Nemesi – Wilbur Smith

Nemesi – Wilbur Smith

Editore: HarperCollins
Redazione
Protocollato il 11 Novembre 2025 da Redazione con
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Il riassunto del Barman

Se vi piace fare un salto nel tempo e andare di un sol balzo indietro di due secoli e mezzo, per trovarvi di colpo catapultati nel 700, dovete soltanto restare lì dove siete, sprofondati sul divano e aprire non solo la copertina ma anche la mente per entrare di soppiatto invisibili e indisturbati alla stregua di lettori navigati in Nemesiil libro di Wilbur Smith scritto con Tom Harper e uscito proprio in questo mese di ottobre 2025 edito da HarperCollins.

A proposito non a caso ho detto lettori ‘navigati’ perché per seguire la rotta in questa avventura romanzata o siete vecchi lupi di mare o procuratevi subito un manualetto di introduzione ai termini marinareschi che vi spiegheranno cosa sono la prua, la poppa, l’albero, o le manovre che chi è così fortunato da andare in barca a vela conosce bene, virare, strambare, cazzare le vele e solo così possiamo adeguatamente seguire le direzioni a dritta e a manca, sottovento e sopravento dove ci porterà agevolmente come sempre Wilbur Smith padrone indiscusso delle coste africane dove è nato nel 1933 e che purtroppo ci ha lasciato a Città del Capo il 13 novembre 2021 all’età di 88 anni dopo aver scritto più di trentasei romanzi e alcune opere inedite che usciranno postume.   

Nemesi” è senza dubbio il sequel di un altro romanzo di Wilbur Smith che ho avuto la fortuna di leggere, “Monsone” (Monsoon), Longanesi, 1999 e Tea, 2001, nel quale si narra la vicenda della famiglia Courtney. Questa famiglia è il soggetto dei romanzi di Smith nell’arco storico che va dalla seconda parte del 1600 fino all’età contemporanea, ai nostri anni ’80 del secolo scorso, ma l’ambientazione dei romanzi ed è questo anche il caso di “Nemesi” è sempre l’Africa, sullo sfondo di guerre navali su vascelli presi di mira dai pirati per impadronirsi delle preziose merci della Compagnia delle Indie Orientali.

L’Africa del nostro autore adombra quasi il mal d’Africa di Hemingway e una nostalgia paragonabile soltanto a quella respirata e descritta ne “La mia Africa” della scrittrice danese Karen Blixen, con i bellissimi ma crudeli paesaggi, l’impossibilità climatica della terra africana con i suoi deserti e una condizione di vita inospitale per noi europei sempre animati dalla leggendaria caccia grossa e dall’incontro con gli animali selvaggi, il leone della savana, il leopardo delle foreste, affascinati a volte ma spesso predatori come nel caso delle zanne d’avorio degli elefanti. Le difficoltà che si vivono in Africa svaniscono di fronte alla cupidigia e alla sete commerciale di nuove terre presente nel colonialismo britannico e francese dedito alla ricerca del metallo giallo, l’oro, delle pelli degli animali selvatici, dell’avorio degli elefanti, dei legni pregiati, delle pietre preziose e della nuova sostanza, il caffè, destinati all’esportazione verso l’Europa. L’Africa diventa il punto nodale per il commercio con l’India dove contano non più le lotti tra le nazioni europee per impossessarsi delle terre africane ma le associazioni commerciali come la Compagnia delle Indie Orientali inglese creata proprio tra il ‘600 e il ‘700 in funzione del commercio con l’Asia, con il monopolio del commercio in Oriente, una società privata che diventa grazie al commercio una grande potenza coloniale. 

Nemesi” è il diario di bordo di due storie parallele, di due membri della famiglia Courtney, Paul e Adam, che attraversano periodi eroici e travagliati della storia europea dalla Rivoluzione francese alle campagne napoleoniche alla nascita delle colonie africane con l’unico scopo di vendicare i torti subiti e gli efferati omicidi delle loro famiglie. Senza l’intenzione di scomodare l’inventore del romanzo storico Walter Scott con il famoso ciclo di Ivanhoe o il nostro più grande romanziere dell’800 e del romanticismo italiano Alessandro Manzoni e i famosissimi Promessi Sposi possiamo dire che Wilbur Smith è un autore sui generis del romanzo storico da tutti riconosciuto come il maestro del romanzo d’avventura e in questo non ha rivali.

