“Il castigo è bianco. La vendetta è rossa. La mia era nera come la pece.”
Oggi al Thriller Cafè si parla di “Love, Mom”, un thriller psicologico pubblicato da Longanesi e scritto da Iliana Xander, una scrittrice avvolta nel mistero, visto che non si conoscono dettagli sul suo conto. Una delle prime cose di questo romanzo che colpisce il lettore è il modo in cui è strutturato. Si inizia con un prologo molto forte da cui si apprende subito della morte improvvisa di Elisabeth Casper, una famosissima autrice di thriller spietati che firma i suoi libri con un nome d’arte già di per sé molto curioso: E.V. Renge. La particolarità sta nel fatto che il suo anagramma è la parola revenge, ossia vendetta. Ma ciò che rende il prologo così tosto è il tono di chi legge la prima pagina del quotidiano da cui apprende della morte della scrittrice: è perfido, cattivo e rancoroso.
“Se l’è cercata. Meritava di morire. Avrei solo voluto che succedesse prima.”
L’attenzione poi si rivolge alla protagonista del libro, Mackenzie Casper, la figlia della defunta scrittrice che, al funerale della madre, è tutto fuorché triste. Il motivo è che il rapporto tra loro è sempre stato freddo e distante, spesso conflittuale ed è per questo che la ragazza tenta in tutti i modi di defilarsi dalla funzione nel più breve tempo possibile, anche per sfuggire da persone che non ha la benché minima intenzione di incrociare.
“Aspetto che il lutto si abbatta improvvisamente su di me, che mi sorprenda alle spalle, qui, in questo luogo tutto suo, ma non succede nulla. Neanche una lacrima. Neanche un barlume di tristezza, solo amarezza.”
Il romanzo inizia la sua svolta già dopo poche pagine, proprio nel momento in cui Mackenzie trova sul sedile della sua auto una busta con scritto “Dalla tua fan numero 1. Baci”. All’interno c’è una lettera composta da tre fogli, il primo presenta solo poche parole che lasciano però la ragazza senza fiato: “Vuoi sapere un segreto? Con amore, Mamma”. Si tratta del racconto di una storia privata, intima, sul passato dei suoi genitori. Da quell’avvenimento la testa di Mackenzie inizia a riempirsi di domande. Perché il passato salta fuori proprio ora che sua madre è morta? Perché non gliene ha mai parlato quando da piccola le faceva certe domande? E soprattutto, chi ha lasciato quella lettera sul sedile della sua auto? La voglia di lasciar perdere quei fogli è molta, ma la curiosità di conoscere una storia che sua madre le ha sempre taciuto è molto più forte. Il fatto che poi si susseguano altri messaggi di quel tipo portano Mackenzie, col supporto emotivo e pratico dell’amico EJ, ad iniziare la sua indagine personale, percorrendo gli avvenimenti passati descritti nei vari messaggi, andandone a scovare anche i protagonisti, scoprendo poco a poco delle torbide verità e un susseguirsi di segreti e rivelazioni che porteranno ad un epilogo particolare.
Il rapporto madre-figlia e i legami familiari sono di fatto il tema centrale del romanzo. I rapporti che vengono qui descritti sono l’opposto degli schemi tradizionali, ci dimostrano l’incomunicabilità tra i personaggi, la freddezza dei rapporti, i muri che rimangono alzati per tutta una vita portando tutte le difficoltà relazionali che conseguono. Iliana Xander, con una prosa asciutta ed essenziale e attraverso dialoghi incisivi, riesce a farci immergere nelle sensazioni di disagio che affiorano lungo tutto il racconto e porta inevitabilmente a riflettere sulle dinamiche più inquietanti e sugli aspetti nascosti dei rapporti familiari. La tecnica di svelare con gradualità i dettagli della storia è una modalità di narrazione piuttosto efficace ai fini della scorrevolezza e della godibilità della storia, nonostante la presenza di alcuni colpi di scena non proprio scioccanti. L’autrice preferisce dare ampio spazio allo sviluppo della trama, che in alcuni punti pare un po’ ingarbugliarsi, e, puntando l’attenzione molto più su Mackenzie ed Elisabeth, sacrifica un po’ la profondità psicologica di alcuni personaggi.
In ogni caso, “Love, Mom” rimane un romanzo che riesce a lasciare una traccia più per il suo significato emotivo, perché l’autrice non ci offre una storiella rose e fiori, ma uno spaccato di realtà in cui non vuole idealizzare la famiglia in senso stretto, ma mostrare quanto possa essere difficile portare il peso di rapporti affettivi in ambito familiare.
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