L’ultimo colpo – Don Winslow

Editore: HarperCollins
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Il riassunto
L’ultimo colpo – Don Winslow

Se qualcuno pensava di non poter più sfogliare avidamente le pagine di un libro di Don Winslow può stare tranquillo perché oggi sul bancone di Thriller Cafè a sorpresa troviamo L’ultimo colpo nella traduzione di Alfredo Colitto e pubblicato da HarperCollins lo scorso 27 gennaio di quest’anno.

Il libro per come è strutturato in 6 racconti brevi ci riporta piacevolmente alle prime letture adolescenziali del maestro del racconto breve, Guy de Maupassant (1850-1893) che nelle sue stupende novelle ha ritratto così mirabilmente la società francese della Belle Époque che di lì a poco si sarebbe consegnata agli orrori della prima guerra mondiale. Con l’aria e i venti che tirano speriamo che “L’ultimo colpo” non sia il presagio di una nuova guerra alle porte perché sarebbe l’ultima per l’umanità. Ma tranquilli il maestro del crimine ex investigatore privato, consulente giuridico ed esperto di antiterrorismo,  uomo di mille mestieri, regista, attore e guida nei safari, autore di 26 bestseller, vincitore di numerosi premi con romanzi come Le belve che nel 2012 è diventato un film Savages di Oliver Stone, mentre Crime 101, ora in proiezione al cinema con protagonista Chris Hemsworth, è tratto dal suo omonimo racconto, adesso torna a sorprenderci dopo aver comunicato il suo ritiro dal mestiere di scrittore per lottare contro il male prefigurato in tutti i suoi romanzi ed ora personificato dal nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Don Winslow ruba la scena a tutti gli altri, scala tutte le classifiche e “L’ultimo colpo” diventa il libro più letto degli ultimi tempi, il successo raggiunto nei romanzi di circa 1000 pagine adesso lo ripete in poche essenziali pagine e nella forma del ‘romanzo breve’. In una società che si basa sulla velocità della comunicazione di massa come ha dimostrato egregiamente nel 1964 Apocalittici e integrati di Umberto Eco, a dieci anni dalla sua scomparsa, nel rispetto della sua volontà oggi possiamo dire che il mito del villaggio globale di McLuhan che aveva parlato di omologazione culturale viene sfatato proprio dal fenomeno della diffusione del libro di Don Winslow. La diffusione dell’industria culturale e dei suoi mezzi dal cinema alla televisione e al libro veicola apparentemente la moda del consumismo, ma se questi mezzi trasmettono ad un pubblico più vasto i valori fondamentali per l’uomo allora anche questo libro diventa un mezzo di evoluzione dell’umanità. Il pubblico forse sta premiando questo libro perché è in attesa della sua riduzione cinematografica almeno nel racconto finale Collisione destinato a diventare un film di successo con Jake Gyllenhaal. Ha suscitato senza dubbio scalpore l’uscita di questo libro quando di recente l’autore aveva annunciato di abbandonare il mestiere di scrittore per abbracciare quello di attivista politico ma come per i criminali incalliti c’è sempre un ultimo colpo all’orizzonte il vecchio lupo di New York non ha perso il pelo e neanche il vizio innato di scrivere perché fa parte del suo DNA e perché lo fa così bene anche in quest’ultima opera e non si smentisce mai.

La sua scrittura è immediata e ritrae quasi cinematograficamente il mondo della mala americana, con il suo slang e i suoi tratti distintivi. John Highland ha scelto di fare il criminale, il rapinatore e pensa di uscire di scena da vincente con un ultimo colpo impossibile al casinò dove i narcos riciclano il denaro sporco, se riuscirà entrerà nella leggenda altrimenti finirà i suoi giorni in carcere.

La lista della domenica è veramente un colpo di genio, Nick per arrotondare e recuperare i soldi per pagarsi gli studi consegna alcolici illegalmente ma è convinto di essere indispensabile per la sua comunità e per quelle persone alle quali porta i liquori.

La storia vera del terzo racconto sono i discorsi bislacchi e coloriti di due delinquenti in una tipica tavola calda come ce ne sono tante in America

Anche un onesto poliziotto a causa delle malefatte di un cugino in attesa di giudizio si trova a un bivio, deve scegliere se agevolargli la vita in carcere nell’ala nord o abbandonarlo al suo destino, in gioco c’è la sua moralità e il suo senso della giustizia.

