Buio – Vera Buck
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Vera Buck, autrice tedesca che attualmente vive a Zurigo, dopo aver pubblicato con ottimi riscontri i thriller “Bambini lupo” (Giunti 2024) e “La casa sull’albero” (Giunti 20205), torna in libreria con “Buio“.
Tilda, architetta tedesca, compra nel paese fantasma sardo di Botigalli una casa per un euro, con l’intento di riqualificarla. Tilda è reduce da un brutto incidente, dove la sua vita precedente è andata distrutta e del quale si dà la colpa di tutto, in una sorta di autoflagellazione punitiva che si somma a un’odiosa gogna mediatica. Nel paese di Botigalli c’è solo lei e l’anziano Silvio con la sua badante. Silenzio, totale isolamento, sono quello che la donna ricerca, ma anche qui in mezzo al nulla non c’è pace. Strani avvenimenti rendono il soggiorno di Tilda misterioso e inquietante e il suo cammino si incrocia con quello di Enzo, un giornalista venuto a intervistare Silvio per far luce sulla strage che, nel 1982, ha fatto diventare Botigalli un luogo di morte e fantasmi.
Vera Buck, con grande capacità narrativa, imbastisce una storia che gioca su diversi piani temporali e differenti narratori che raccontano in prima persona la loro storia. Alcuni capitoli sono affidati a Tilda ed Enzo, nel presente, mentre Franca rappresenta la memoria storica di quella lontana estate del 1982 dove tutto è cambiato.
La storia procede per gradi, alternandosi tra i protagonisti, mantenendo sempre attiva la curiosità del lettore che si interroga su diversi aspetti: cosa accadde nel passato, cosa c’è dietro i misteriosi accadimenti che avvolgono Tilda, ma non solo. A volte l’autrice inserisce dei capitoli volutamente ambigui, dove non è chiaro chi sia a raccontare e nemmeno quando. Sono parti che possono sembrare effetti scenici, utili a dare sensazione, ma in realtà offrono la punta di tensione del thriller in un libro che altrimenti resterebbe un mistery di denuncia sociale.
La scrittura della Buck è avvolgente, interessante, dinamica, ma manca la suspense che era invece ben presente nelle due opere precedenti. Qui ci sono segreti da svelare, situazioni da capire, un passato da portare alla luce, ma poco si sente il pericolo incombente e sempre più vicino. Tilda racconta la sua storia, Enzo fa la sua parte, Franca dà voce alla memoria, ma il tutto resta un resoconto, interessante, ma non da brividi.
Certo è che il solo argomento scelto dalla scrittrice merita la lettura del romanzo: scopriamo una terra che, in alcune zone come Botigalli, viveva gli anni ’80 come se si fosse ancora nel 1960. Un luogo dove le parole degli uomini erano leggi e l’unico potere decisionale delle donne era in cucina; dove non c’era lavoro e la povertà si mitigava con la prassi criminale dei rapimenti. Uomini e donne, a volte bambini che venivano presi, rinchiusi per settimane e mesi in grotte, buchi sottoterra, legati e al buio, finché finivano le trattative e il riscatto veniva pagato. Anni di omertà, dove alcuni rapitori salivano al rango di personalità eroiche e famose e dove, a volte, il rapito non tornava a casa e spariva nel buio della Barbagia.
Il titolo, “Buio“, è perfetto. Ci sono gli anni oscuri di un paese, il dolore che investiva i rapiti che subivano esperienze dalle quali non si riprendevano più, ci sono le violenze agite con l’indifferenza di chi può e quelle subite da chi è costretto a tacere per non avere ripercussioni peggiori. Ci sono le storie delle ragazze che si uniformano a un patriarcato che non ammette ribellioni e chi, indomita, si ribella e al posto dell’agognata luce e libertà, si infila in un buio ancora più fitto e soffocante.
“Buio” è una storia di vendetta, di una verità così desiderata da diventare ossessione, capace di far sanguinare ancora una ferita dopo decenni. I segreti prima o poi si svelano, i capitoli affidati a narratori senza nome trovano la loro precisa collocazione e la storia, in un crescendo narrativo, si svela in tutta la sua tristezza, nello mancanza di rispetto per la vita, le conseguenze e le volontà individuali.
Magari “Buio” non è un thriller nel senso stretto del termine, ma è così profondo, emotivamente impattante, da essere un romanzo perfetto, nel quale si entra con piena partecipazione.
Ispirato alla storia di Franca Viola, una ragazza siciliana e non sarda che ha toccato profondamente l’autrice, “Buio” esplora una forma di violenza e sottomissione che negli anni ’60 era radicata in Italia. Nel romanzo il tutto è stato rielaborato negli anni ’80, nell’industria dei rapimenti sardi. L’intento della Buck è parlare di una lotta contro i meccanismi criminali e omertosi che deve essere portata avanti sempre.
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