Giorgio Furia e il mare in vacanza – Roberto Gagnor

Editore: HarperCollins
Elisa Contessotto
Protocollato il 7 Agosto 2026 da Elisa Contessotto con
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Il riassunto
Giorgio Furia e il mare in vacanza – Roberto Gagnor

Sappiamo tutti benissimo che il mondo straborda di stronzi.

Ecco. Ora che Giorgio Furia ha rotto il ghiaccio al posto mio, posso dirvelo: è da questa constatazione, scientificamente inoppugnabile, che parte uno dei romanzi più divertenti che ho letto quest’anno: Giorgio Furia e il mare in vacanza. Perché Giorgio Furia, protagonista dell’esordio narrativo di Roberto Gagnor (HarperCollins), su quegli stronzi ha costruito una carriera. Anzi due.

Di giorno è uno scrittore che nessuno legge. Uno di quelli condannati al circuito delle presentazioni di provincia, borsone pieno di copie invendute, sedie vuote, il libraio che guarda l’orologio. Chi bazzica il mondo editoriale sa che questa figura esiste davvero, che comprende la maggior parte delle scrittrici e degli scrittori italiani, anche tra quelli che sono pubblicati da editori famosi a livello nazionale. Alcuni di loro potrebbero anche fantasticare sull’uso della violenza per compensare la frustrazione… Solo che Giorgio Furia, il killer lo fa per davvero, ed è la sua seconda vita: sicario glaciale, infallibile, pagato molto meglio per uccidere che per i suoi diritti d’autore. Con una clausola contrattuale non negoziabile, però. Accetta esclusivamente omicidi “eticamente qualificati”. Niente vittime a caso, niente innocenti: solo gente orribile, certificata come tale. Il mondo straborda di stronzi, appunto, ma Furia lavora su una nicchia premium.

La storia lo riporta a Sirisottola, borgo ligure della sua giovinezza, di quelli con i carruggi, i pettegolezzi e un’umanità pittoresca che Gagnor si diverte a passare in rassegna. C’è Giulia, vecchia fiamma mai spenta, sposata con Sandor, violinista di una insopportabilità quasi ammirevole. C’è Mauro Potente, collega bestseller da milioni di copie, che al povero Furia fa l’effetto che potete immaginare. E c’è un problema grosso: stavolta l’Editore, il misterioso committente che di solito fornisce ai suoi “Autori” ogni dettaglio della missione, tace. Furia si ritrova in paese senza sapere chi deve uccidere né perché, mentre i cadaveri intorno a lui cominciano ad aumentare a un ritmo poco compatibile con la villeggiatura.

Il risultato è un cozy crime che di cozy ha l’ambientazione e poco altro, perché dentro ci trovate violenza, sesso e un linguaggio decisamente adulto. Soprattutto ci trovate una satira affilatissima del mondo editoriale, scritta da uno che quel mondo lo conosce dall’interno. Chiunque abbia mai assistito a una presentazione letteraria con tre persone in sala, di cui una era la madre dell’autore, capisce che in mezzo a tanta fantasia c’è anche tanta realtà.

Sotto la comicità, che funziona e va giù come un buon Prosecco appena stappato (siamo pur sempre al bancone del Thriller Café), c’è una malinconia vera. Furia è un fallito che ha trovato il successo nel posto sbagliato, un uomo che sa fare benissimo la cosa che non può raccontare a nessuno e malissimo quella che racconta a tutti. Il ritorno a Sirisottola lo costringe a fare i conti con quello che ha lasciato dietro di sé, Giulia compresa. Al lettore restano soprattutto emozioni: una risata, un po’ di commozione, e magari un po’ di indulgenza verso le proprie debolezze. In fondo siamo tutti un po’ come Giorgio Furia. Sperando di avere solo romanzi, nel nostro cassetto. Niente revolver.

Due parole sullo stile di scrittura. Gagnor sceglie un narratore onnisciente d’altri tempi, di quelli che sanno tutto di tutti e non si fanno scrupolo di dirlo, e lo usa come un complice. La voce che racconta commenta, anticipa, si rivolge al lettore quasi fosse seduto lì accanto, in una specie di quarta parete che non viene mai davvero abbattuta, ma continua a scricchiolare, e ogni scricchiolio è accompagnato da una risata. È un gioco che al cinema e nel fumetto si fa da sempre, e infatti si sente la mano di chi viene da lì: il ritmo delle battute è quello delle sceneggiature, con i tempi comici misurati alla virgola. Gagnor lo tiene in equilibrio per tutto il romanzo e quando la storia rallenta per farsi malinconica, la voce rallenta con lei, senza perdere il filo.

Buona notizia per chi si affeziona in fretta: questo è solo il primo episodio. La serie è già progettata con una struttura alla 007, avventure autonome legate da una trama orizzontale. Il che significa che Furia tornerà, con la sua testa calva piena di graffi, i suoi occhi da tigre siberiana spelacchiata e la sua etica professionale di ferro.
Nel frattempo, leggetelo. Se dopo l’ultima pagina vi capita di guardare qualche conoscente pensando “tu saresti un bersaglio eticamente qualificato”, non preoccupatevi. È il Giorgio Furia che è in voi.