Omicidio in cashmere – Virginia Bramati
Non so se abbiate già sperimentato quanto sia gradevole avvolgersi nel cashmere: che sia una sciarpa, un berretto o, per le più fortunate che possano comprarselo o ereditarlo, in un pullover di questo materiale così pulito, morbido, liscio e confortevole. Non ha alcun paragone con tutti gli altri materiali di maglieria, al suo confronto la lana merino è povera, il mohair lezioso, la seta fredda e l’alpaca sgradevole perché lascia giù la peluria.
È quindi un bel contrasto immaginare un cadavere che ne indossi un capo, un golfino di un prezioso color arancio tangerine, e il corpo appartiene niente di meno che al proprietario di una maison produttrice di abbigliamento realizzato con questo elegante filato.
Chi può volerne la morte, visto che dirige una azienda florida, ben quotata, dalle tradizioni famigliari consolidate tanto da essere in procinto di vendere ad acquirenti stranieri, ingolositi dal suo rigoroso adempimento dei migliori canoni del made in Italy?
Eppure è lì, bocconi nel parco della sua impresa, e a scoprirlo dalla finestra è proprio Adelaide, la protagonista di questo romanzo, morbido come la lana più fine, spedita (Adelaide, ma anche la lana, ovviamente) sino a Biella dalla società di consulenza incaricata di redigere la due diligence prodromica alla compravendita. A nemmeno 30 anni, per la giovane quell’incarico è un sogno e al contempo un incubo: può proiettarla finalmente verso mansioni (e inquadramento lavorativo) di maggior livello, all’interno della sua società, ma contemporaneamente può spedirla diritta davanti alla Corte d’Assise, imputata di quel delitto.
Ma lei non si capacita: perché dovrebbero sospettare di lei, cosa c’entra con quel Mosca e con tutta la faccenda degli arrivi di balle di materia prima dalla Mongolia, con oscuri cartellini incomprensibili, con la mancanza di un consiglio di amministrazione, di una anche banale diversificazione di ruoli aziendali, con i sospetti che l’imprenditore, gestendo di fatto in assoluta esclusiva gli affari dell’azienda, abbia magari commesso qualche illecito?
Ebbè, basterebbe parlare con le due arzille ziette che la ospitano da quando si è momentaneamente trasferita per comodità di vicinanza per scoprire che quell’opificio, sempre apparentemente deserto, in cui pare si creino realizzazioni meravigliose per uomo e donna, apparteneva alla sua famiglia e i Mosca, con una gabola, gliel’hanno sottratta. Ecco il movente.
Meno male che incaricato della direzione delle indagini c’è quel bell’uomo, anche egli ospite delle ziette, tanto ombroso quanto romantico (Virginia sei stata smooth anche nel tratteggiarmi questo personaggio!), che non disdegna la bagnacauda né i baci di Adelaide che sanno di bagnacauda… troverà il vero assassino o dovrà capitolare e arrestare la sua fidanzata?
Il libro è divertente, pieno di informazioni sul cashmere, si avvale di varie consulenze in tema di due diligence e procedura penale (ciao Stefania Zapparata!). Scopritelo accovacciate in poltrona, con una bella tazzona di tisana (ma anche con un rosso piemontese, per far contente le ziette) e magari un plaid di cashmere sulle gambe… se non l’avete, va bene anche un gatto.
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