Edito nel 2005 da Einaudi, Ruggine, si Stefano Massaron, è tornato di recente attuale grazie alla trasposizione cinematografica. Oggi lo recensiamo su Thriller Café.
Negli anni Settanta in un cortile di un agglomerato-alveare della periferia milanese, una banda di bambini si ritrova ogni giorno a giocare. Sono figli di immigrati meridionali, e nella banda ci sono ragazze, fratelli minori e capi. Il luogo magico è per i bambini il capannone della ditta di recupero di materiali ferrosi che sorge nelle vicinanze e i bambini sono gli unici a sapersi orientare al suo interno. Poi un bambino scompare. Qualche settimana prima una bambina era stata ritrovata morta. I sospetti cadono su una specie di scemo del villaggio che però per i bambini è innocente…
Stefano Massaron, scrittore tra i Giovani Cannibali (chi ha apprezzato il suo racconto con protagonista la povera Debora detta La palla amerà questo romanzo) e traduttore, esordì anni fa con Residui – L’avvento dei nuovi umani, autentico gioiello horror-pulp, probabilmente e purtroppo sconosciuto ai più. Ruggine, edito da Einaudi e recentemente riscoperto grazie al successo di pubblica e di critica del film presentato al festival di Venezia, si presenta invece come un lavoro capace di andare oltre i canoni del genere horror, mostrandoci l’orrore vero, quello non ‘zombesco’. E che, pertanto, atterrisce e spaventa davvero. In It di Stephen King (la citazione non è casuale) i protagonisti sono dei bambini, esattamente come in questo romanzo. E in entrambi i libri ciò che fa paura non sono i mostri: ma il tempo. Il tempo che definisce il passaggio tra infanzia, adolescenza ed età adulta. Dove i mostri, quelli davvero cattivi, non hanno poteri o sembianze sovrannaturali: doti che non servirebbero, perché questi mostri non sono altro che uomini. Sono ‘i grandi’. Sono gli adulti. Sono il fantasma dei bambini che fummo e dei bambini che, a causa loro, rimarranno sempre bambini. Morti. Storia forte e commovente. Storia di periferia milanese degli anni settanta e di conti da regolare a distanza di tempo. Storia di ruggine sulle macerie industriali e sui cuori di chi sopravvive.
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