Robert Gold, dopo il successo di pubblico ottenuto con “I dodici segreti”, “Gli undici inganni” e “Dieci secondi”, ritorna in libreria con un nuovo romanzo della serie “Le indagini del giornalista d’inchiesta Ben Harper”: “Nove vite segrete”.
In quest’opera Ben e il suo capo decidono di approfittare del trentennale della morte della giornalista Alaka Jha, per provare a smuovere le acque, nella speranza che qualche testimone si faccia avanti. Alaka è morta, ma da allora il suo omicida è rimasto sconosciuto e impunito. La figlia Uma, cresciuta senza la madre, ha bisogno di risposte e quindi avalla l’idea di Ben e non solo, gli chiede aiuto nel tentativo di risolvere un caso freddo che ancora è capace di far male. Ben sa cosa significhi perdere una madre e voler portare a galla la verità; quindi, farà di tutto per aiutare Uma nella sua personale catarsi.
Avvincente da subito, il romanzo è diviso in tante parti quante sono le vite del titolo che man mano ricevono un breve capitolo a testa, dove raccontano un pezzetto. Tante sono le domande che si fa il lettore, come altrettante sono le volte in cui si è convinti di aver compreso la verità. I segreti sono diversi, da piccoli e innocenti a grandi e ingombranti e la vicenda è molto più sordida e complessa di quello che appare, portando a una lettura dinamica che cambia finale a seconda del punto di vista e delle evidenze maturate nel frattempo. Il thriller si fa così poliedrico, profondo, doloroso, ma sempre vivace e avvincente.
“Nove vite segrete” è il quarto capitolo di una serie, ma vive di vita propria. Certi personaggi ritornano e le loro interazioni private sono il filo che lega e porta avanti il collegamento dei libri, ma ogni caso è a sé stante, comprensibile da solo e non si fa alcuna fatica a comprendere i precedenti e i legami attuali dei protagonisti. Robert Gold sa come mettere a loro agio i lettori, avvincerli alla trama e così conquistarne di nuovi.
I personaggi sono ben costruiti, si lasciano scoprire e nella maggior parte dei casi sono figure che piacciono. Anche là dove magari nascerà un’antipatia o una diffidenza, non sarà difficile trovare la motivazione di questi sentimenti, perché l’intera storia è emozionale ed empatica.
Robert Gold parla di maltrattamenti sulle donne, sia psicologici che fisici, dagli esiti non sempre fatali, ma che lasciano comunque delle vite spezzate, non spese, sospese.
L’autore racconta di errori fatti per dolore e paura e altri per egocentrismo e voglia di esercitare il potere su tutto e tutti. In alcuni casi ci può essere perdono, in altri no, solo la giustizia può lenire, in parte, le ferite.
C’è molto su cui ragionare nell’opera, soprattutto a riguardo del ruolo della donna negli anni. Da come la massima aspirazione di essere mogli e madri si è evoluta con il lavoro, il desiderio di carriera e il naturale desiderio di eccellere ed essere riconosciute in quello che viene meglio. Ma contro questa legittimazione di indipendenza e capacità si legge di come si mettano di traverso educazione, retaggi culturali, o semplice cattiveria di chi vede le persone come oggetti da usare e poi buttare.
“Nove vite segrete” ricorda di come non si conoscono mai le persone fino in fondo, dei segreti che vivono anche in coloro che ci stanno più vicini.
Il tasso di tensione rimane sempre alto nei thriller di Gold. Non ci resta che attendere il prossimo con una domanda: a questo punto il titolo del quinto capitolo della serie, conterrà un otto?
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