devastante incendio, che forse qualcuno ha appiccato. Martin però ha un passato da reporter di guerra, è un osso duro; con coraggio e tenacia porterà avanti la sua ricerca fino alla scoperta di una verità sconvolgente. Chris Hammer, uno dei più importanti autori australiani di oggi, ha pubblicato finora quattro thriller, Scrublands noir è il secondo, forse il più riuscito. L’autore, con ottimo ritmo ed eccezionale dosaggio della tensione narrativa, costruisce un thriller ad orologeria, teso e avvincente, che ha anche il non trascurabile merito di condurci in una realtà geografica molto lontana da noi: non l’Australia delle grandi città della costa, ma quella dell’interno, quella degli ultimi, quotidianamente alle prese con una realtà esistenziale faticosa e incerta.
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