Il nuovo thriller di Doug Johnstone, “Crash Land“, è una storia apparentemente semplice: un giovane lontano da casa e dalla fidanzata incontra una donna seducente e poco più grande di lui; tra i due scatta qualcosa e, quando lei viene minacciata da un individuo rozzo, il ragazzo interviene per difenderla, finendo in un mare di guai.
Ciò che rende affascinante Crash Land è che quella “storia semplice” si rivela in realtà un romanzo intelligente e sfaccettato, ricco di livelli di lettura e colpi di scena: un tragico incidente aereo, due omicidi, la caccia a un killer inafferrabile confinata in una piccola isola, il traffico internazionale di droga e le relazioni disfunzionali tra i protagonisti. Il tutto intrecciato da Johnstone in una narrazione ben costruita e dal ritmo impeccabile.
Finn Sullivan è uno studente di jewelry design (design del gioiello), un ragazzo come tanti con una triste storia familiare alle spalle. Ha perso la madre Sally, l’unico genitore che aveva, alla fine dell’adolescenza; tutto ciò che gli rimane è la nonna materna Ingrid, che vive sola sull’isola principale delle Orcadi. Ingrid è una donna aspra quanto l’isola selvaggia e incredibilmente bella su cui abita, ma ama Finn, ricambiata, e lui la va a trovare spesso.
È il venerdì prima di Natale e Finn sta per tornare a Edimburgo, dove vive con la sua ragazza Amy, dopo una di queste visite. Nel piccolo aeroporto di Kirkwall, nelle Orcadi, incontra Maddie Pierce e i suoi guai hanno inizio. Lei ha poco più di trent’anni, è al tempo stesso bella, vulnerabile e, per di più, misteriosa. Una conversazione iniziata per caso fa sì che Finn si senta immediatamente attratto da Maddie. Al punto da essere disposto a confrontarsi con un lavoratore di una piattaforma petrolifera — ben più robusto di lui e di ritorno a casa con un gruppo di amici — quando questi inizia a rivolgere a Maddie attenzioni indesiderate.
Finn viene coinvolto dopo pochi minuti di chiacchiere innocenti, durante le quali Maddie non rivela nulla sul motivo del suo viaggio lontano dalle Orcadi; e lo stesso vale per il lettore. Johnstone gestisce dialoghi e tempi alla perfezione: è una lettura mozzafiato, dai gin tonic nella sala d’attesa alla lite a bordo (mentre l’operaio continua a molestare Maddie), fino alla colluttazione tra Finn e l’uomo che, alla fine, provoca lo schianto dell’aereo durante il tentativo di riatterrare a Kirkwall, impossibile da completare a causa dei disordini in cabina. Finn e Maddie sono tra i sopravvissuti e un Finn ferito e sotto shock rimane attonito nel vedere Maddie allontanarsi dal relitto prima dell’arrivo dei soccorsi.
Finn viene salvato ma finisce nei guai con la polizia, accusato di aver causato l’incidente e la morte di diversi passeggeri e membri dell’equipaggio. La sua posizione si aggrava quando emerge che, apparentemente, era in intimità con Maddie Pierce, avendoci parlato in aeroporto ed essendole seduto accanto in aereo. È un grosso problema per Finn, perché il marito di Maddie viene trovato assassinato in casa e lei, ora, è inspiegabilmente scomparsa.
Johnstone, già autore di ottimi thriller come “Gone Again” e “The Jump“, inserisce così tante sfumature e osservazioni nelle prime quaranta pagine da rendere quasi impossibile staccarsi dal libro. La storia di Finn e Maddie è “normale”, eppure l’eccezionale e il tragico sono in agguato alle loro spalle, pronti a colpire loro e chi li circonda. Il lettore trattiene il fiato, coinvolto e allo stesso tempo inquietato dagli eventi e dall’atmosfera claustrofobica successiva allo schianto. C’è dolore, disperazione e persino violenza, quando il risentimento della gente del posto, che ha perso i propri cari nell’incidente, esplode contro Finn, il sopravvissuto colpevole.
Inizia quindi un doppio gioco del gatto col topo. Mentre Finn cerca di riprendersi dalle ferite, di elaborare la tragedia e, soprattutto, di sopravvivere, viene pedinato dalla polizia che cerca freneticamente Maddie. E a sua volta è seguito dalla stessa Maddie, che si nasconde sull’isola cercando disperatamente di fuggire, con Finn come unica risorsa a disposizione.
Come ho scritto all’inizio, la storia che Johnstone racconta così brillantemente in Crash Land è apparentemente semplice. Eppure è anche diabolicamente, appagantemente complessa. Il lettore non può fare a meno di continuare a interrogarsi: sulle motivazioni che spingono Maddie a fuggire e a sfruttare Finn, e su quelle che portano Finn ad aiutarla, mettendo a repentaglio il rapporto con la nonna e con la fidanzata e, soprattutto, rischiando la sua stessa libertà, la salute mentale e infine la vita. Perché il finale, come risulta chiaro dopo un altro omicidio sull’isola, gioca su una posta altissima.
In tutto ciò, Finn rimane un personaggio meravigliosamente reale, un ragazzo semplice e perbene la cui vita è deragliata senza che ne avesse colpa. È impossibile non provare empatia per lui e non voler divorare il romanzo fino alla sorprendente conclusione.
Doug Johnstone è un eccellente scrittore di thriller e Crash Land nasconde una trama affascinante, finemente intrecciata sotto una struttura apparentemente lineare; l’effetto è amplificato dalla scrittura meravigliosamente acuta dell’autore: ogni dialogo, ogni descrizione è perfettamente bilanciata, essenziale ma intensa, e incredibilmente efficace.
Un plauso a Doug Johnstone per aver intessuto una storia così speciale e aver offerto ai lettori una visione penetrante delle vite e delle menti di persone comuni di fronte a circostanze terribilmente anomale. Amiamo i crime e i thriller perché, in fondo, ci fanno sentire al sicuro, ma Crash Land colpirà così in profondità da farvi sentire molto insicuri durante la lettura. Ed è delizioso che sia così.
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