Con “Nemesi” ci sembra quasi di leggere un romanzo  di Emilio Salgari senza dubbio l’inventore del romanzo d’avventura, ma questo racconto si muove ad un livello più umano e a volte rude e sensuale rispetto alle tematiche salgariane. Con Wilbur Smith la guerra è guerra, le battaglie sono realisticamente ancora quasi medievali, sono dure lotte di corpo a corpo, le armi da fuoco moderne sono ancora primordiali, i fucili sparano ma le polveri si bagnano e le ricariche sono lente per cui si torna sempre alle armi bianche e al sangue vivo e rosso, gli eserciti sono formati ancora da uomini schiavizzati o prezzolati, le palle dei cannoni infuocati sono di pietra e fanno male.  Anche se all’inizio della carriera questo autore, come succede spesso ai grandi artisti, ai famosi pittori e anche a grandi scrittori, non fu capito e nessuno voleva pubblicare le sue opere ha avuto sicuramente molto più successo e fortuna di Emilio Salgari morto suicida vent’anni prima della nascita di Wilbur Smith.  

L’esordio e l’incipit di Nemesi è nella ville lumiere, a Parigi nel 1794 in piena epoca del Regime del Terrore, quello per intenderci di Danton, Marat e Robespierre quando dopo gli aneliti di libertà rivoluzionari culminati nella presa della Bastiglia si infrangono, come tutte le rivoluzioni, nelle atrocità che gli sconvolgimenti delle clasi sociali comportano. Siamo in piazza e il boia prepara l’atroce macchina del supplizio per i condannati a morte, la ghigliottina, la feroce invenzione della rivoluzione, che decapiterà tante teste famose e illustri. Paul Courtney è lì in piazza e assiste di nascosto alla decapitazione della madre Constance in una scena così toccante e tragica da farci vivere in prima persona il dramma, noi siamo con lui sospesi in attesa di quella scure diabolica e meccanica che poi inesorabilmente cadrà con un rumore tremendo e secco sulla testa della madre. Per tutto il romanzo Paul cercherà di sopravvivere al destino avverso e finirà per unirsi all’esercito di Napoleone che si appresta a compiere le famose campagne d’Egitto. Seguendo questo personaggio riusciamo a capire come mentre c’è la rivoluzione francese in Europa Wilbur Smith ci racconta cosa succede nel resto del mondo e in Africa con una magistrale introduzione ante litteram alla prospettiva della globalizzazione.  

Adam, l’altro personaggio principale della famiglia Courtney, figlio dell’ammiraglio Robert Courtney ci porta invece a Città del Capo all’inizio dell’800, segue le orme paterne  e dedica tutta la sua vita alla Marina britannica, ma anche il suo ritorno a casa a Nativity Bay è segnato da un atroce destino, tutta la sua famiglia è stata assassinata e trucidata, solo il padre il vecchio ammiraglio si è salvato e nell’affidargli la spada di Nettuno gli strappa la promessa che con quella spada dovrà vendicare il proprio onore e l’onore della casata. Adam si imbarca dopo varie peripezie sotto mentite spoglie per Calcutta alla ricerca dell’autore della strage con questo unico scopo: la vendetta. 

I due personaggi della pluripremiata saga dei Courtney nel romanzo non si incontrano mai ma alla fine nella storia si incontrano i loro destini. Seguiamo le loro vicende indipendenti a tal punto che ci sembra quasi di leggere due romanzi diversi e in effetti Paul e Adam non sono a conoscenza dell’esistenza l’uno dell’altro fino a quando il deus ex machina della storia il traditore Hugo Courtney entrerà a pieno titolo nelle loro storie e diventerà inconsapevolmente il trait-d’union delle loro vite e dei loro scopi perché è anche lui un membro della famiglia Courtney.

Adesso se avete ancora voglia di continuare a leggere come quando eravate ragazzi un libro di avventura potete addentrarvi nelle pagine così magistralmente scritte da Wilbur Smith e vi troverete il mare infinito e le battaglie navali, il deserto rovente e le carovane assetate di beduini e di berberi, le oasi sognate e immaginate nei miraggi come amori nati in condizioni estreme e spesso proprio per questo enfatizzati, ma attenzione questo non è un semplice romanzo di cappa e spada e non narra l’amore di Sandokan per la Perla di Labuan, la sua lettura richiede una certa propensione per alcuni riti di iniziazione all’altro aspetto della vita sentimentale più rude e brutale ma sempre e soltanto facente parte dell’essere umano.

Recensione di Michele Mennuni.

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