Il detective Boone Daniels ha il difficile compito con i suoi uomini tutti surfisti incalliti di sorvegliare durante la pausa pranzo una star del cinema perseguitata da uno stalker che la vuole uccidere.

In Collisione, l’ultimo racconto e forse quello più bello, Brad McAlister ha raggiunto tutto quello che un uomo può desiderare, è un uomo di successo, ha soldi, una bella macchina, una moglie graziosa e un figlio ma per un maledetto errore all’improvviso perde tutto, diventa un assassino suo malgrado e finisce in carcere. Come riuscirà a venirne fuori?

Don Winslow è sicuramente un degno rappresentante dell’hard boiled alla Chandler. I suoi racconti sono l’emblema del genere poliziesco che rappresenta realisticamente il crimine, la violenza e il sesso, tanto per farsi un’idea leggere Don Winslow è come assistere ad una cruenta scena di Pulp Fiction il film di Quentin Tarantino del 1994 che meglio rappresenta l’hard boiled quando non sfocia nel tragico e nell’underground pop dell’orrore come in Kill Bill.

Analizza il confine tra il bene e il male. Le persone più insospettabili, quelle per bene, messe con le spalle al muro o in seguito ad un errore che si rivela fatale diventano delinquenti. Il crimine spesso nasce e affiora da una scelta dettata dalla necessità o da un errore fatale che sconvolge la vita delle persone ancora di più se segnate da un passato o un’infanzia difficile. Ogni racconto ci tiene col fiato sospeso ma ci porta anche a riflettere sulla moralità, la famiglia, gli sbagli che ci cambiano la vita. Scopriamo così che uno scrittore di crime e di noir può anche essere un sociologo, uno studioso della società e del potere che la anima e di come questo potere non bilanciato può portare alla violenza o alla sua emulazione. Per questo Don Winslow tratteggia queste persone che all’improvviso diventano per varie vicende criminali in un’America oscura, guarda caso come sta diventando con Trump presidente, ma c’è solo una descrizione, non un giudizio, il tutto condito da una buona dose di autoironia e di humour nel dispiegarsi del destino che inesorabile arriva a presentare il conto. Così distinguere il bene dal male è impossibile perché c’è comunque una zona neutra che attraversa le persone e da questa zona neutra all’improvviso si può debordare nel male tra i cattivi o restare speranzosi nel bene fino alla prossima occasione che la vita ci presenta. Quante volte bloccati nel traffico dopo ore di attesa abbiamo pensato di gridare uscire dall’auto e farla finita, quante volte in fila a pagare le bollette abbiamo pensato o immaginato che la persona davanti a noi possa cadere per farci posto, quante volte abbiamo guardato gli altri in faccia, negli occhi per vedere se potevano essere nostri potenziali nemici? Qualche giorno fa ho visto un film
che mi ha stupito, un thriller fantascientifico nel quale Vincent, il protagonista, suscita violenza incontrollabile attraverso l’incrocio di sguardi “Vincent deve morire” (Vincent doit mourir), uscito nel 2023. Vincent ogni volta che incrocia lo sguardo di un’altra persona, questa viene colpita da un impulso omicida feroce e tenta di ucciderlo. L’aggressività sociale, l’ansia post-pandemica e la paura dell’altro, temi amplificati molto sentiti nella società attuale dopo il Covid. Don Winslow ci porta a quel tipo di tensione ci fa assaporare terribilmente le sensazioni di chi casualmente in un momento di rabbia scatenato da qualcosa può fare una strage. Il problema è capire come si diventa assassini. L’inventore della criminologia, lo scienziato italiano Cesare Lombroso, alla fine dell’800 individuava nei tratti somatici e nell’ereditarietà la propensione alla violenza, il male è determinato dalla biologia e dalla genetica. E proprio Oliver Stone nel film del 1994 Natural born killers (Assassinii nati) sembra confermare tale tesi che Don Winslow capovolge quando individua la propensione al male nella società e nella sua disfunzione. Come spesso accade nelle spiegazioni complesse la verità è in medias res, sta nel centro. Ha ragione Lombroso che passa una vita al numero 18 di via Po a Torino a classificare crani, cervelli, distanze tra gli organi per spiegare come mai una persona è portato a delinquere o è nel vero Don Winslow che con questo libro dimostra come alla fine sono i fattori sociali e le condizioni esterne a fare di una persona un delinquente e un assassino? Rispetto alle scoperte primordiali dell’800 oggi la neuro-criminologia con l’ausilio degli strumenti e delle nuove tecnologie digitali e informatiche ha fatto passi da gigante e lo studio del cervello diventa fondamentale per spiegare i comportamenti antisociali che ci circondano

Forse possiamo arrivare a predire con l’incrocio dei dati genetici, biologici e sociali se un individuo è propenso al crimine e alla violenza e quindi possiamo prevenire il male curandolo? I geni e i cromosomi da una parte e dall’altra il contesto sociale. Ma esiste davvero una predisposizione neurobiologica alla violenza? Il delitto non è più nei tratti somatici ma nel DNA?

Mi ha sempre affascinato Cesare Lombroso e ancora mi appassiona anche se le sue teorie non hanno più alcun fondamento scientifico e non lo hanno mai avuto ma io lo immagino in via Po a Torino mentre misura i crani dei delinquenti, la distanza tra gli occhi, la lunghezza del naso, l’ampiezza della fronte. Lombroso è il primo studioso ad occuparsi dei criminali e del crimine, in un certo senso è lui che ha inventato l’antropologia criminale. Siamo nell’Ottocento e il crimine balza agli onori della cronaca con l’avvento del capitalismo perché è il rovescio della medaglia della legalità, ci sono i cittadini onesti e dall’altro lato di una linea invisibile i ladri, gli assassini, le prostitute, e gli sfruttatori di ogni genere, ma chi è che tira le fila di questa linea immaginaria, quanto ci vuole per passare all’improvviso dall’altra parte della barricata?  Qual è la differenza tra noi e gli assassini, tra noi uomini per bene e i delinquenti? Lombroso la individuava nell’aspetto esteriore con la teoria dell’atavismo, nella fossetta occipitale mediana, è qui che si trova fisiologicamente la propensione al male. La devianza è un fatto naturale e solo con l’educazione possiamo porre rimedio. Lombroso non c’è più ma ha lasciato una traccia indelebile nello studio del crimine che oggi ci tocca da vicino quando aspettiamo nella realtà o nella finzione gli esiti dell’anatomopatologo, solo il suo responso porta l’investigatore alla risoluzione del caso. Siamo attratti dal male dal proibito e viviamo in bilico sul grande paradosso di una società evoluta in cerca di leggi che ci facciano sentire al sicuro ma siamo affascinati dalla devianza, per questo ci piace il noir, il giallo, il delitto.

Sherlock Holmes nasce quando Lombroso è agli apici della carriera, ma Holmes vuole capire il delitto con il ragionamento, la deduzione, osservando i dettagli del crimine mentre Lombroso individua il male studiando la fisiologia dei delinquenti che è atavica ereditaria ha certi particolari tratti somatici. Sono tutti e due dei grandi illusi e Don Winslow con il suo ultimo libro lo dimostra: non c’è per forza una ragione in grado di spiegare come si produce il crimine perché i casi della vita possono all’improvviso farci diventare assassini freddi e spietati quando siamo messi con le spalle al muro e non abbiamo via d’uscita. Allora questo male è dentro di noi custodito in un ambito recondito e salvaguardato dall’educazione, dal vivere in società, dalla famiglia, dal lavoro, da tante cose, ma quando il caso ci pone di fronte ad una perdita o alla parvenza che possiamo perdere tutto quello che abbiamo allora questo involucro dove il male si annida si squarcia e viene a galla come un veleno e ci porta ad attaccare e a fare il possibile per riavere quello al quale non possiamo rinunciare.

A un secolo di distanza da Lombroso Don Winslow non cerca più le cause del crimine nel corpo e nella mente del criminale ma nel caso e al difuori dell’individuo, non siamo destinati ad essere criminali per il nostro aspetto o perché abbiamo ereditato il male ma diventiamo criminali in un certo tipo di società quale quella odierna dedita alla guerra e dominata dalla corruzione. E un residuo lombrosiano resta paradossalmente anche in Don Winslow perché i suoi personaggi è vero che sono portati a commettere un delitto in un certo contesto sociale ma nel momento in cui lo commettono operano comunque una scelta che non verrà dall’aspetto esteriore ma comunque sarà generata anche se sotto costrizione dal loro cervello. Il male in fin dei conti non è il nostro destino biologico ma in qualsiasi momento possiamo diventare criminali casualmente spinti dall’ambiente nel quale viviamo e in un certo contesto storico-sociale.

Recensione di Michele Mennuni.

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